E’ una Grande Siena: gara-5 può valere lo scudetto. Ed ai vertici cresce l’imbarazzo…

Per Milano, al Forum si è consumato un vero e proprio dramma sportivo. Dopo le due sberle prese al PalaEstra, che avevano completamente riequilibrato la serie, l’Olimpia era chiamata ad una prova importante davanti al proprio pubblico, per riaffermare la valenza del fattore campo e andare a Siena per il match point. La banda terribile di Crespi, però, non è stata particolarmente d’accordo ed ha rovinato i piani di Milano, facendole crollare le (poche) certezze che le erano rimaste dopo le prime quattro gare di questa finale scudetto.

Gara-5 è stato un vero e proprio capolavoro firmato da Siena che, semmai ce ne fosse ancora bisogno, ha dimostrato che la mentalità vincente, il gruppo ed il gioco di squadra hanno valore inestimabile e non possono essere acquistate nemmeno a suon di milioni. La Mens Sana ha praticamente sempre condotto l’incontro, tranne nella seconda metà del terzo quarto, quando una fiammata di Langford, autore di 5 punti in un break di 7-0, è valsa il +4 (primo vantaggio biancorosso dopo l’1-0 iniziale). Ma Milano è praticamente finita lì, proprio perché la sua partita è stata un continuo 1 vs 5, un affidarsi sempre a soluzioni individuali ed estemporanee e non riuscendo neanche ad imprimere la giusta intensità ed aggressività difensiva.

Dal canto suo, Siena ha giocato un’ottima pallacanestro corale, tirandosi fuori dai momenti difficili con la forza del gruppo e riuscendo a punire i continui cambi difensivi degli avversari: dopo aver subito un parziale che avrebbe potuto indirizzare la partita verso il binario di Milano, la Mens Sana si è ripresa l’inerzia del match con Hunter a dominare sotto i tabelloni e Janning ad illuminare in cabina di regia. In più, è stata brava a rendere inefficaci le continue iniziative personali dei biancorossi (Hackett disastroso in questo frangente, non è riuscito a caricarsi la squadra sulle spalle e a dargli un gioco), firmando così un parziale decisivo di 2-16 a cavallo tra la fine del terzo e l’inizio dell’ultimo quarto. Nel finale Jerrells ha provato in tutti i modi a tenere i suoi in vita con diverse giocate di alto livello, ma alla fine il suo contributo è risultato troppo poco contro una squadra vera come quella di coach Crespi.

68-72 il finale di un match che ha avvicinato Siena al paradiso cestistico, che corrisponderebbe all’ottavo scudetto consecutivo, ma soprattutto a quello più bello dal punto di vista emotivo. Tra 48 ore la Mens Sana avrà a disposizione il match point davanti al proprio pubblico e paradossalmente, in caso di vittoria, sarà la sua ultima partita su questo palcoscenico. Perché purtroppo la pallacanestro italiana è anche questa: la squadra più forte, con il gioco in entrambe le metà campo migliore di tutti, nel caso in cui dovesse vincere lo scudetto, scomparirà praticamente un secondo dopo aver festeggiato un altro grandissimo successo. All’idea che ciò si verifichi, si mormora da tempo che ai piani alti ci sia un imbarazzo largamente diffuso: d’altronde si sapeva che c’era il “rischio” che Siena potesse vincere ancora, una volta ammessa ai playoff, ma realisticamente tutti si aspettavano il trionfo di Milano.

Non a caso dopo il 2-0 casalingo, qualcuno ai vertici ha tirato più di un sospiro di sollievo, ma potrebbe aver fatto festa troppo presto: la Grande Siena non è ancora pronta per morire e vuole lasciare a tutti i costi con un ultimo successo, per affermare ancora una volta la sua superiorità sportiva in territorio italiano. E se tra 48 ore dovesse arrivare lo scudetto, si realizzerebbe una delle imprese più belle nella storia della pallacanestro tricolore, ma allo stesso tempo si verificherebbe una situazione di un imbarazzo unico. Puramente all’italiana, definiamola così.