Il fantastico mondo di Siena: l’evoluzione di Marquez Haynes

Ciò che sta accadendo in questi Playoff, sponda senese, è incredibile e bisogna riconoscerlo, a prescindere dalla propria fede cestistica. Al di là dell’operazione “Time Out” (quella dei pagamenti) e dell’istanza di fallimento per bancarotta fraudolenta, presentata nella seconda metà di aprile dalla Procura della Repubblica di Siena nei confronti della società toscana, è pacifico come il fantastico mondo di Siena, quello del basket giocato, dell’ambiente che fa da contorno a un sistema tecnico-tattico che è spanne sopra a tutti gli altri in Italia, sia una garanzia di continuità di vittorie. Lungi da me dire se sia giusto o sbagliato che Siena possa disputare questi Playoff (secondo me, è giusto per quanto è maturato sul parquet, e sarà poi la giustizia sportiva a decidere se e quali provvedimenti prendere in merito alla questione), voglio spiegarvi come ciò che d’ora in avanti chiamerò “Sistema  Siena” sia un modello cui guardare con enorme ammirazione e profondo rispetto. Si noti bene che il concetto di “Sistema Siena” riguarda solo e unicamente l’aspetto tecnico-tattico, senza aver alcuna presunzione di sconfinare in ambiti in cui ogni parola sarebbe superflua e fuorviante, visto che non c’è ancora alcuna sentenza passata in giudicato.

Dicevamo del “Sistema Siena”, che potremmo quasi definire come un mondo idilliaco dove tutti (allenatori, giocatori, pubblico, magazzinieri) trovano una sorta di paradiso terrestre che li concilia all’ennesima potenza col gioco del basket. Senza volermi riferire alle passate stagioni, quelle delle gloriose vittorie della Siena di Pianigiani, Sato, McIntyre, McCalebb, Kaukenas, prendiamo in considerazione la stagione attuale, ponendo a paragone giocatori completamente rinati all’ombra di “Campus Sancti Pauli”, secondo la denominazione che ne da il primigenio documento, datato 1169 d.C, per indicare l’odierna Piazza del Campo. Innanzitutto bisogna considerare qualche statistica: Siena, in Regular Season ha fatto registrare un record di 20 vittorie e 10 sconfitte (66.7% di vittorie), nonostante a inizio anno fosse quasi certo, agli occhi di molti esperti, che avrebbe potuto al massimo lottare per un posto nella post-season; inoltre, le media di 67.6% di vittorie finora ottenuta dai ragazzi di coach Crespi è la 9° miglior prestazione in Serie A per i bianco-verdi, inferiore solo alle percentuali fatte registrare negli anni di totale dominio della gestione Pianigiani. Già questo, per una squadra comunque non quotatissima come roster, rispetto alla corazzata Milano, ma anche rispetto a Cantù, Sassari, Venezia o Reggio Emilia, è un motivo di enorme vanto: sfido chiunque a dire che il roster di Siena, dopo la partenza di Hackett verso i lidi milanesi, fosse da primi 4 posti potenziali. E qui, entra in gioco il concetto di Sistema di cui vi parlavo poco più sopra, perché è innegabile come tutti i giocatori passati alla Mens Sana riescano a trovare una loro dimensione, in cui esprimersi come mai prima d’ora.

Prendiamo il caso di Marquez Haynes, uno dei tanti errori di mercato milanesi, poi scartati e lasciati andare troppo presto anziché cercare di trovare dei correttivi in corso d’opera. Andiamo ad analizzare come sono migliorate le sue statistiche da quando è a Siena, contando solo le partite di stagione regolare, per poi analizzare i Playoff:

 stat medie

 PARTITE

 MINUTI

 PPG

 FG %

%  3 

 RPG

 APG

 VAL.

 +/-

 MILANO

 11

 14.3  4.5  34.6  33.3  0.6  1.0  2.3  4.0

 SIENA

 17

 31.9  13.5  38.8  37.6  1.9  3.9  11.3  7.1

Dalle percentuali dal campo (FG %) sembrerebbe che non sia cambiato poi granché, nonostante i punti siano praticamente triplicati; in realtà, ciò che è cambiato davvero (e il frutto lo si vede nei Playoff che Haynes sta dominando, di cui parleremo tra poco) sono le situazioni offensive in cui il giocatore si è venuto a trovare. A Milano, Haynes ha giocato in un periodo in cui la chimica di squadra era ancora un miraggio, e la coesistenza con Jerrells e Langford è stata, per forza di cose, un problema: lo staff milanese non ha saputo valorizzare le caratteristiche di un giocatore noto per essere un buon passatore e difensore e un ottimo bombardiere dalla distanza, se in fiducia. Arrivato a Siena, la situazione è completamente cambiata, anche per il fatto che coach Crespi ha deciso di puntare su di lui come leader in regia, capace di replicare le gesta del Bobby Brown della scorsa annata. Qui sta la differenza tra il “Sistema Siena” e quello delle altre squadre: in maglia Mens Sana ogni giocatore ha la possibilità di esaltarsi, mostrando al 100% le caratteristiche che lo contraddistinguono. Un’obiezione potrebbe essere che, in maglia Olimpia, la concorrenza era fin troppo accesa, e Haynes non avrebbe potuto mai avere lo stesso minutaggio e le stesse responsabilità che ha ora a Siena: tutto vero, se non fosse che c’era da scegliere tra lui e Jerrells, con Milano che ha puntato decisamente sul secondo. Se l’Olimpia avesse scelto Haynes, oggi si ritroverebbe un degno cambio di Hackett nello spot di play, senza dover ricorrere a Gentile o Langford per portare palla all’inizio dell’azione offensiva, visto che Jerrells è abbastanza inadatto nel ruolo, essendo una guardia fatta e finita da sfruttare specialmente come sentenza da 3 punti.

Il “Sistema Siena”, però, ha un’altra formidabile caratteristica: quella di cambiare la mentalità dei giocatori, prima ancora che le loro statistiche. Specialmente quando conta davvero vincere (i Playoff sono un sport a parte, rispetto alla Stagione Regolare), ogni giocatore di Siena riesce ad andare oltre i propri limiti, regalando giocate impensabili. A proposito, vi dice nulla la reverse dunk di Ress di qualche giorno fa? Questo è il punto focale della mia analisi: a Siena si rinasce, prima mentalmente e poi sul parquet. Non so dirvi se abbiano trovato una cura particolare per amalgamare un’accozzaglia di giocatori e rimanere uniti anche quando il mondo esterno allo spogliatoio rema completamente contro di loro; forse, però, è la cultura del lavoro, il vivere di basket h24, 7 giorni su 7, che rende la Mens Sana una delle realtà sportive più belle degli ultimi anni, per quanto espresso sul parquet e senza voler scendere a infimi livelli, esaminando la questione legale (cosa che, peraltro, non è di mia competenza). In merito al cambio mentale, diamo un’occhiata alle statistiche che Haynes fa registrare in questi Playoff di Serie A:

 stat medie

 PARTITE  MINUTI  PPG   FG %  % 3  RPG  APG  VAL  +/-

 PLAYOFF

 7  33.6  18.9  49.4  51.3  2.7  5.1  21.1  3.9

Le statistiche del play con passaporto georgiano corroborano facilmente la tesi per cui a Siena si trova una dimensione che sa esaltare le caratteristiche di ogni singolo giocatore, specialmente quando c’è da giocarsi la vittoria “reale” di qualche trofeo. Con tale analisi non voglio certo dire che le altre realtà siano uno schifo, ma semplicemente dimostrare che Siena non può passare per la squadra che vinceva solo con bilanci falsi o gonfiati, o con pagamenti irregolari, perché sul parquet, comunque, spiegava e spiega ancora basket. Perciò guardiamoci tutti bene dal voler togliere meriti sportivi che appartengono indubbiamente alla Mens Sana, facendo solamente complimenti a un gruppo che, nonostante le mille avversità extrasportive, riesce a essere 2-0 in una serie di Semifinale Scudetto. Chapeau a coach Crespi, e ai suoi ragazzi.