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Intervista a Federico Mussini: “Chris Mullin è il motivo per cui ho scelto St. John’s”

Federico Mussini ha conquistato praticamente ogni appassionato di basket e addetto ai lavori in Italia. Il suo talento è superato i confini della penisola e non di poco visto che l’estate scorsa è stato il miglior realizzatore dell’Europeo Under 18 e poi, nel corso della stagione che ha visto il suo debutto in Eurocup e l’arrivo di Reggio Emilia nella finale Scudetto, è stato convocato per il prestigioso Nike Hoop Summit, showcase che mette in mostra i migliori Under 19 del mondo. Mussini aveva già parlato con My-Basket.it pochi mesi fa in occasione della pubblicazione del nostro magazine sul Torneo NCAA. All’interno di quella intervista Federico ci parlò di cosa vuol dire essere corteggiato da alcune squadre del panorama NCAA, della possibilità di andare in America a proseguire il suo percorso e della sua visione del mondo collegiale americano. Ora Federico ha deciso e ha dichiarato pubblicamente che la sua prossima tappa cestistica non sarà a Reggio Emilia ma a New York come nuovo membro dei St. John’s Red Storms, alla corte della leggenda NBA Chris Mullin, neo coach della squadra. Federico Mussini ha parlato con noi della stagione appena conclusa, della sua scelta, del colloquio con Mullin e di cosa si aspetta dal suo primo anno americano, dentro e fuori dal campo.

Questa tua stagione è stata incredibile, dall’Europeo Under 18 2014 fino alla finale Scudetto passando per il Nike Hoop Summit. Quanto pensi di essere maturato e migliorato in questa stagione?

E’ stata una stagione più che positiva sotto molti aspetti. Penso di essere migliorato molto individualmente, soprattutto in difesa, così come nelle letture e nel mio modo di giocare in toto. Ora sono più un giocatore di Serie A rispetto a quanto non fossi l’anno scorso. Giocare tanti minuti mi ha aiutato. L’anno scorso, entrando solo saltuariamente, avevo un gioco più improntato sullo stile del basket giovanile, ora invece il mio gioco è più maturo, più “da grande”.

In una stagione del genere è difficile scegliere un momento sopra tutti gli altri ma se dovessi farlo quali sarebbero i ricordi che porterai sempre con te?

Le soddisfazioni sono state tante. In primis la finale Scudetto che purtroppo non è andata a finire come speravamo. Ci siamo rimasti male perché ci credevamo tantissimo, ma al tempo stesso ci ha insegnato molto sulle nostre capacità di squadra. Il percorso che ci ha condotti fino a quella gara-7 infatti è stato stupendo ed è uno dei miei ricordi più belli.
Per quanto riguarda il mio personale bagaglio, tra i momenti più belli della stagione inserisco la partita contro Bamberg perché è stata la mia prima esperienza in Eurocup e perché la mia prestazione mi ha fatto capire che potevo giocare a quei livelli. Non me la scorderò mai. L’altro momento individuale che ritengo indimenticabile è stato il Nike Hoop Summit. Essere in campo con giocatori di tutto il mondo, molti dei quali saranno entro breve tempo in NBA, in un evento giocato in passato da alcuni dei migliori di sempre, è stata un’avventura incredibile.

La scelta NCAA è comunque difficile perché non vuol dire solo andare a vivere da solo dall’altra parte del mondo ma significa anche rinunciare temporaneamente al professionismo. Cosa ti ha convinto a farlo?

Personalmente non ho vissuto questa scelta come uno stop al professionismo. Ho voluto scegliere la via della NCAA perché credo che al momento sia la miglior occasione per migliorare il mio gioco individuale, sia negli aspetti in cui sono più forte ma soprattutto in quelli in cui sono più carente. Lo sviluppo individuale è più difficile da portare avanti in Italia perché ci si concentra più sull’organico e sulla chimica di squadra, nel college basketball invece potrei focalizzarmi maggiormente sul player development ma ovviamente senza disdegnare il gioco di squadra. Ritengo che nel mondo NCAA i due aspetti di cui sopra siano molto bilanciati e per questo potrò migliorare molto sia come giocatore che come persona perché affronterei nuove modalità di allenamento, giocherei comunque in un campionato di alto livello e potrei anche continuare con gli studi, cosa che qui sarebbe impossibile fare giocando da professionista. Sarebbe per me anche una nuova esperienza di vita perché conoscerei persone nuove, mi adatterei a un nuovo ambiente e vivrei tutte quelle situazioni che credo facciano bene alla crescita di un ragazzo della mia età.

Quindi nella tua scelta ha influito anche la volontà di cambiare ambiente per la prima volta nella tua carriera, non solo per quanto riguarda il basket ma anche per la vita di tutti i giorni.

Sì, anche perché l’America ha sempre un fascino speciale per un giocatore e un appassionato di basket. Non si può chiedere di meglio.

Diciamo che ti sei anche scelto una discreta città in cui vivere. Poteva andare molto peggio.

Esatto, capitare proprio a New York rende tutto ancora più bello. Andare al college è comunque un’occasione che capita una volta nella vita e per questo mi sono detto che quantomeno dovevo provarci. Non potevo rischiare di perdermi qualcosa di indimenticabile. Ho parlato con tante persone che hanno affrontato questo percorso e tutti si sono detti più che soddisfatti, per questo non potevo perdere un treno che nella vita passa una volta sola, nonostante a Reggio mi sia sempre trovato benissimo.

Hai detto che hai scelto la via della NCAA anche per poter proseguire gli studi. Hai già un’idea di cosa andrai a studiare?

Mi piace l’idea di poter iniziare un corso universitario. In Italia, come detto, sarebbe quasi impossibile combinare il professionismo con gli studi mentre in NCAA i programmi delle squadre si basano sul bilanciamento di sport e studio, per questo ho intenzione di iniziare a studiare Sport Management.

Nell’intervista che abbiamo fatto qualche mese fa dicesti che le squadre a te più interessate erano St. John’s, Davidson, Providence, Gonzaga, Virginia e Central Florida. Cosa ti ha fatto scegliere i Red Storms e scartare le altre?

St. John’s ha sempre mostrato molto interesse nei miei confronti e tutto lo staff mi ha fatto capire che sarei stato molto utile alla squadra. Questa volontà nel cercarmi e nel farmi prendere parte al loro progetto ha contato tanto nella mia decisione. Come se non bastasse, essere allenati da una leggenda come Chris Mullin, un giocatore che ha fatto parte del Dream Team del 1992, è un’occasione davvero unica. Penso che lui possa aiutarmi tanto nella crescita grazie alla sua esperienza in campo. Oltretutto St. John’s è una buona scuola e mi permette di intraprendere un percorso di studi molto interessante.
Se devo trovare il singolo motivo che più di tutti mi ha portato a scegliere i Red Storms non ho dubbi: la presenza di Chris Mullin.

Mullin è diventato ufficialmente il coach di St. John’s il 30 marzo. I Red Storms erano la tua prima scelta anche prima di quella data o il suo arrivo sulla panchina ha cambiato totalmente le tue priorità?

Sinceramente St. John’s non era la mia prima opzione prima dell’arrivo di Mullin. Il fatto che fosse diventato lui l’allenatore era già di per sé qualcosa per cui avrei cambiato i miei piani, poi ci ho parlato e mi ha fatto ulteriormente una grandissima impressione rafforzando le mie idee su di lui. Mi ha trasmesso grande fiducia. Non solo è stato un grandissimo giocatore ma si è rivelato anche una persona molto corretta e con idee interessanti. Dopo il colloquio con lui sono cambiate le carte in tavola e ho deciso di andare ai Red Storms.

Nella conversazione con Mullin avete parlato anche delle tue responsabilità in squadra e del tuo impiego?

Ovviamente nulla viene dato per scontato e le responsabilità bisogna guadagnarsele col duro lavoro e con l’allenamento. Coach Mullin però ha detto che avrò spazio fin da subito e queste sono state per me parole molto importanti. Per come è conformata la squadra so di poter aver minuti importanti ma, come detto, starà a me meritarli.

Squadra in cui peraltro troverei altri italiani. Uno è Luca Virgilio, nello staff di coach Mullin, e l’altro è Amar Alibegovic, italiano di adozione visto il suo passato nella Stella Azzurra Roma.

Esatto. Ho parlato tanto con loro e mi hanno aiutato in questa scelta. Amar in particolare mi ha parlato tanto della sua prima stagione a St. John’s e mi ha detto di essersi trovato benissimo. Senza dubbio le sue parole mi hanno invogliato a seguirlo nei Red Storms, per non parlare del fatto che conoscere già così bene un compagno di squadra ancora prima di unirmi al gruppo è un grande vantaggio. Sono certo che entrambi mi aiuteranno ad inserirmi al meglio nel nuovo organico così che io possa rendere al massimo fin da subito. So già di poter contare su persone fidate a cui chiedere un aiuto nel caso ne avessi bisogno.

Alibegovic
I tweet che confermano l’influenza di Alibegovic e la conseguente gioia dell’ex giocatore della Stella Azzurra per il commitment di Mussini.

Giocherai in Big East, una conference forte, ricca di storia e di squadre che ti hanno offerto una borsa di studio e che quindi hai imparato a conoscere. Che ne pensi di questa conference?

Trovo che la Big East sia una delle migliori conference in NCAA. E’ una conference molto fisica e atletica, con ottime squadre, e per questo dovrò essere pronto a giocare a un alto livello di intensità fisica, forse anche più alto rispetto a quello a cui mi sono dovuto abituare in questa stagione appena conclusa. In ogni caso, considerando la squadra che avrà St. John’s, penso che potremmo fare molto bene.

Quali sono quindi i tuoi obiettivi in vista della prima stagione oltreoceano?

Per prima cosa voglio che sia una stagione vincente e voglio aiutare la squadra a raggiungere il miglior risultato possibile. Vorrei arrivare al Torneo NCAA e se possibile anche più avanti. Al tempo stesso voglio cercare di migliorare individualmente, specialmente dal punto di vista fisico ma anche tecnicamente.