Beko Serie A, le pagelle della decima giornata

È tempo di Natale anche nella nostra Serie A, dove il clima freddo fuori dai campi non ha impedito di regalare invece più di una partita molto combattuta ed emozionante, quasi sempre ad alto punteggio. Andiamo allora a scoprire chi si è comportato bene e chi si è comportato male in questo decimo turno con i consueti voti dall’8 al 4.

CANTU 8

La squadra di coach Sacripanti disputava il match più atteso all’interno di questa giornata: il sempre sentito derby con Varese, e la prova si presentava quanto mai difficile alla vigilia nonostante una Cimberio in grande difficoltà. Vincere a Masnago infatti non è mai facile, e si sa che i derby fanno sempre storia a parte, dunque nulla era già scritto e la vittoria andata sudata. Ecco, probabilmente la fatica e il sudore di una squadra operaia hanno portato Cantù così in alto in questa prima parte di stagione: Aradori e Cusin stanno giocando a livelli altissimi, così come Ragland, è vero, ma nella compagine brianzola non c’è un vero e proprio leader riconosciuto; tutti a turno possono “improvvisarsi” go to guys e condurre la squadra nel momento del bisogno. Ed effettivamente il dato che porta quattro giocatori in doppia cifra e altri due a toccare quota 8 punti conferma proprio questo concetto: Cantù è cambiata molto rispetto all’anno scorso, e lo si nota per prima cosa dall’atteggiamento, meno arrendevole di quello visto nell’ultima parabola trincheriana e sicuramente più propositivo: un atteggiamento che in questo momento fa sognare i tifosi canturini, testimoni di un’altra bella sorpresa da parte della loro squadra.

CASERTA 7

Battere la Virtus di quest’anno non è impresa da poco, in particolare per la Pasta Reggia, che stava pian piano rimanendo invischiata nella lotta per non retrocedere e che invece con questa vittoria può tirare un po’ il fiato. Ottima la prova di Cameron Moore, autore di 20 punti e 8 rimbalzi e finalmente coinvolto appieno nei meccanismi di questa squadra, che per vincere questo tipo di partite ha bisogno che tutti i propri giocatori siano sempre al cento per cento. Come si capisce però non è facile che tutto ciò accada sempre, e così durante l’arco di queste dieci giornate Caserta ha faticato molto a trovare la giusta quadratura, che invece proprio in una delle prove più difficili è emersa. I campani sono riusciti a giocare al proprio ritmo e a tenere basso il punteggio, difendendo bene soprattutto sul tiro da 3 (concesso solo un misero 6/27), mostrando quella tenacia tipica delle squadre che vogliono ardentemente mantenere la categoria.

BRINDISI 6

I pugliesi colgono un successo nel quale si salva più il risultato che la prestazione. Tra le mura amiche infatti battono Pistoia di 8 punti, ma senza mostrare il gioco spumeggiante esibito durante le primissime giornate e che avevano proiettato l’Enel al primo posto in classifica. Male soprattutto le percentuali di tiro (6/30 dalla lunga distanza) e le diciassette palle perse, sintomo di una squadra che ha cercato di velocizzare il ritmo, ma che non è riuscita ad essere efficace come suo solito. Pistoia però non si batte certamente da sola, e allora scavando nei meandri di questa partita sono da salvare sicuramente i 18 punti di Ron Lewis (senza di lui la squadra sarebbe riuscita a segnare solo 50 punti) e i 9 in 14 minuti del sempreverde Bulleri, ormai decano del nostro campionato e che uscendo dalla panchina sta regalando molte soddisfazioni allo staff tecnico capeggiato da coach Bucchi, il quale però deve riflettere su un leggero calo da parte della propria squadra, che fino a questo momento ha spinto al massimo sull’acceleratore, ma che fisiologicamente ha bisogno di riprendere fiato. “In medio stat virtus”, la virtù sta nel mezzo, come dicevano i latini: quando Brindisi imparerà a decelerare a piacimento riuscirà a proporsi come reale “contender” per questo campionato.

ROMA 5

Il remake della finale dello scorso anno si conclude esattamente come pochi mesi fa: con Siena che fa festa e Roma che si guarda allo specchio e si vede a tratti molto bella, ma ancora incompleta per il grande palcoscenico. Luca Dalmonte sta facendo un ottimo lavoro nel mettere insieme una squadra diversa rispetto a quella che ha raggiunto l’ultimo atto del campionato la stagione passata, e in questo è normale che possa trovare dei problemi. Alla fine l’unica certezza si chiama Phil Goss (22 punti in 30 minuti), ma non si può accettare che quello che dovrebbe essere il secondo violino, Jordan Taylor, resti a secco prendendosi un solo tiro in 20 minuti. Probabilmente ci sono dei problemi fisici alla base della pessima prestazione dell’americano, ma le voci di mercato che lo hanno avvicinato a Milano non lo fanno scendere in campo sereno, e domenica ne ha risentito l’intera squadra, schiacciata a rimbalzo (37-17) e travolta da una Siena che in casa mostra un entusiasmo straripante: troppo per un Roma evidentemente con le pile scariche.

AVELLINO 4

Seconda giornata di fila tra i cattivi per Avellino, che anche a Venezia si mostra nella sua faccia peggiore, rimediando una sonora sconfitta contro una squadra per la verità non di molto superiore ai bianco verdi. Gli uomini di Frank Vitucci scendono in campo senz’anima, in un Taliercio pronto peraltro ad accoglierli nel migliore dei modi in virtù di un gemellaggio storico tra le due tifoserie (che comprenderebbe anche Vigevano), eppure quella che sulla carta doveva essere una delle partite più spettacolari e combattute di questo turno si è rivelato un cappotto di discrete dimensioni. Avellino non raggiunge quota 70 (seppur di un solo punto), e difensivamente è ancora da registrare, visto che subisce 89 punti con 9 triple e concedendo il 60 percento nei tiri all’interno dell’area. Non sono numeri concedibili da una squadra che vuole puntare a centrare brillantemente i playoff, anche se il potenziale per i campani è lì da vedere: la strada è ancora lunga, e il lavoro principale è da effettuarsi sull’amalgama di un gruppo che troppo spesso ultimamente è sembrato slegato e poco unito.