Gli occhi del derby #3 – Varese vs Milano

Ritorna la rubrica sui derby della Serie A, in cui due di noi vi racconteranno con occhi interessati quanto successo ieri sera a Masnago. Da una parte il varesino Andrea Caloni ci racconterà il suo punto di vista sulla prestazione della squadra di casa, mentre, dall’altra, il milanese Marco Arcari ci parlerà degli ospiti.

LA PARTITA
Andrea Caloni: Bella partita quella andata in scena al PalaWhirlpool ieri sera: Varese esprime una prova onesta, con voglia e intensità, senza essere remissiva. Chiariamoci: non è da qui che passano le sorti della Cimberio, ma si spera di aver visto buoni segnali per una corsa all’ottavo posto, comunque in salita. Partenza forte dei padroni di casa –come del resto ci si poteva attendere- con tanta fisicità messa in campo. I problemi cominciano nella seconda frazione, con Johnson fuori dai giochi, già gravato di due falli, e Scekic a mezzo regime. Varese soffre terribilmente Langford, portato spesso in post basso contro De Nicolao: 5/5 da due nel solo secondo quarto. Nemmeno la zona –fatta con Sakota e Polonara in campo assieme- da frutti: la mappa dei tiri realizzati da Milano è impressionante e mostra troppi layup comodi. E’ da quel -6 dell’intervallo che Varese non riesce più a tornare su: non bastano né  il cuore di Banks né l’ottima serata di Polonara, contro un avversario obiettivamente più organizzato e forte fisicamente.

Marco Arcari: Inizio in sordina per Milano, che si fa dominare anche a livello fisico nonostante un Samuels abbastanza in palla offensivamente, mentre Varese si gode il “Presidente” Johnson, finalmente un centro atletico e pronto a battagliare ovunque in mezzo al campo. La svolta coincide coi problemi di falli per il centro varesino e con l’ingresso in campo di quel’ira di Dio conosciuta a noi comuni mortali col nome di Keith Langford. Coach Frates lo fa marcare da De Nicolao, e il 23 milanese ringrazia sfruttando il mismatch soprattutto in post (una novità). Gentile abbastanza fuori partita, ma capace comunque di due canestri decisivi per tenere a debita distanza le possibilità di rimonta varesine, mentre Melli dimostra di crescere partita dopo partita anche come percentuali al tiro. Peccato per quel quarto finale in cui Milano gioca male, e deve ringraziare il fatto che Varese non prenda mai il bersaglio grande (0/7 da tre punti nei 10′ finali).

COS’HA FUNZIONATO
A.C.: Molto buone le letture del primo quarto: difesa forte, gioco fluido in attacco. A proposito di letture: notevole la prestazione di Polonara, che –tranne due forzature del tutto lecite- comprende bene le situazioni e sfrutta la sua velocità, mettendo spesso in crisi Melli. Positive le facce dei giocatori, la grinta varesina e, sebbene seriamente limitato dai falli, l’apporto di Linton Johnson, che sembra, almeno a livello di morale, dare più fiducia ai compagni dell’ex Hassell.

M.A.: L’attacco e le scelte durante il 2° quarto, in cui Milano chiude con un 41 di valutazione complessiva di squadra: casualmente coincide con l’ingresso in campo di Langford, che piazza 11 punti e 3 assist per i compagni. La difesa è la solita certezza, anche se il sistema di raddoppi non ha funzionato come al solito. Sfruttare Moss a difendere su Clark è una chicca che poteva anche non funzionare: scelta azzeccata perché Ere non segna come suo solito contro Milano e perché Clark chiude con 1/8 dall’arco.

IL CLIMA
A.C.: Masnago invasa dalle auto e PalaWhirlpool strapieno in questo freddo lunedì sera. Pubblico caldo, ma, complici i buoni rapporti tra le due tifoserie e la scarsa presenza di tifosi milanesi, poca tensione alla palla a due. Coperto di fischi l’ex Cerella, nonché Hackett e Moss, i simboli della Siena che ha eliminato la Cimberio nella scorsa semifinale playoff. La miccia l’accendono però gli arbitri, con una gestione –da entrambe le parti del campo- francamente rivedibile e imprecisa. Spiccano i fischi, quasi punitivi, verso i centri Varesini (entrambi a due falli all’intervallo), che limitano le possibilità di una difesa fisica contro un’avversaria di per sé molto potente. Bello invece il sostegno di un pubblico altre volte severo e freddo nel corso della stagione fino alla fine, per una squadra destinata alla sconfitta ma meritevole di averci creduto sempre e aver espresso un gioco discreto.

M.A.: Palazzo gremito e curva Nord sempre a sostenere i ragazzi, mentre i tifosi in trasferta di Milano non hanno certo brillato per numero ma hanno avuto tanto cuore nel cantare per tutta la partita, nonostante il settore ospiti varesino sia insonorizzato verso l’esterno. Concordo con Andrea nel sostenere che i fischi arbitrali siano stati alquanto ridicoli, alcuni fatti per compensare errori precedenti, mentre certi falli evidenti persino agli occhi di un bambino di 4 anni non sono stati nemmeno sanzionati. Il problema dell’arbitraggio va risolto, perché in Europa non funziona come nella Serie A, e guarda caso le squadre italiane impegnate nelle coppe a volte ne risentono.

IL MIGLIORE
A.C.: Le statistiche ci parlano di un ottimo Adrian Banks, da 20 punti con 6/10 dal campo e ben 7 liberi tentati e segnati. Il migliore però è stato probabilmente Achille Polonara, autore di 14 punti e una fantastica stoppata in recupero su Moss. A lui non solo va il riconoscimento di un talento noto da tempo, ma anche quello di una capacità notevole di comprendere i momenti del match e di prendersi responsabilità.

M.A.: Sicuramente Keith Langford, autore di 16 punti con 7/8 dal campo e un plus/minus di +13: imbarazzante la superiorità mostrata in post, così come sono imbarazzanti i tiri in step back dalla media e da 3 punti. Tuttavia, personalmente il mio migliore in campo è Angelo Gigli: in soli 7′ sul parquet realizza 4 punti (2/2 dal campo), cattura 3 rimbalzi e rifila una stoppata. Se si pensa che gli altri due centri milanesi, Samuels e Lawal, hanno giocato in coppia soli 21′, allora si sarebbe potuto dare più spazio al centro numero 6, per fargli prendere confidenza con le partite; in Italia, Gigli, servirà come il pane nel proseguo della stagione.

CHI HA DELUSO
A.C.: Peggiore in campo per la Cimberio Keekee Clark, ma questa non è una sorpresa e quindi non può nemmeno essere una delusione. Partita di sicuro tra le più difficili per il play americano, costretto a fronteggiare avversari (prima Moss, che lo sfianca nel primo tempo, poi Hackett) più alti e forti di lui, che gli tolgono lucidità. La scarsissima prestazione al tiro (1/8 da tre), sua unica arma vincente, penalizza e non poco la Cimberio, nonostante gli vada riconosciuto il merito di qualche penetrazione andata a segno. Prestazione incolore per Marko Scekic, mentre addirittura dannosa per l’altro serbo, Dusan Sakota. 3 tiri aperti dall’arco, tre errori, oltre a 4 perse e un pesante antisportivo.

M.A.: Alessandro Gentile ha disputato una delle peggiori partite in maglia Olimpia, chiudendo con 2/11 da 2 punti e ben 2 stoppate subite; capitano le partite no, ma quello che mi ha stupito è stata la sua poca grinta mentale, arma che di solito lo rende letale. Emblematico il tap-in ripetuto per 3 volte consecutivamente, tutte e 3 sbagliate dopo il rimbalzo offensivo. Anche Kangur non si è espresso su alti livelli, anzi; mi sorprendo del perché Banchi lo tenga così tanto in considerazione quando è chiaro che l’estone non è ancora pronto per giocare come ha dimostrato di saper fare a Siena lo scorso anno.

UN GIUDIZIO SULL’AVVERSARIO
A.C.: Poco da dire su Milano, solo un aggettivo: dominante. Ottimo l’attacco alla zona, che spezza la partita. Per il resto a farla da padrone è la fisicità sia degli esterni sia dei lunghi milanesi, che alla lunga sfianca Varese. Banchi, sia sul lato difensivo sia su quello offensivo, richiede ai suoi una concentrazione fuori dal comune, con una marcata tendenza ad affidarsi ad alcuni riconoscibili pilastri del gioco: tanto post basso, sfruttando il fisico di Hackett e di Langford, oltre a tanta palla sotto per Samuels, in campo all’inizio dei due tempi e che ha costretto Johnson a 3 falli. Sull’altro lato del campo solita prova molto solida, con ampia possibilità di variazioni difensive, soprattutto nel reparto esterni. Quello che è chiaro è che non è con Varese che questa Armani deve aspirare a confrontarsi.

M.A.: Con un vero play staremmo parlando di una stagione diversa per Varese, ma nonostante ciò la Cimberio ha (e deve nutrire) grandi possibilità di andare a giocarsi la post season. Probabilmente Frates può contare sulla miglior guardia del campionato per capacità di segnare nei momenti importanti e di scaldare il PalaWhirlpool, quel Adrian Banks che prenderei a occhi chiusi nella mia squadra nel caso Langford cambiasse aria. La gestione dei cambi, però, continua a lasciarmi perplesso: ok i problemi di falli, ma se Milano gioca senza centro di ruolo e sei sotto, punta sul tuo centro titolare, visto che Johnson si è presentato nel migliore dei modi contro l’avversaria più forte del campionato, probabilmente.

LA MOSSA VINCENTE
M.A.: Evitare tiri da 3 punti (il must della filosofia di Banchi) per servire palla sotto ai centri, soprattutto nel momento in cui Scekic permetteva grandi mismatch fisici ai centri milanesi. La scelta di impiegare Langford come 6° uomo è qualcosa già sperimentato la scorsa stagione da Scariolo (ma solo per fare di necessità virtù), mentre ora Banchi sembra puntarci spesso per permettere all’americano di spaccare in due le partite punto a punto.