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I 10 tifosi tipo dell’Olimpia Milano

Nella mia esperienza, ormai pluriennale, a vedere l’EA7 Emporio Armani Milano (anche se preferisco chiamarla Olimpia Milano, e basta), ho visto cose che voi umani non potete nemmeno immaginare. Parlando di storia recente, ho visto il ritorno di Dan Peterson sulla panchina biancorossa, che provocò migliaia di erezioni ai nostalgici degli anni ’70-’80; ho visto Gallinari commuoversi nella prima vittoria milanese contro la Montepaschi di coach Pianigiani, proprio nella partita in cui Omar Cook umiliò McCalebb con un recupero trasformato in dolce assist per la schiacciata di Radosevic; ho visto un allenatore, campione d’Europa in carica, bruciare giocatori come Fotsis e Cook; ho visto una squadra remare palesemente contro un allenatore borioso e indisponente, che ha ammesso le sue indiscutibili colpe solo al momento dell’addio dalla piazza milanese. Insomma, qualche cosa l’ho vista anche io dai, ma quello che più mi preme raccontarvi è la classificazione del tifoso Olimpia. Già, perché il tifoso Olimpia è l’anello di congiunzione che manca tra Albert Einstein, Nanni Svampa e Gigi D’Alessio, e ora vi dimostrerò il perché, proponendovi 10 tipi di tifoso biancorosso che troverete costantemente al Forum di Assago, qualsiasi sia la partita da giocare.

1) Il nostalgico. Per lui l’Olimpia si è fermata al tempo della Billy, Simac e Tracer, tutto il resto è noia. Ogni americano acquistato dalla società deve chiamarsi Bob, deve essere stato almeno una volta campione Nba, nonché MVP della lega statunitense; al massimo, il tifoso nostalgico può accettare l’arrivo di un americano di nome Mike, ma solamente come playmaker, altrimenti è sicuramente una scelta scriteriata e senza fondamento. Per il nostalgico, non ha senso guardare una partita dal vivo se al palazzetto non è presente anche Dan Peterson, con maglia celebrativa di Losanna 1987. Il basket moderno è un rebus per il nostalgico: la sua concezione di gioco si basa ancora sulla mitica 1-3-1 e sull’asse play-pivot, basilare per vincere in qualsiasi competizione. Per lui il play deve fare il play, guai a provare a tirare male i liberi e prendersi iniziative personali come scorribande per segnare in penetrazione, mentre il centro non deve minimamente azzardarsi a giocare il pick&pop per aprirsi sull’arco dei 3 punti. REPERTO STORICO.

2) Il traumatizzato. La sua vita si è fermata a quel maledetto instant replay di Gara-4 contro la Fortitudo al Forum: la convalida del tiro di Ruben Douglas ha provocato un’incapacità di intendere e di volere così elevata, che appena tornato a casa, il traumatizzato si è rinchiuso nello sgabuzzino. Da quel giorno il basket è un tabù, quando ne sente parlare cambia subito discorso parlando di calcio o di gnocca; non fa l’abbonamento a Sky per evitare spiacevoli sorprese come le gare Nba o l’Euroleague settimanale, mentre evita la Tangenziale ovest di Milano e il raccordo autostradale Milano-Genova per non dover rivedere la sua casa degli incubi. La notte non dorme, invocando Lino Lardo ad entrare in campo e stoppare Douglas. Progetta segretamente da tempo una macchina del tempo per rivivere quel giorno e andare a prendere un caffè con qualche puledra anziché presentarsi a petto nudo ad Assago. TENERO.

3) Il proliano. Lui è laureato/studente in Bocconi, il suo unico Dio è il marketing e ha una gigantografia di Livio Proli appesa in ogni stanza della casa. Tramite il suo i-Pad di ultima generazione, rigorosamente Apple, mica quegli scarti come Samsung o Acer, lui controlla la borsa H24. Il suo sogno è diventare uomo in carriera, da gessato grigio, ovviamente Armani, e scarpe di Prada, per stimolare la concorrenza nel settore. Capisce di basket quanto Malgioglio capisce di gnocca, ma forse anche quanto D’Alessio capisca di musica. Il suo unico scopo è quello di entrare nel mondo del brand, del marketing, della comunicazione internazionale tra aziende leader nel settore per espandere il proprio bagaglio tecnico e assumere quel know how necessario per diventare un leader. Praticamente, col basket non c’entra n’cazzo. DISAGIATO.

4) Il baùscia. Il termine brianzolo ricalca perfettamente questo tifoso. Il baùscia arriva al Forum con la sua spider fiammante, parcheggia di fronte alla biglietteria facendo spostare perfino i bagarini e si reca subito all’ex Spizzico per un cocktail veloce con la sua compagna (96-60-89 le sue misure, che casualmente richiamano 3 scudetti dell’Olimpia). Finito l’happy hour (perché lui è sì baùscia, ma international), si reca al suo posto, rigorosamente in 2 fila dietro a sua Maestà Giorgio Armani, che egli venera come fosse l’ultima cosa da fare nella vita. Il basket è una cosa secondaria per cui andare al Forum, lui cerca le telecamere, i fotografi e la gnocca a bordo campo con cui sostituire la sua. Tipicamente ingrifato nelle primavere, si reca ad Assago solo per sperare di incontrare la Donati. ASSURDO.

5) Il voltagabbana. Lui va dove lo porta la corrente. Assiduo frequentatore di forum online e social network, il voltagabbana si basa solo sulle opinioni altrui, senza sapere nemmeno cosa sia un parquet. Ha talmente tanta ignoranza cestistica in corpo, che quando vede Renzo Bossi, questo lo offende in albanese, forte della laurea lì conseguita. Per lui è importante solo seguire le masse, riportare notizie alla cazzo di cane per dimostrare il suo attaccamento alla maglia, e fare il nostalgico quando il tifo biancorosso non condivide la cacciata di qualche allenatore e/o giocatore. Venderebbe anche sua madre per dimostrare di aver sempre creduto in ciò che dice la maggioranza, e probabilmente venderebbe anche la dignità. O forse, l’ha già venduta. TUTTI RICCHI COI SOLDI DEGLI ALTRI.

6) L’esperto. Si tratta del tifoso che sa tutto. Conosce ogni sfumatura del gioco, ogni dettaglio del rinnovo contrattuale di tizio e anche quanti peli incarniti sul culo ha avuto questa settimana Caio. Lui è meglio di Buffa, ma in realtà è un Edi Dembinski, con ancora meno competenza (praticamente un record). Tutto fumo e niente arrosto, in realtà non sa nemmeno che se la palla non è in gioco e qualcuno commette un fallo, il fallo è antisportivo. Vive insegnando il verbo, recitando la parte dell’onnicomprensivo, del luminare moderno; un Denis Diderot dei tempi moderni. Si vanta di essere nel giro da anni, conoscendo gente importante che a sua volta conosce gente importante, che a sua volta conosce gente importantissima. Praticamente non conosce nessuno, non ci capisce un cazzo e passa la sua vita a fare ciò che non è. TRASFORMISTA.

7) Il becero. Il suo posto è rigorosamente in tribuna (con quelli della curva non si mischierà mai, perché li ritiene troppo ignoranti), dove porta spesso moglie e figli per insegnare il giusto modo di vivere una manifestazione sportiva. Al primo fallo contro Milano, apre lo zaino, estrae il calendario gregoriano di famiglia cristiana e comincia a bestemmiare i santi del mese di giugno, quando ci saranno le Finali. Al primo tecnico fischiato ai biancorossi, accartoccia il calendario e lo lancia manco giocasse negli Yankees, credendo di suscitare l’attenzione degli arbitri. Tuttavia, è così provato dalla dura settimana lavorativa, che il suo lancio finisce in testa allo spettatore sotto di lui, creando così un diverbio che si protrarrà fino al 4° quarto. BEATO.

8) Il chierichetto, detto anche “ministrante”. Lui è il migliore, è il personaggio per cui la Chiesa cattolica mi ha scomunicato anni fa, ma anche quello che mi rallegra quando Milano perde. Si posiziona, con fidanzata al seguito, al centro della curva, perché così vede bene tutto il campo e non ha il canestro a intralciargli la vista. Al primo coro, lui sta seduto, limonando come una cozza con la sua manza da macello; al secondo coro la scena si ripete. Dopo qualche minuto finalmente capisce di essere in un settore dove il tifo è l’essenza, allora si alza in piedi e batte le mani nel generale silenzio della tifoseria per un tiro libero quasi decisivo. Decide di farsi perdonare, cantando qualche coro anche lui: fuori tempo, stonato, fornisce una performance peggiore di quella offerta da Belen quando non mostra le cosce e si limita a parlare. A fine serata si bulla con gli amici: “sono andato in curva e ho cantato di brutto”. Sì, l’Ave Maria. CLERICALE.

9) Il bimbominchia. Tipico esemplare della società moderna, parla per sentito dire. Ha 14-16 anni ma sa già tutto, nel 1987 lui c’era come essenza spirituale e i video di youtube lo elevano al grado di sommo conoscitore delle vicende. Si confronta con tifosi centenari, dicendogli che lui sa tutto, e si ricorda di come Dino Meneghin non ricevesse un pallone in attacco con l’arrivo di McAdoo alla corte di Peterson. Alla prima domanda sulla conoscenza del gioco, però, cade in fallo e cambia subito discorso per non dimostrarsi impreparato, raccontando del mitico tuffo di Bob. Si presenta al Forum con lo striscione “mamma butta la pasta!”, che sembra scritto da un neonato con l’omogeneizzato. Ci mette impegno, si applica e si sbatte per conoscere storia e gioco, ma spesso caga fuori dal vaso. NEW GENERATION.

10) Il fotografo. Lui si reca al Forum solo per fare foto con la sua stupenda Reflex pagata 10.000 € in 105 rate a TAN e TAEG variabili. Fa foto a tutti, persino ai piloni di cemento della struttura esterna; fotografa 540 volte i giocatori, 120 l’allenatore, 1500 le fasi di gioco, più l’immancabile autoscatto per far vedere che lui c’era. Si sente in dover di fotografarti anche quando hai una pezza epica sotto le ascelle e sei conciato peggio di Lapo dopo uno dei suoi festini. Ovviamente le foto finiranno in rete, mezza università riderà di te, e scordati di mantenere il posto di lavoro. AGGHIACCIANTE.