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Il rumore dei nemici – Siena e la iustitia come magistra vitae

Parafrasando il celebre “amo il rumore dei nemici” del buon Josè Mourinho, sarebbe anche il caso di cominciare a fare chiarezza su quanto si sta leggendo in questi giorni in merito alla possibilità di revoca degli Scudetti vinti dalla Mens Sana Siena durante “l’era Minucci”, poiché nel calderone del qualunquismo stanno finendo considerazioni spesso contrastanti e, a volte, non inerenti con il tema principale. Premetto subito che leggere questo articolo causerà l’implicito schierarsi in una delle varie fazioni che si sono venute a creare dopo gli scandali che hanno colpito la pallacanestro italiana qualche anno fa: pro-Siena, contro-Siena, forse l’una, forse l’altra ed oltre. Perciò, premetto anche che non sarà un articolo breve, anzi.

Partiamo da una considerazione che spesso viene dimenticata. Baskettopoli e Operazione “Time-Out” non sono la stessa cosa, beninteso. Baskettopoli è il neologismo con cui fu denominata l’inchiesta di Reggio Calabria che coinvolse parte dei vertici arbitrali italiani e che portò il GIP Kate Tassone a conclusioni devastanti per la credibilità del nostro basket (rimando a un articolo di Walter Fuochi del 2009, basta cliccare qui). L’Operazione “Time-Out”, invece, fu portata avanti dal comando provinciale di Siena della GdF e portò all’arresto domiciliare di Ferdinando Minucci, della sua segretaria e di due dirigenti di una società cui lo stesso Minucci si appoggiava per una gestione personalistica della Mens Sana, in una sorta di notabilato che tanto riporta agli inizi del Novecento, quando nemmeno un ventennio di regime fascista riuscì a spezzare questa pratica personalistica (tutta italiana, peraltro). Ebbene, in entrambe le situazioni è stata chiamata in causa Siena, ma forse sarebbe meglio fare chiarezza.

In “Baskettopoli”, il nome di Siena comparve laddove si arrivò a toccare i vertici arbitrali della pallacanestro italiana in varie intercettazioni in cui tornarono a galla arbitraggi molto discussi all’epoca (specialmente quello di un Fortitudo-Siena dei Quarti 2008, in cui Siena vinse con episodi arbitrali finali a senso unico). Allora tornò alla ribalta il concetto di “sudditanza psicologica” tanto caro al mondo calcistico, ma che qui vedeva come protagonista la squadra di pallacanestro italiana che in quegli anni (2006-2013) fece incetta di vittorie entro i confini nazionali, con 7 Scudetti consecutivi portati al centro di Piazza del Campo. Qui, però, nonostante l’enorme danno d’immagine alla pallacanestro italiana e gli innumerevoli lati oscuri della vicenda, Siena non fu coinvolta nei procedimenti giudiziari che ne seguirono; addirittura, furono Sergio Scariolo (allora allenatore dell’Olimpia Milano) e Livio Proli a rischiare una squalifica a causa di dichiarazioni lesive dell’onorabilità di Siena e di altri precisi tesserati senza aver portato alcuna prova a sostegno delle loro tesi. Il tutto si risolse in varie archiviazioni, in ricorsi e in diatribe personalistiche tra vari fischietti italiani (in merito all’ultimo punto, rimando a un interessante pezzo di Enrico Campana, si clicchi qui per leggerlo), ma senza il diretto coinvolgimento di Siena e senza che si potesse parlare di quella celeberrima “cupola” di derivazione calcistica, a tutto vantaggio della società toscana. Pertanto, la prima precisazione, per quanto sommariamente e bonariamente, è stata fatta.

Passiamo ora alle questioni riguardanti gli sviluppi dell’operazione “Time-Out” e alle incessanti voci che vorrebbero la revoca degli Scudetti vinti da Siena durante gli anni incriminati, con possibile riassegnazione alle finaliste perdenti (nell’ordine, Virtus Bologna, Virtus Roma, 2 volte Olimpia Milano, Pallacanestro Cantù, ancora Olimpia Milano e infine Virtus Roma). Premesso che, in caso di revoca, non sarebbe prevista alcuna riassegnazione (un’eventuale riassegnazione non è praticabile poiché la Serie A italiana prevede due fasi di gioco ben distinte, Regular Season e Playoff), come peraltro riportato anche da Siena Sport (basta cliccare qui), sarebbe utile non confondere duecento situazioni diverse finendo per creare un calderone da cui uscirebbero, inevitabilmente, qualunquismi e generalizzazioni spaventose. Stando alle ultime dichiarazioni dell’Avv. Mattia Grassani, principe del foro di Diritto Sportivo in Italia, bisogna ben distinguere la fattispecie dell’illecito sportivo da quella dell’illecito amministrativo (peraltro, consiglio la lettura delle sue parole, come riportate da Sportando nel maggio 2014). In definitiva la giustizia non ha ancora compiuto tutto il suo corso (anche se è in dirittura d’arrivo), perciò lanciarsi in dichiarazioni di sorta sulle questioni giudiziali potrebbe essere fin troppo controproducente. Non è ancora stato provato che l’alterazione di bilanci e la creazione di fondi neri incise sulle iscrizioni di Siena ai Campionati di Serie A degli anni incriminati; inoltre, se ciò fosse provato giudizialmente, dovremmo tutti interrogarci sull’attività e sull’efficacia di quegli enti garanti del rispetto delle regole nelle iscrizioni e nelle gestioni degli eventi sportivi, in questo caso cestistici. Perciò, da qui a dire che il livellamento verso il basso della pallacanestro italiana sia colpa delle “magagne” senesi (come qualcuno le chiama) è un’illazione immotivata bella e buona o, se volete, è la più classica delle chiacchiere da bar.

Personalmente posso dire due cose. Sportivamente, da tifoso di Milano che si è recato più e più volte in trasferta a Siena, rodevo dentro nel perdere ogni santa partita e notavo anche io un arbitraggio che, nel dubbio, propendeva nella chiamata pro-Siena. Ma ero giovane, inesperto e guardavo ogni partita con gli occhiali del tifoso accanito, che non voleva sentire altre campane; tant’è che, in tempi più recenti, le stesse accuse su arbitraggio a senso unico sono state fatte a Milano, quindi ritengo che tutto questo faccia parte del più classico “remare contro la squadra che è (o che dovrebbe essere, nel caso di Milano) la più forte e la più temuta”. Certo, magari negli anni del dominio senese la sudditanza psicologica esisteva e non lo sapremo mai, ma non spetta a me dirlo e se la giustizia ha detto che non fu così, non vedo perché prendersela con Siena anziché con la giustizia stessa, magari portando nuove prove o cercando nuovi indizi (specialmente da parte di chi, in queste vicende, ne è uscito sempre male). Rodevo dentro, ma a distanza di anni posso ammettere che Siena dava lezioni di pallacanestro a tutta Italia, a mezza Europa e forse pure ai Monstars di Space Jam; e non si dica che quelle lezioni di pallacanestro furono inficiate dai falsi in bilancio, perché per ora la giustizia sportiva non ha ancora ravvisato una disparità di condizioni di partenza tra Siena e le altre squadre nelle singole stagioni sportive incriminate. Questo deve essere il compito della giustizia sportiva, un compito lungo, complesso e coordinato con la giustizia ordinaria: rispondere al quesito “Siena ha comunque partecipato alle competizioni italiane in condizioni di parità con le altre squadre, che si contesero per anni e a tanti punti di distanza dai toscani, il titolo di Campione d’Italia?”. Non spetta ai tifosi rispondervi, poiché inevitabilmente la partigianeria, ovvero lo schierarsi in fazioni, la farebbe da padrona e si finirebbe per lasciarsi trasportare da odi sportivi e rancori verso una società che per anni ha vinto tutto in Italia e ha detto la sua anche in Europa (per ora, senza illegalità di sorta almeno in questo ambito).

Si tende poi a dimenticare il ruolo di Ferdinando Minucci, il vero ideatore del “sistemone” (qui i dettagli) “che, tramite la gestione della società sportiva con metodi illeciti ha portato ad ingaggiare atleti di fama internazionale pagati anche in nero su conti esteri (consentendo a loro volta a 25 giocatori di sottrarsi alla tassazione dei redditi in Italia), alterare i risultati dei bilanci, produrre provviste di denaro contante per l’arricchimento personale e per spese fuori bilancio” (op. cit. “Operazione ”Time Out”, i dettagli dell’operazione che ha portato all’arresto di Ferdinando Minucci”, da SienaFree.it del maggio 2014). L’illecito amministrativo è fuori di dubbio, ma per ora manca quel nesso con un possibile illecito sportivo che, invece, molti danno per scontato, come se la giustizia fosse una cosa da farsi in casa, davanti a un bel bicchiere di Vin Santo e qualche cantuccio. “Se venisse confermata la frode sportiva, nonché la violazione sempre dei principi di lealtà e correttezza per conseguire un illecito vantaggio (utilizzando bilanci non veritieri per la costruzione delle squadre), la strada sarebbe tracciata: gli scudetti saranno a rischio revoca e il giudice sportivo a quel punto dovrebbe riscrivere la classifica mettendo accanto al nome di Siena la dicitura “revocato” (op. cit. Basket, falsi bilanci e frode sportiva: Siena rischia la revoca di 6 scudetti, di Mario Canfora in “La Gazzetta dello Sport, qui consultabile integralmente).

Certo, permangono dubbi e incertezze sulla trasparenza di una pallacanestro italiana sempre più devastata da situazioni di questo genere e sempre meno allietata da successi sportivi di rilievo, tra Nazionale e Club in competizioni europee. Tuttavia, rimane anche la certezza che se vari giocatori avversari di quella Siena ne hanno più volte lodato l’ambiente cittadino, la maniacale preparazione sportiva della squadra e un livello tecnico-tattico che non aveva eguali in Italia, allora non si può ridurre tutto al “togliamo gli Scudetti a Siena”. Se la giustizia dovesse ravvisare definitivamente anche illeciti sportivi, adotterà le congrue sanzioni in merito, ma per ora evitiamo di alimentare un calderone mediatico che porta solamente ulteriore discredito verso un ambiente che non è certo in gran forma.

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