Cimberio Varese, programmazione e scommesse vincenti alla base dei successi

“Nel basket ero orfano, da stasera tifo ‪@PallVarese”, questo il “tweet” del giornalista Giuseppe Cruciani dal parterre di Masnago domenica sera: è la dimostrazione che la Cimberio di quest’anno non può che farsi amare e fare innamorare della pallacanestro, nonché far rinascere nella stessa Varese quell’entusiasmo che da tanto mancava. E’ una Varese stellare (e, se uso questo aggettivo, di colpo quel “da tanto” della fase precedente diventa incredibilmente preciso a livello temporale per chi conosce qualcosa della storia della squadra) quella vista nel derby, partita assolutamente emblematica, che, quasi con una semplificazione al limite del manicheo, ha messo a confronto due opposti: la corazzata arenata e la scommessa che pare sempre più vinta.

Così nasce il progetto varesino, come una scommessa, sotto tutti i punti di vista. E’ primariamente una scommessa societaria, rappresentata dal “consorzio”, che tre anni fa era un oggetto misterioso inspiegabile nel contesto della Serie A e che ora è addirittura un modello invidiato, cresciuto senza sprechi, senza clamore, grazie anche al “lavoro sporco” compiuto, in termini di gioco, da coach Recalcati, uno dei primi a mettere la faccia per questa realtà. E’ una scommessa manageriale e di mercato, di cui il duo Vescovi-Vitucci è stato protagonista nel definire la formazione talentuosa ed equilibrata di quest’anno, complice una maggior sicurezza societaria. E’ una scommessa, infine, la squadra stessa, in tutte le sue componenti; ma quando si rischia a volte si è premiati, e quando si ha carattere, come hanno mostrato i giocatori varesini, nessun obiettivo pare fuori portata, soprattutto se ci si mette anche quel fattore imprevedibile di alchimia che sa legare in modo unico individualità ben definite.

Si diceva di una squadra di scommesse: partiamo dal play e leader carismatico della Cimberio, Mike Green, al suo riscatto dopo la militanza a Barcellona (quella italiana) a seguito di un difficilmente spiegabile disinteresse delle squadre di serie A, che ha fatto innamorare tifosi e non con la sua grinta, tutta racchiusa nel primo quarto di domenica sera, con cui ha subito messo a tacere l’omonimo milanese. Uomini di esperienza sono Ere, capitano atletico e conoscitore del campionato, e Sakota, anche lui al riscatto dopo il gravissimo infortunio di quando era in forza a Pesaro. E scommesse sono stati anche gli altri due uomini del quintetto, entrambi dal campionato israeliano, Banks e Dunston: quest’ultimo soprattutto, sconosciuto ai più, si è imposto, grazie ai mezzi fisici e al duro lavoro, come il centro dominante del nostro campionato – chiedete conferma a Bourousis. Non parliamo poi della panchina, e in particolare dei nostri due Italiani: De Nicolao e Polonara. Due ragazzi del ’91 con queste responsabilità e questo carisma all’interno di una squadra da altissima classifica è difficile vederli, ma la scommessa vinta da Varese sta anche in questo, ovvero nell’aver saputo rilanciare giocatori esperti e valorizzare al meglio nuovi talenti, patrimonio del nostro intero movimento.

Intendiamoci: di sola alchimia e scommesse non si va da nessuna parte. Maestoso è stato il lavoro di Vitucci e soci nel plasmare una formazione con grinta da vendere e talento per renderla una solida realtà lungo tutto il campionato. Se oggi Varese è ancora in testa alla classifica lo si deve allo sgrezzamento che ogni settimana è stato operato sui difetti di gioco, sviluppando le peculiarità del gruppo – ovvero la tendenza a contropiedi micidiali su cui si sono essenzialmente basate le prime 8 consecutive vittorie – e colmando i vuoti, vedi l’attacco alla zona o alla difesa aggressiva (i due precedenti con Siena sono eloquenti) e l’intensità difensiva nei 40 minuti. Ne esce una squadra dalle marcate individualità –come la capacità di Green di valersi del proprio fisico contro i pari ruolo, il talento realizzativo di Banks ed Ere, l’esplosività di Dunston e il tiro mortifero di Sakota- ma che ha anche saputo esplorare nuove dimensioni tattiche, come il quintetto con doppio play o con doppie “torri” (Dunston e Talts) e fare di necessità virtù, senza precipitarsi sul mercato nel momento critico di metà stagione –causa l’assenza contestuale di Banks, Ere e di quel Cerella che solo ora iniziamo a ritrovare in campo- ma anzi facendo crescere i responsabilizzati e futuribili De Nicolao e Rush. Mercato, appunto, quello su cui pare si stia muovendo da qualche settimana la dirigenza biancorossa, alla ricerca di un’ala forte che colmi le lacune difensive a volte lasciate scoperte da Sakota e Polonara, nonché ne completi la dimensione offensiva, e a cui a maggior ragione si vorrà ricorrere dopo l’infortunio del giovane numero 33. Nome papabile sembra Pops Mensah-Bonsu, noto per doti atletiche e militanza in team prestigiosi, sicuramente valido supporto in chiave playoff, in cui la Cimberio si presenta pretendendo un ruolo da protagonista.

Playoff a cui, indipendentemente dal loro esito, la Cimberio si presenta dopo un cammino sbalorditivo, motivo per cui si può già parlare di scommessa vinta: primato in classifica ceduto solo per un turno dopo la sconfitta con Sassari, finale di Coppa Italia e sicurezza matematica del secondo posto in classifica a 3 giornate dalla fine della regular season. Parliamo di una squadra, non dimentichiamolo, che pochissimi anni fa era in LegaDue. Divertimento, gioventù combinata con esperienza e tanta serietà: questi i segreti della Varese targata Vitucci, che ha ritrovato il pubblico e l’entusiasmo dei tempi migliori.

FOTO: Alberto Canepa // pagina Facebook Ufficiale Pallacanestro Varese