Editoriale – Matt Walsh e la sua ragionata follia cestistica nella rinascita della V nera

A Bologna si è presentato come nessuno mai: foto sua che ride, 2 donne a braghe calate e un suo amico messo uguale. Un personaggio così è destinato quantomeno a far discutere in una città dove basket,culi e serate varie sono all’ordine del giorno. Se poi consideriamo il fatto che questo Matt Walsh in campo ci sa stare più che discretamente, ecco spiegato il motivo per cui il tifoso virtussino ha già trovato un idolo per la stagione appena cominciata.

Walsh ha 31 anni, come ruolo lo definirei un all around visto che può giocare in almeno 3 ruoli e ogni tanto in transizione porta la palla con discreta proprietà. La sua carriera ha fatto la fortuna della Ryan Air: Charleroi, Lubiana, Manresa, Larissa, Bamberg… insomma diciamo che un’idea del basket europeo se l’è fatta.

L’esordio nel campionato italiano è stato davvero entusiasmante: 19 punti all’opening game contro Sassari e una faccia tosta che qui non si vedeva da tempo. Sembra davvero un giocatore da campetto in una squadra che per stessa ammissione dello staff è da playground: chi fa canestro attacca anche l’azione successiva. Spesso questa formula non paga, ma nella Virtus ci sono veri artisti della palla a spicchi come Ware e Hardy: a fronte delle 16 palle perse di media, la squadra bolognese viaggia a 85 punti di media,seconda solo a quella giostra offensiva che è Sassari.

E’ difficile racchiudere Walsh dentro ad un ruolo dicevamo proprio per la sua grande versatilità, come si evince anche dalle statistiche che lo vedono andare a oltre 17 punti di media con 7 rimbalzi e quasi 4 assist. Sa fare di tutto un po’, punisce il piccolo andando a spalle e il lungo battendolo dal palleggio o giocando sulle finte, come ha fatto contro Cremona per realizzare il canestro del pareggio. Hesitation, finta di arrestare il palleggio sullo step back, penetrazione, finta, passo incrociato, tiro dai 3 metri, canestro, chapeau.

Il personaggio della settimana è proprio lui, specie dopo la grande vittoria della Virtus contro Milano in una partita molto nervosa e fatta di mosse e contromosse tattiche: Gentile play, Langford in post basso, zona virtussina per arginare Langford in 1 vs 1, quintetto con Walsh da 4, quintetto con Cerella da 4. L’ha vinta Bechi e soprattutto Walsh con un secondo tempo da leader. Sì perché a Matt non piace starsene in disparte, figuriamoci in panchina. Sul terzo fallo a inizio secondo tempo Bechi l’ha sostituito e l’americano non l’ha presa benissimo perché “si sentiva caldo”. Risultato: giù appena due minuti e poi 11 minuti filati in campo per aiutare i suoi nella grande impresa.

Non commettete l’errore di guardare solo le statistiche perché dietro ad un gioco che ogni tanto è quasi isterico, Walsh riesce proprio a cogliere i momenti della partita sia dal punto di vista tattico che da quello psicologico. Un fallo duro quando ci vuole, una chiamata a raccolta della squadra in un momento morto del match  (proprio come ieri su una discussione al tavolo degli arbitri), un invito alla calma (!) quando la Virtus vede il traguardo e deve “respirare”. Imbrò è quello ufficiale, ma il capitano in campo è anche lui.

Questa Virtus non la definirei una sorpresa perché guardando il roster, vedendo chi è il GM, assaporando l’atmosfera ritrovata che porta quasi 8000 persone al palazzo si capisce che la squadra sta riprendendo passo dopo passo, in silenzio soprattutto, quel fascino e serietà dei tempi andati. Il merito è anche di giocatori sanguigni come Matt Walsh, la cui “ragionata follia cestistica” ha portato la V nera in testa alla classifica.

“Bravo Matt”, esattamente come ho detto dopo aver visto quella foto.