Intervista a “The Born Leader” – George Gilmore

Un playmaker che non aveva nulla da invidiare a nessuno, veloce, scattante e con un tiro mortifero. Intervista a George “Magic” Gilmore, giocatore visto in Italia a Roseto degli Abruzzi e Roma negli anni 2000.

George Gilmore, classe 1968, è stato il playmaker della Cordivari Roseto in serie A1 nella stagione 2000/2001, pescato in Turchia dall’allora presidente Michele Martinelli. Un giocatore con tanta leadership, in un campionato che vantava squadroni come Kinder e Paf Bologna, Montepaschi Siena, Benetton Treviso e molte altre. Roseto, grazie al suo “folletto”, arrivò sia alle Final Eight di Coppa Italia che ai Playoffs Scudetto e Gilmore finì la sua prima stagione italiana girando a 21 punti di media. Contattato via Facebook, ci ha rilasciato, con piacere, un’intervista sulla sua esperienza italiana e sulla sua vita.

Ciao George Gilmore, sono passati molti anni ma nella tua prima stagione in Italia, sei diventato subito un beniamino dei tifosi di Roseto, che ricordi hai di quel campionato?
Sì, ricordo che avevamo i migliori tifosi di tutta Italia. Ricordo anche quanta passione e quanto amore hanno per la pallacanestro. Ho voluto giocare sempre a mille e ad ogni partita cercare di fare uno show per la gente di Roseto e penso che le persone rispettassero me e la squadra per il duro lavoro che mettevamo in campo durante ogni partita.

Il secondo anno sei andato a Roma, ma sei tornato subito a Roseto per finire la stagione. Cosa non ha funzionato nella capitale?
Sì, mi sono accordato con Roma al tempo, ma il mio cuore era in realtà ancora a Roseto. Fu una scelta difficile lasciare Roseto ma questo è il business del basket. Credo che una delle cose che mi hanno portato indietro fu che, a Roma, non c’era quella vicinanza e fratellanza tra noi giocatori, che invece abbiamo condiviso a Roseto. Volevamo vincere a Roma ma non eravamo pronti.

Ti farà piacere sapere che Roseto oggi è ai piani alti della classifica in serie A2. Un pensiero per la città e i Rosetani…
È veramente eccitante sapere e vedere che la nuova squadra di Roseto stia andando così bene. I tifosi lo meritano e supporteranno il loro team. Sono veramente onorato di aver giocato lì, in una piccola città che mi ha tanto amato.

Vivi sempre alle Hawaii e so che hai tentato la carriera da allenatore un periodo, è ancora nei tuoi progetti o ti occupi di altro?
Attualmente alleno un gruppo di giovani ragazzi per aiutarli a sviluppare le loro caratteristiche. Allenare ad un livello più alto potrebbe accadere in futuro, se ovviamente arrivasse la giusta occasione. Il basket è nelle mie vene e ne farò sempre parte, ma in questo momento mi piace guardare i miei figli crescere e fare le cose che ci rendono felici.

Tuo figlio più grande, Kaleb, gioca a basket, magari lo vedremo a Roseto fra qualche anno, seguendo la bella carriera del padre..
Mio figlio più grande ha tre anni di college da fare e sono felice ed orgoglioso di dire che ha ereditato alcuni miei tratti cestistici. È molto esplosivo e veloce… Sarebbe una bella storia se padre e figlio indossassero la stessa canotta del Roseto.

Passiamo al tuo quintetto preferito di tutti i tempi. Chi selezionerebbe Gilmore?
La mia top five non può essere altro che tutta la squadra del 2001, con grandi uomini come Mario Boni, Stefano Attruia e Ian Lockhart. Questi ragazzi erano veramente speciali per il nostro roster. Li adoro e non posso dimenticare il grande coach Phil Melillo.

Invece il coach da cui hai appreso di più?
Ho amato e rispettato tutti i miei allenatori, sia da ragazzo che da giocatore professionista. Ho imparato qualcosa da tutti loro e ho avuto un buon rapporto con ognuno di essi. Non c’è un coach in particolare da cui ho appreso di più. Con i ragazzi che alleno oggi faccio uso delle tecniche che ho assimilato dalla maggior parte degli allenatori che ho avuto.

Grazie per il tuo tempo George. Ti aspettiamo a Roseto!

Intervista a cura di: Leonardo Mariano