Datome nel mirino della NBA, breve storia e futuro del leader dell’Acea

Anno sportivo 2007/2008. La Serie A è dominata da due fenomeni italiani, Gianmarco Pozzecco, reduce dall’esperienza russa al Khimki, e Danilo Gallinari, in rampa di lancio verso gli Stati Uniti. La prima parola che si associa ai due è, senza dubbio, “talento”; sia il Poz che il Gallo sono due predestinati, e se uno si è precluso la NBA, per via di scelte che hanno lasciato più di un rimpianto a fine carriera, l’altro è protagonista nella lega più importante del mondo, con la maglia dei Denver Nuggets.

Dopo quella strepitosa annata, alla fine della quale Pozzecco si ritirerà e Gallinari approderà negli States, la Serie A vede il suo livello scendere drasticamente, ma soprattutto perde come protagonisti i giocatori azzurri, che, tranne in occasioni sporadiche, il 2009/2010 di Aradori a Biella, si adeguano alla predominanza dei giocatori americani. Roma non sembra fare eccezioni, e piuttosto che creare una squadra d’alto livello, si affida a mosse per lo più mediatiche, Brandon Jennings e Bodiroga in veste di General Manager su tutte, vedendo decadere rapidamente il suo status di forza nella Serie A.

E’ in questo contesto che, quasi inaspettatamente, si apre la storia di Luigi Datome. Dopo una buona annata a Scafati (07/08), Datome, ala con lo status di talento fino a quel momento inespresso, o quasi, approda a Roma, in una società allo sbando e con un presidente disamorato, a causa delle tante delusioni patite. Le prime stagioni sono d’alti e bassi, con il ragazzo di Olbia alla ricerca di minuti di qualità, che spesso non arrivano. Il 2010/2011, uno dei punti più bassi della storia recente della Virtus, sembra essere l’anno della svolta. Datome gioca tanto, sembra più maturo, e riesce finalmente a concludere un’annata in doppia cifra per punti, 10.6, facendo presagire ulteriori miglioramenti per le stagioni avvenire. E’ quello che accade. L’ala della nazionale disputa la stagione successiva da leader, a più di 14 punti di media candidandosi per un posto in una delle big del campionato; certo, perché Roma, un giocatore con quelle cifre lì, non può tenerlo.

Invece la storia regala un colpo di scena, Toti non vende la squadra e fa di tutto per trattenere Datome, nonostante le cifre offerte non siano esattamente da capogiro. L’ex senese a sorpresa accetta, capendo che Roma è la piazza ideale per esplodere definitivamente. Nasce un connubio incredibile tra Datome e la piazza che raramente si era visto prima e che proietta il sardo tra i grandi del pantheon Virtus, come Larry Wright e Dejan Bodiroga. Serve però una stagione positiva a livello di squadra. Arriva, grazie all’apporto di Phil Goss, Gani Lawal e Jordan Taylor, ma il leader orami è lui, Datome. La stagione disputata è incredibile, 17 punti di media, con più di 5 rimbalzi, una sicurezza in campo che stupisce, e fa capire quanto il giocatore sia cresciuto nel corso dell’esperienza romana. L’aumento di tonnellaggio, poi, non ne mina le percentuali realizzative e lo rende anche difensivamente un giocatore d’altissimo livello. Per finire, l’abilità con cui da un rimbalzo difensivo, riesce a portarsi nella metà campo avversaria per isolarsi e colpire è da NBA. Già, da NBA. Chi ci pensava alla NBA dopo Scafati o dopo i 4.5 di media nella seconda annata alla Virtus? Probabilmente l’unico a crederci veramente, fino in fondo, era proprio Gigi.

La verità è che Datome, pur non avendo giocato mai una stagione d’alto livello in Eurolega, è pronto al grande salto. L’ultimo dominatore della serie A con caratteristiche simili è stato il già citato Danilo Gallinari, e il virtussino, rispetto a quel Gallo, è più maturo sia dal punto di vista cestistico sia da quello fisico. Probabilmente i margini di miglioramento non sono ampi come quelli del Gallo, ma il lavoro svolto in questi anni è bastato a guadagnarsi l’interesse di franchigie NBA, Boston, Toronto e Milwaukee su tutte. In ordine, John Hammond, Bryan Colangelo e Danny Ainge, sono andati a Roma per gustarsi Datome, e senza dubbio avranno capito che quello è materiale da NBA. Ad oggi, la squadra che sembra essere più interessata al giocatore, è la prima ad essersi presentata al PalaTiziano, ovvero i Bucks, dato il grande spazio disponibile nel salary cap e, soprattutto, l’assenza di un’ala piccola che dia certezze. Più difficile l’ipotesi Boston, per via dei 73 milioni già bloccati per il 2013/2014, e la presenza di Paul Pierce e Jeff Green, ma anche quella di Toronto, che proprio nel reparto ali spende la maggior parte dei proprio soldi, avendo Gay, Fields, ma anche un altro anno di Linas Kleiza sul groppone. La sensazione è che si possa, fare, ma qualche dubbio sussiste, visto che l’ipotesi di giocare in un’Eurolega sempre più spettacolare può stuzzicare molto Datome, a maggior ragione se questo sogno si potrà avverare in maglia giallorossa.

La storia è tutta da seguire, e non è detto che con dei playoff d’alto livello, non bussino altre franchigie alla porta del numero tredici.

FOTO: Federico Rossini