EDITORIALE – I fischi che scontentano tifosi, giocatori e società

Qualcosa, in questo inizio di campionato, dal punto di vista arbitrale, non sta funzionando. Non serve essere tecnici per dirlo, basta essere spettatori. Anzi forse si deve proprio essere spettatori, perché in definitiva lo sport è uno spettacolo offerto al pubblico, che ne è primo fruitore e giudice. La piega presa dai nostri arbitri appare in totale contrasto con questa valutazione: è un seguire le regole fine a se stesso, dannoso per la competizione. Se noi di My-Basket siamo stati pronti a tributare un articolo ai meriti dei nostri fischietti che ci hanno rappresentato in importanti competizioni internazionali, ci troviamo tuttavia oggi a dover affrontare quello che, qualsiasi sia il colore della maglia supportata, è diventato oggetto di mormorii o di aspre proteste in ogni palazzetto, e lo vogliamo fare con la consueta attenzione, senza qualunquismi.

Punto primo della questione: perché cambiare le regole o la loro applicazione? La domanda non è fuori luogo. Ci sono sport, come la Formula Uno, che hanno necessità di cambiamenti di regole per rendere le gare maggiormente appetibili al grande pubblico. Diciamola semplice: la F1 ha bisogno costante di aggiustamenti regolamentari per non essere noiosa. Il basket è diverso: si fa pubblicità da sé, non è mai banale, scontato. Una sovrabbondanza di regole o di continue interpretazioni più raffinate rischia di portarci a una deriva lontana dal gioco e vicina a elucubrazioni tecniche, dietro alle quali il pubblico non vuole stare.

Se però alcuni aggiustamenti vanno fatti –cosa più che legittima e anzi a volte doverosa, si pensi alle novità dell’Euroleague dall’anno prossimo destinate a raggiungerci, tra le quali l’eliminazione della maledetta freccia del possesso alternato– è importante chiedersi come e in che termini apportarli, ma soprattutto è necessario tenere fermo lo scopo: il divertimento e il rispetto di regole semplici e chiare. Vediamo allora le principali novità di quest’anno, che più che perplessità non hanno destato.

FALLI TECNICI
Il fallo tecnico è il grande protagonista (e ciò la dice già lunghissima) di questo inizio di campionato. Da un lato è palpabilmente aumentata la severità dei fischietti verso le comuni proteste –oltre all’importante novità dei tecnici ai coach che parlano all’arbitro durante l’azione, quando si trovano alle sue spalle-, dall’altro è stato introdotto l’odiosissimo tecnico per tocco di palla dopo un canestro realizzato. Vediamo alcuni esempi che coinvolgono, del tutto casualmente, nel bene e nel male, Milano. Brindisi-Milano, 1° giornata: la partita (vinta comunque con merito da Brindisi) gira a causa di due tecnici fischiati ai lombardi proprio per quest’ultima infrazione. Precisiamo che, se il giocatore restituisce la palla all’avversario, al tecnico si fa precedere un avvertimento; viceversa, se la consegna direttamente all’arbitro, scatta il tecnico diretto. Altro tecnico quanto meno “preoccupante” nella stessa partita a Piero Bucchi, reo di aver incitato i suoi troppo veementemente. Stessa faccenda contro Varese, in cui il secondo quarto ha visto un tecnico per parte. Clamorosa la seconda parte di gara a Caserta, con tre tecnici e un antisportivo ai padroni di casa.
Due le valutazioni necessarie: in primo luogo l’inutilità della regola. Questa infatti non snellisce il gioco: vediamo giocatori incentivati a tornare in difesa disinteressandosi del pallone che magari cade a mezzo centimetro da loro (!!) e lasciarlo scivolare magari verso la lunetta, costringendo l’arbitro a fermare il gioco, così da rallentarlo. Inoltre i mezzi per evitare inutili (e dannose) perdite di tempo ci sono già: negli ultimi minuti il cronometro si ferma per regolamento, mentre durante il resto del match basterebbe la sanzione di un normale fallo tecnico al giocatore che apposta rallentasse il gioco –cosa facilmente verificabile. In secondo luogo, non si può non rilevare quanto questi fischi condizionano il gioco: le partite girano per un fallo tecnico, siamo sicuri che si possa fischiare così a cuor leggero? Nel complesso questa regola appare troppo lontana dal gioco vero, punitiva e dannosa alla veridicità del punteggio: un tecnico (ancora per quest’anno) è una sanzione troppo pesante, non commisurata all’effettiva infrazione –sempre che di infrazione si tratti davvero. Appare, soprattutto, autoreferenziale: è una cosa “da arbitri e per arbitri”, gli altri non la capiscono e non vogliono, giustamente, capirla.

FALLI ANTISPORTIVI
Un tempo l’antisportivo consisteva nel tagliare il braccio all’avversario. Sbagliato, perciò riveduto. Si è ora però alla deriva opposta: vedere almeno un antisportivo a partita –nel migliore dei casi!- è qualcosa di eccessivo e contro lo spettacolo. Il caso più palese è quello del fallo a metà campo. Se punire il disinteresse verso il pallone (si veda, il pur intempestivo, ma corretto fischio contro Ivanov nell’ultima giornata) può essere corretto, non si spiega tuttavia come si possa sistematicamente censurare il giocatore che, magari volendo semplicemente rubare un pallone essendo l’ultimo uomo, tocca l’avversario. Si vedono tocchi del tutto innocui provocare la solita, odiosa e pesantissima sanzione del 2 tiri e possesso, eccessiva e che scatena malumori.

PASSI
Cosa c’è di più bello di una veronica con la palla in mano grazie alla quale si riesce a ubriacare la difesa? Semplice: un fischio e il segno dell’infrazione di passi! E ciò accade sistematicamente appena si intravede un movimento simile a una veronica. Si diceva attenzione allo spettacolo? Eccovi serviti.

SORTEGGI, FASCE E LAMONICA TERZO ARBITRO
Si parlava anche di comportamento autoreferenziale. Non stiamo a entrare nel merito del nuovo assetto di assegnazione degli arbitri alle varie partite, ma limitiamoci a una considerazione: in una stagione già di veleni come questa, la formula del sorteggio totale può in un qualche modo portare a dei risultati positivi? Nella sostanza, non cambia nulla: nella terna sarà sempre l’arbitro più esperto a dettare i ritmi e il metro, mentre il giovane esordiente difficilmente ne trarrà particolare giovamento. E’ una pura formalità, che però crea ancor maggiore confusione: chi è il riferimento per giocatori e allenatori? Che ce ne facciamo di un Lamonica o di un Cerebuch sorteggiati come terzi arbitri? La risposta è che, a oggi, non ce ne facciamo nulla. Si vede solo meno chiarezza in campo, un corpo a tre teste mal coordinato e una triste e cieca applicazione di regole.

In definitiva, è facile immaginare l’imbarazzo degli arbitri stessi, costretti a subire insulti e pesanti proteste per la sola applicazione di certe regole e istruzioni. E lo si può immaginare perché, al tempo stesso, non si può credere che qualcuno approvi questo sistema. O forse qualcuno sì…