I TOP e FLOP della stagione regolare: Drake Diener dominatore, Wanamaker decisivo

TOP 5

Brad Wanamaker (Pistoia) Se la Giorgio Tesi Group è riuscita a raggiungere una storica qualificazione ai Playoff, i meriti principali vanno dati a coach Moretti e a Wanamaker, autentico leader della squadra. Nei momenti più delicati delle partite, infatti, il playmaker della squadra toscana si è sempre preso le responsabilità più importanti. Anche nello scontro diretto contro Caserta, quando ha segnato dei canestri pesantissimi per garantire a Pistoia la vittoria con uno scarto sufficiente. Qualche dato statistico: dopo un inizio di alti e bassi nelle prime sei gare, Wanamaker è esploso con 29 punti, 8 rimbalzi e 33 di valutazione contro Pesaro. Da quel momento in poi, nessuna avversaria è riuscita a tenerlo sotto la doppia cifra di punti e valutazione. È arrivato terzo nella classifica degli assist (5 a partita) e quarto in quella della valutazione (20 di media). Nella sua precedente esperienza italiana – a Teramo nella stagione 2011/2012 – aveva collezionato solo 7.6 punti e 1.6 assist in sette gare.

Drake Diener (Sassari) Diener ha sempre disputato delle stagioni di livello altissimo da quando è arrivato in Italia, ma è palese che quest’anno abbia fatto qualcosa di incredibile e forse irripetibile. Miglior marcatore del campionato (19.4 punti a partita), miglior percentuale da due (63%), miglior percentuale da tre (51.9%), secondo per valutazione (20.7 a partita) e quinto per plus/minus (+7 di media). Sembra impossibile che un solo giocatore possa fare tutto questo, ma è successo. I suoi ricordi più belli di questa stagione – fino ad ora – rimarranno probabilmente legati all’incredibile prestazione da 22 punti nel secondo tempo contro Milano in Coppa Italia, ma anche in regular season si è regalato delle discrete soddisfazioni: alla seconda giornata ha steso Cantù con 31 punti, alla 23a ha fatto registrare un nuovo career-high con 44 punti (11/14 da due, 7/12 da tre) in faccia ad un’impotente Reyer.

Jeff Brooks (Caserta) A Cantù le sue qualità principali – atletismo, difesa e versatilità – erano emerse, ma Brooks non era stato in grado di lasciare un segno troppo tangibile della sua presenza. Molin, l’anno scorso vice di Trinchieri proprio in Brianza, ha deciso di portarsi dietro il giocatore nella sua nuova avventura in terra campana e ha avuto ragione. Il 24enne nativo di Louisville è definitivamente esploso e ha messo le sue grandi risorse atletiche a disposizione della squadra bianconera. 14.4 punti, 6.3 rimbalzi e 17.5 di valutazione media per la stella di una squadra che, a sorpresa, ha rischiato anche di qualificarsi per i Playoff nell’emozionante scontro all’ultima giornata con la diretta avversaria Pistoia. La Juve si è rivelata saggia nel puntare su un giocatore che l’anno scorso non aveva inciso più di tanto.

Matt Walsh (Bologna) Nell’ennesima annata disgraziata della Virtus, c’è qualcosa da salvare: sul campo, Matt Walsh è stato uno dei migliori giocatori dell’intero campionato. È stato impossibile non rimanere colpiti dalla sua capacità di eccellere in ogni aspetto del gioco. Walsh è stato secondo miglior marcatore della squadra – dietro ad Hardy – con 15.8 punti di media, secondo miglior rimbalzista – dietro a Ndudi Ebi – con 7.4 carambole a partita e, soprattutto, miglior passatore con 3.4 assist ad allacciata di scarpe. Tre statistiche che hanno portato Walsh sul gradino più basso del podio, con 20.3 di media, nella classifica dei migliori giocatori per valutazione in questo campionato. La speranza, per l’intero movimento, è di vedere un numero crescente di giocatori di questo livello sui nostri campi.

O.D. Anosike (Pesaro) Chi lo aveva visto giocare al college, non poteva che rimanere impressionato dalle sue incredibili doti di rimbalzista. Fermarsi ai rimbalzi, però, vorrebbe dire non aver capito niente della stagione di Anosike. Il newyorkese ha mostrato miglioramenti costanti nel corso della stagione ed è arrivato ad essere una minaccia anche nel pitturato della squadra avversaria. L’unica vera pecca della sua annata, conclusasi con la salvezza della Vuelle all’ultima giornata, è la percentuale ai tiri liberi: un 55.7% che pesa, soprattutto su di un giocatore che viene mandato in lunetta quasi 6 volte a partita. Anosike ha manifestato la volontà di rimanere a Pesaro, ma è chiaro che vorrebbe anche monetizzare una stagione del genere. Fatta questa premessa, adesso si può parlare di rimbalzi: 13 di media. Addirittura 22 contro Avellino e 25 sul campo di Brindisi. Fantascienza. Per trovare un giocatore, nel nostro campionato, con almeno 13 rimbalzi a partita, bisogna fare un balzo indietro di vent’anni: Charles Shackleford di Caserta, nella stagione 1993/1994, ne catturò 18 di media.

QUINTETTO ITALIANO

Andrea Cinciarini (Reggio Emilia) La Grissin Bon forse, con l’organico a disposizione, poteva ambire a qualcosa di meglio del settimo posto in classifica. La regular season, però, può essere perdonata se consideriamo che questo gruppo ha trionfato nell’Eurochallenge, la terza competizione europea. Andrea Cinciarini ha dimostrato di essere definitivamente esploso con indosso la maglia biancorossa della squadra reggiana. 12.4 punti, 4.9 rimbalzi e, soprattutto, 6.5 assist a partita (miglior passatore del campionato), cifre che gli hanno fruttato un notevole 17.9 di valutazione media. Le fortune di Reggio passano soprattutto dalle mani del suo playmaker. E chissà che nei Playoff la Grissin Bon non possa essere l’autentica mina vagante.

Daniel Hackett (Milano) Un giocatore come lui cambia totalmente gli equilibri nel nostro campionato. Dopo dieci partite di altissimo livello a Siena (14.3 punti, 5.2 rimbalzi e 5.3 assist a partita), Hackett si è trasferito all’EA7 e ha trasformato una squadra forte e problematica in una corazzata praticamente imbattibile. Lo volete sapere un dato interessante? Hackett, in questa regular season, non ha perso neanche una partita con la maglia dell’Olimpia. È arrivato nel capoluogo lombardo prima della 12a giornata e ha aiutato Milano ad infilare un’incredibile striscia di 18 vittorie consecutive. Le sue cifre da quando ha cambiato squadra sono comprensibilmente calate, ma il suo impatto ha stravolto per sempre i destini di questo campionato.

Pietro Aradori (Cantù) Da diverse stagioni, Cantù è una delle realtà più importanti del nostro campionato. È difficile ormai scindere la squadra brianzola dalle prestazioni di Pietro Aradori, esterno della nazionale che è ormai presenza fissa tra i migliori giocatori della Serie A. Quest’anno Aradori si è regalato una stagione da 15.1 punti, 4.6 rimbalzi, 2.7 assist e 17.6 di valutazione a partita. La sua miglior prestazione stagionale – 28 punti con 7/9 dal campo e 11/11 dalla lunetta – risale alla trasferta di Brindisi. Il giocatore dell’Acqua Vitasnella ha decisamente dominato anche i derby con Varese: 19 punti con 7/11 dal campo all’andata e 25 punti con 7/12 al ritorno.

Nicolò Melli (Milano) Il minutaggio del giocatore nativo di Reggio Emilia è aumentato progressivamente dal 2010, anno in cui Melli ha esordito con la maglia dell’Olimpia Milano. Ormai Melli è un elemento importante nelle rotazioni della squadra: non solo parte in quintetto, ma rimane anche in campo per più di metà partita. Certo, ha ancora da migliorare qualche aspetto del suo gioco, ma intanto a 23 anni è già titolare in una squadra strafavorita per la vittoria del campionato. Quest’anno ha raggiunto un nuovo career-high, segnando 24 punti contro l’Acea Roma. La sua è stata una stagione da 7.8 punti, 5.6 rimbalzi e 9.9 di valutazione a partita.

Marco Cusin (Cantù) Dopo un infortunio di metà stagione che lo ha costretto ai box per sei partite, Cusin ci ha messo un po’ a tornare ad ingranare. Prima, però, era stato uno dei migliori giocatori di Cantù. Presenza di notevole impatto nel pitturato, ha chiuso la stagione con un ottimo 58.3% da due punti. Come Aradori, anche Cusin ha svolto un ruolo fondamentale nel derby d’andata con Varese: ha segnato 9 punti in un quarto quarto in cui Cantù ha rimontato proprio 9 punti di svantaggio. Senza l’infortunio, probabilmente, sarebbe riuscito a produrre cifre più importanti di quelle, comunque lusinghiere, definitive: 6.9 punti, 5.3 rimbalzi e 10.5 di valutazione.

LA MENZIONE SPECIALE

Luca Campani (Montegranaro) Le vicende extrasportive della Sutor non hanno minimamente intaccato lo spirito combattivo di giocatori come Daniele Cinciarini, Doum Lauwers, Zeljko Sakic e Valerio Mazzola. Accanto a loro, ha giocato un girone di ritorno decisamente importante Luca Campani, lungo classe 1990. Campani, per la verità, aveva già giocato qualche buona partita nel girone di ritorno dello scorso campionato. La partenza di Jamie Skeen ha aperto le porte del quintetto base al centro originario dell’Emilia-Romagna. Nelle ultime sei gare di campionato ha tenuto medie importanti: 15.6 punti, 7 rimbalzi e 20.5 di valutazione in 29.5 minuti di utilizzo. Se proiettiamo sui 40 minuti le sue statistiche stagionali – 6.9 punti, 3.5 rimbalzi e 8.9 di valutazione in 15.1 minuti – , scopriamo che si piazzerebbe all’ottavo posto nella classifica della valutazione. Insomma, chissà che questa stagione non possa essere per lui un trampolino di lancio.

BEST OF THE REST

Jerome Dyson (Brindisi) Acrobata spettacolare e solido playmaker per una squadra di alta classifica, Dyson è stato il segreto del quinto posto dell’Enel Brindisi in questo campionato. Difficile pensare che la squadra potesse raggiungere un risultato così rispettabile con un playmaker diverso dall’ex giocatore dell’Hapoel Holon. Brindisi ha già annunciato che sarà difficile, se non impossibile, trattenere un simile giocatore in Salento. I tifosi della squadra pugliese possono comunque rinviare questi pensieri e godersi le prodezze di Dyson nei Playoff. La regular season l’ha chiusa con 16.9 punti, 3.8 rimbalzi, 3.3 assist e 17.1 di valutazione a partita. Non ha mollato nemmeno in Coppa Italia: nella semifinale contro Siena ha segnato 30 punti.

Adrian Banks (Varese) Siamo davanti ad un giocatore che, in qualche modo, ha sorpreso rispetto al suo precedente rendimento italiano. Non tanto perché Banks avesse steccato la stagione passata, dal momento che era stato comunque – a 13.9 punti di media – il secondo miglior realizzatore, dietro a Dunston, di una squadra che aveva chiuso l’annata da prima in classifica. La vera differenza rispetto all’anno scorso l’ha fatta il suo ruolo in squadra: è passato da comprimario di fianco a fuoriclasse come Green e Dunston a trascinatore assoluto di una compagine che, ad un certo punto, era anche rientrata in corsa per la qualificazione ai Playoff grazie alle sue prestazioni. Banks ha sfoderato tutta la sua classe cristallina ed è stato, con 17 punti di media, il settimo miglior marcatore del nostro campionato. Il cambiamento più importante tra il Banks del 2012/2013 e quello del 2013/2014? Il tiro da tre: è passato dal 29.2% dell’anno scorso ad uno straordinario 46.4% che lo ha accreditato come quarto miglior tiratore dalla distanza in regular season.

Keith Langford (Milano) Non serviamo di certo noi per descrivere le caratteristiche di un giocatore che ha dimostrato di poter stare ai più alti livelli del basket europeo. Il suo nuovo passaporto turco potrebbe renderlo oggetto di interesse da parte di squadre come il Galatasaray, ma prima di fare discorsi di questo tipo Langford vuole finalmente riuscire a vincere il campionato con la maglia dell’EA7 Milano. E questa obiettivamente sembra l’annata giusta: i biancorossi hanno chiuso la regular season al primo posto e non sembrano avere rivali sulla strada verso il titolo. Langford è stato il secondo miglior marcatore del campionato con 18 punti di media. Un infortunio gli ha fatto saltare qualche partita nella seconda parte di stagione, ma Langford è prontissimo per brillare nei Playoff.

Caleb Green (Sassari) Eh però, così diventa tutto troppo facile! Alla già temibile armata sarda, in estate è stato aggiunto un attaccante incredibile come Caleb Green. Il suo repertorio è davvero completo e gli ha permesso di segnare in stagione 17.6 punti a partita – terzo miglior marcatore – con il 62.4% da due e il 38.5% dall’arco dei tre punti. Nel girone di ritorno, quando ha definitivamente ingranato, è andato solamente due volte sotto i 15 punti segnati: 12 punti a Pistoia e 13 contro Cremona. La sua miglior prova resta quella della quinta giornata: Cimberio annichilita con 45 punti, 10/11 da due, 4/7 da tre, 13/14 dalla lunetta, 4 rimbalzi e 46 di valutazione. Green è stato anche uno degli artefici per la Dinamo del grande successo in Coppa Italia: ha tenuto 16 punti di media in quella competizione.

Will Thomas (Avellino) La coppia di lunghi composta da Kaloyan Ivanov e Will Thomas è stata uno dei pochi motivi di vanto per la Sidigas in questa stagione. Non a caso, il reparto lunghi è stato l’unico a non aver subito stravolgimenti – se escludiamo il taglio di Dragovic – nel corso della stagione. Se Kaloyan lo avevamo già potuto apprezzare nella passata stagione, Will Thomas era un giocatore alla prima esperienza nel nostro campionato. Potremmo dire che ha passato a pieni voti il test di ingresso: tecnica sopraffina e abilità nel battagliare sotto le plance, nonostante la scarsa statura per il ruolo, gli hanno permesso di attestarsi tra i migliori centri del campionato. In stagione ha accumulato 15.3 punti, 7.4 rimbalzi e 19.7 di valutazione a partita.

FLOP 5

Jaka Lakovic (Avellino) Il playmaker sloveno aveva trascinato, nella scorsa stagione, la Sidigas ad uno strepitoso girone di ritorno. Nonostante il cambio di allenatore, la dirigenza irpina ha deciso di continuare a puntare sul giocatore e gli ha fatto firmare un contratto importante. Ecco, Lakovic ha deluso le grandi aspettative che tutti gli appassionati di basket italiano avevano su di lui. Una condizione fisica mai ottimale lo ha reso un difensore decisamente sotto la media e gli ha impedito di aiutare la squadra abbastanza da renderla competitiva nel corso del campionato. La sua è stata una stagione da 10.6 punti e 4 assist di media con il 45% da due e il 34.2% da tre. Cifre non troppo all’altezza di un campione d’Europa.

Casper Ware (Bologna) 21.3 punti, 3.8 rimbalzi e 5.3 assist. Queste le sue straordinarie cifre nella stagione in Legadue con la maglia di Casale Monferrato. Il playmaker californiano sembrava destinato ad essere l’ennesimo ottimo giocatore transitato dal piano di sotto prima di avere una buona carriera in Serie A1. Un esempio Ware ce lo aveva al suo fianco alla Virtus: Dwight Hardy, dopo la difficile stagione di Avellino, è tornato ad essere uno straordinario realizzatore esattamente come lo era in Legadue. E invece Ware non ha mai carburato e ha subìto oltremodo l’impatto con il massimo campionato italiano. 11.7 punti di media con percentuali poco lusinghiere – 43.2% da due, 26.4% da tre e 65.4% dalla lunetta – e solo 7.3 di valutazione in 30.9 minuti di utilizzo. La Virtus, per provare seriamente a raggiungere i Playoff, avrebbe avuto bisogno di ben altro giocatore.

Aubrey Coleman (Varese) Quando prendi un giocatore che, solo due stagioni prima, segnava 18.3 punti di media con la maglia di Biella, non puoi che essere convinto di aver fatto un colpo in grado di condizionarti in positivo la stagione. Invece la Cimberio ha visto la luce in fondo al tunnel solo quando Coleman ha lasciato spazio ad Adrian Banks ed è stato tagliato dalla dirigenza varesina. Coleman a Varese verrà ricordato principalmente per le sue prestazioni scriteriate, contraddistinte dall’eccessiva ricerca del tiro da fuori a discapito di quello che sarebbe il suo marchio di fabbrica, ovvero il canestro in entrata. Certo, avere affianco un playmaker solista come Clark non aiuta, ma non può essere una scusante. Per di più, Coleman ha deciso di chiudere un’esperienza varesina da 12.6 punti di media – 48.9% da due, 6% da tre (1/15) e 73.7% dalla lunetta – con un infortunio alla caviglia che, notizia rilanciata anche dai principali quotidiani cittadini, di vero aveva poco.

C.J. Wallace (Milano) Siete liberi di pensare che stiamo cercando il pelo nell’uovo nella ottima regular season milanese. Eppure è difficile non notare il declino fisico che ha colpito un giocatore che aveva precedentemente dominato la Serie A italiana con le maglie di Capo d’Orlando e Treviso. Wallace è riuscito a dare il suo contributo solo a sprazzi nell’annata dell’EA7 e siamo convinti che anche la stessa Milano si aspettasse qualcosa di più da lui. Alla fine della stagione le sue cifre sono quelle di un giocatore normale, peraltro nemmeno di primo piano: 4.1 punti  e 3.6 rimbalzi di media in 15.4 minuti di utilizzo. Di certo non quello che ti aspetti da un lungo con il suo curriculum.

Andrea Crosariol (Venezia) L’annata della Reyer è stata deludente nel complesso. Per il secondo anno di fila, la dirigenza ha dovuto constatare che non sempre una manciata di giocatori forti sulla carta si tramuta in una squadra forte sul campo. Difficile arrivare troppo in alto se le tue fortune dipendono dalle lune di un tiratore alterno come Donell Taylor e se nemmeno gli aggiustamenti in corsa hanno portato i frutti sperati. Alla fine dei conti, Andre Smith è stato l’unico giocatore costante per la Reyer, anche se ha deciso di macchiare la sua stagione litigando con i tifosi alla penultima giornata. Parlavamo degli aggiustamenti in corsa: uno di questi, Andrea Crosariol, avrebbe dovuto rivoluzionare la stagione di Venezia, che aveva scelto di rinunciare a Tony Easley per poter mettere al centro del gioco un centro con diverse caratteristiche fisiche. Risultato: per poco Easley non si è qualificato ai Playoff con Caserta, mentre Venezia era ormai da tempo fuori dai giochi. Crosariol ha parzialmente innalzato le sue medie con una prova da 20 punti all’ultima giornata, ma la sua è stata comunque una stagione negativa da 5.8 punti e 3.1 rimbalzi a partita.

FOTO DI: Alessia Doniselli