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Final Eight 2016 – Day 2: Milano si diverte, Avellino sogna. Chapeau per Trento e Cremona

Riccarco Cervi

Citando Dalla: “Milano che ride e si diverte”. E come potrebbe essere altrimenti per Simon e compagni, che per la seconda sera di fila hanno chiuso un match da dentro o fuori dopo meno di quindici minuti. 88 punti segnati nei quarti, 90 in semifinale, subendone in entrambe le occasioni meno di 60. Dopo Venezia, anche Cremona ha alzato bandiera bianca, provandoci senza però riuscire a trovare la chiave di volta per aprire lo scrigno dell’Olimpia, chiuso a doppia mandata da una squadra che sembra, in questo momento, francamente imbattibile, almeno in Italia. Lo sa Repesa, che è stato per venti minuti buoni l’unica attrazione di una partita dai pochi spunti (ed anche nel post-gara ai microfoni della Rai). Onore a Cremona, che più di questo non poteva davvero fare. Siamo sicuri che un posto per una statua raffigurante coach Pancotto, in Piazza del Comune, lo si troverà prima o poi.

“Milano che quando piange, piange davvero”, questo almeno si augurerà la Scandone Avellino, al nono successo di fila tra campionato e Final Eight. Anche perché dopo la semifinale vinta in volata contro Trento, i lupi di Sacripanti dovranno provare ad allontanare la stanchezza, facendosi forza sulla solidità mentale e tecnica mostrata da due mesi a questa parte. Vincere al Forum è diventato un evento negli ultimi anni. Il successo piazzato meno di un mese fa dagli irpini è un avvertimento per i lombardi, un motivo in più per crederci per la Sidigas (come se ne avesse bisogno) e uno spauracchio dal punto di vista statistico.

Avevamo analizzato nella presentazione della sfida fra Trento e Avellino come il controllo del pitturato avrebbe inciso in maniera significativa sull’esito finale del match. Non ci ha sorpreso, quindi, che alla fine Buva e Cervi siano stati i migliori per gli irpini. Se da un lato il settore lunghi dei biancoverdi ha realizzato 45 dei 71 punti messi a referto dalla Scandone, dall’altro la Dolomiti Energia ha dominato la lotta a rimbalzo, guadagnandosi tanti secondi tentativi e la possibilità di prevalere in un finale punto a punto. Alla fine, come normale che sia, gli episodi hanno fatto la differenza (e anche le giocate di Green e Leunen). Chi ha commesso meno errori, dettati in molti casi dalla stanchezza, ha conquistato la finale.

Una finale che Avellino ritrova otto anni dopo il successo di Bologna. Ben di più, invece, sono passati dall’ultimo trionfo di Milano. Una finale conquistata dalle squadre con le idee più chiare e l’identità più forte.