Diario di una Final Eight italiana

VENERDI’ 7 febbraio ’14

Ore 08.15 sono in ufficio, carico come non mai. Stakanov si è impossessato di me? Assolutamente no, semplicemente dopo due ore e mezza posso partire per Milano. Fin da piccolo sognavo di rinchiudermi dentro ad un palazzetto e perdermi tra le trame di quello che è a mani basse lo sport più bello del mondo. Finalmente la Lega ha avuto l’idea di fare i quarti di finale tutto in un solo giorno. Tante critiche, ma secondo me in Italia è una formula vincente.

Ore 12.40 con il mio fido compagno di Final Four di Londra ed Europei di basket, insieme ad un altro caro amico arriviamo al Forum. A Bologna 15 gradi e sole, a Milano 8 gradi pioggia e nebbia. Chissenefrega, tra 20 minuti inizia lo spettacolo.

Ore 13 Roma-Siena è il primo quarto di finale. Dal parterre si vede proprio un altro basket, si possono cogliere aspetti del gioco che difficilmente sarebbero degni di nota a decine di metri di distanza.

La partita è piacevole, noto: i piedi di Mbakwe, la preparazione di Baron in uscita dai blocchi, l’attacco di Siena sempre regolare senza highlights ma preciso. Roma manca di agonismo, Jones è un fantasma. I toscani si impongono tutto sommato abbastanza agevolmente.

Vicino a me sono seduti diversi dirigenti, presidenti di squadre, Petrucci e Pianigiani. Non posso fare a meno di notare che le facce da anni sono sempre quelle. E’ una sorta di “orticello d’elite”, in cui nuovi ingressi non sono particolarmente ben accetti e i giovani sono destinati a diventare procuratori (professione un po’ ambigua) o pubblicisti allo sbaraglio piuttosto che parte integrante del movimento. Si vocifera già di Minucci presidente della Legabasket, tra un tripudio di sorrisi finti e pacche sulle spalle.

Non discuto sulle scelte della Federazione che sono convinto operi per il bene del movimento, probabilmente però i personaggi sono talmente “consumati” dagli anni che non possono avere l’accortezza di distaccarsi e guardare dall’alto per capire cosa non va.

Ore 15.30 Venezia-Brindisi è la partita più bruttina, abbastanza noiosa con i pugliesi che controllano il gioco senza spingere e Venezia con un roster troppo corto per far paura. Bravissimo Markovski ad arrivare alla kermesse, incomprensibile la scelta di Johnson come playmaker (assolutamente non di livello). Tifosi brindisini sparsi per il palazzo, sono parecchi. Un po’ di delusione per i pochi veneziani presenti.

Il merito di Venezia è comunque quello di avere un roster con diversi italiani, un Crosariol che secondo me avrebbe fatto molto comodo alla Nazionale al di là dell’aspetto caratteriale e un Rosselli unico giocatore del campionato a giocare 5 ruoli.

Brindisi è più “Bucchiana” che mai, ricorda vagamente la Napoli di Greer, Morandais e soci. Dyson è giocatore di livello assoluto, Snaer ottimo sparring partner.

Ore 18 Reggio Emilia – Cantù. Ecco, qui l’atmosfera è totalmente diversa, da brividi. Il Forum è proprio pieno (lo è in realtà dalla prima partita, sia per l’iniziativa molto intelligente di coinvolgere le scuole, sia perché le tribune accolgono tifosi di 8 squadre e quindi naturalmente sono gremite). I reggiani ci credono, lo testimonia anche uno striscione enorme di incitamento. I canturini tifano ma hanno come la consapevolezza che il vero match sarà il giorno successivo contro Milano.

Niente di più sbagliato, Reggio ha Kaukenas e White monumentali, Menetti non ha paura e schiera Mussini (classe ’96), Pini e Cervi (altro lungo per me da portare in nazionale). Ne nasce una partita vibrante, con Cantù sempre a seguire, gli animi caldi perché i lombardi hanno un conto aperto con Kaukenas. White la decide dall’angolo, una bomba esattamente dalla posizione parallela rispetto a dove sono io. Prima sorpresa della giornata, noi siamo già contenti di esserci stati.

Ore 20.30 Milano – Sassari. Vuoi gufare la tua squadra del cuore? Allora impara dal “tifo” milanese. Striscione enorme anche in questo caso “Vinciamola insieme” (o qualcosa del genere) con il cerchio tricolore disegnato. La partita inizia ma sembra che nessuno se ne accorga. Milano scivola via sul +14, in parterre sembra di essere ad un aperitivo piuttosto che ad un quarto di finale. Non c’è tifo, Sassari sonnecchia ma non esce mai dalla partita. Si arriva alla fine del terzo quarto, bomba da metà campo di Drake Diener. ALT. Guardiamo Diener in faccia. Si è acceso qualcosa, si danno tutti il cinque, ridono, sono carichi. Ma Milano non se ne accorge, il pubblico nemmeno. All’improvviso è +5 Sassari, si sente il pubblico tifare, ma sono sardi e reggiani che vogliono la sorpresa. Sorpresa che arriva, i milanesi corrono fuori per non trovare fila. I tifosi del Banco a petto nudo urlano per la loro squadra increduli.

E’ qui che svolta la stagione di Sassari, perché diciamocelo. Sassari è stata inguardabile per 31 minuti, non ha un sistema e si affida al talento strabordante dei singoli. Ma quando succedono questi eventi, è come se iniziasse una nuova era. Non a caso dicevo che la vera finale sarebbe stata subito Milano-Sassari, perché una delle due si sarebbe sbloccata.

Ore 23 Mangiamo un panino fuori dal palazzo tra i “uè ma Banchi ha sbagliato tutto”, “eh ma Hackett ha fatto schifo”. L’adrenalina è a mille, le ultime 5 ore sono state tutto quello che il basket può dare: cuore, imprevedibilità ,miracolo, attributi.

Me ne torno a casa convinto che questo Paese probabilmente non è fatto per questo sport, o quantomeno non lo capisce. Leggo critiche alla Federazione, ai giornalisti, ai commentatori, al nuovo presidente. Leggo pochissimi commenti tecnici, un flebile entusiasmo per una giornata unica in tutta Europa.

Sì è vero la Federazione deve fare passi da gigante (noto con piacere una “brochure statistica” nel sito delle Final Eight, magari qualcuno ha letto Final Eight 2014: 3 idee a basso costo per promuovere il basket italiano), al potere ci sono sempre i soliti INDIVIDUI e non c’è quella coralità al comando come in altri campionati (vedi la solita Spagna). Ma lo spettacolo non è mancato, i giocatori di grande talento nemmeno (White, Dyson, Diener, tanti giovani italiani). Forse il primo grande miglioramento che deve accadere è una consapevolezza diversa del tifoso medio: perché il basket  è uno sport che deve essere capito innanzitutto, prima di qualsiasi critica.