Jerrells spezza la favola senese: l’essenza del basket tra lacrime e centimetri

Certe notti è davvero difficile provare a parlare ed a scrivere di pallacanestro, perché sono troppe le emozioni che scorrono dentro. Ma come, direte voi, non tifi né per Siena né per Milano, per quale motivo dovresti provare sentimenti forti? Perché questo per me è il basket. No, non voglio fare lo “sbrodolatore”, ma semplicemente quanto accaduto ieri sera al PalaEstra non mi ha lasciato affatto indifferente.

Abbiamo assistito ad una partita giocata alla morte da entrambe le squadre: una voleva a tutti i costi vincere sul suo campo l’ottavo scudetto consecutivo per regalare al popolo senese un’ultima, grande notte di gioia e passione prima che le tristi vicende extracestistiche prendano il sopravvento; un’altra aveva una paura disumana di rimediare l’ennesima figuraccia dell’ultimo decennio, concludendo la stagione senza trofei dopo i tanti proclami, il mercato incentrato sul nucleo vincente della Siena dello scorso anno ed i soliti fallimenti negli appuntamenti importanti. Ma, casomai non lo si fosse ancora capito, lo spirito, la mentalità e l’organizzazione della Mens Sana non è acquistabile a nessun prezzo, è un qualcosa che si costruisce nel tempo con competenza e pazienza, due virtù che non sembrano proprio essere di casa a Milano.

Ma non divaghiamo, e torniamo alla partita: dopo un grande inizio di marca senese, con la truppa di coach Crespi che ha trovato un Othello Hunter ancora una volta devastante sotto i tabelloni ed in situazione di pick and roll, Milano è riuscita a prendere in mano il pallino del gioco sulle ali di uno strepitoso Alessandro Gentile, un fenomeno vero che quando scende in campo con la testa giusta è illegale a questo livello. Nonostante il -11 verso la fine del terzo quarto e le evidenti difficoltà nell’attaccare la zona avversaria, Siena non ha gettato la spugna: d’altronde come avrebbe potuto, questa era l’ultima partita della sua dinastia tra le mura del PalaEstra, e come tale andava onorata fino in fondo. Cosa che i ragazzi di Crespi hanno fatto nel migliore dei modi, trovando nell’ultimo quarto un paio di giocate di Josh Carter e Marquez Haynes che hanno completamente rimesso in discussione il risultato e acceso un’atmosfera irreale. Non appena Siena si è rifatta sotto, il suo popolo ha infatti risposto presente con una bolgia di livelli impressionanti, tanto che i giocatori hanno iniziato a sentire a mala pena i fischi degli arbitri. Insomma, il pubblico e la squadra sono entrati in perfetta simbiosi ed hanno dato anima e corpo per provare a completare quest’ultima grande impresa.

Ma la pallacanestro a volte sa essere davvero crudele per la sua imprevedibilità, e forse è per questo che è lo sport più emozionante di tutti. 72-72, una trentina di secondi da giocare, Janning forza la conclusione dalla distanza ma rilascia bene il tiro, che viene però letteralmente sputato fuori dal ferro. Ribaltamento di fronte, il giocatore impalpabile per tutta la partita, nonostante partisse in quintetto al posto di un irriconoscibile Hackett, si prende con tutta la pressione del mondo il tiro in precario equilibrio: solo rete. Questione di centimetri, con gli dei del basket che hanno deciso di premiare il grande coraggio di Curtis Jerrells, che ha letteralmente tolto le castagne dal fuoco per Milano e le ha dato la possibilità di salvare la stagione con la gara 7 per lo scudetto al Forum.

Per Siena, invece, nel momento in cui quel pallone si è adagiato sul fondo della retina, è iniziato un vero e proprio dramma sportivo: un silenzio irreale, facce dei giocatori incredule e stremate per il grande sforzo profuso nella rimonta, ma soprattutto tifosi con i lacrimoni agli occhi. No, a far male non è tanto, o almeno non è solo, la sconfitta subita in modo roccambolesco in gara 6 di una finale che sembrava destinata all’overtime. Fa male la consapevolezza di aver vissuto per l’ultima volta questa grande squadra al PalaEstra. Perché una volta spenti i riflettori su questa serie scudetto, della Mens Sana Siena che ha dominato in territorio italiano negli ultimi 10 anni rimarrà solo il ricordo. E fa rabbia pensare che, mentre quei tifosi piangevano, si disperavano e cercavano di respirare fino all’ultimo secondo utile quell’aria unica che solo un palazzetto di pallacanestro sa trasmettere, magari chi ha lucrato sulla passione di migliaia di persone se ne stava comodamente seduto in poltrona a guardare la partita senza alcuna emozione.

Ma delle vicende giudiziarie e dei personaggi coinvolti ci sarà tempo per parlarne. Adesso ciò che conta è archiviare immediatamente una gara 6 di rara bellezza per intensità, significato ed emozioni e pensare che c’è ancora un’ultima partita da giocare. Psicologicamente quel tiro di Jerrells potrebbe fare tutta la differenza del mondo in favore di Milano, che avrà il vantaggio non indifferente di giocare davanti agli oltre 10mila del Forum, ma se c’è una cosa su cui possiamo mettere la mano sul fuoco, è che la meravigliosa truppa di coach Crespi scenderà in campo per dare tutto ciò che le è rimasto nei 40 minuti che segneranno in ogni caso la fine della Mens Sana Siena. L’Olimpia, invece, cercherà di far valere il suo maggiore talento e la sua profondità per arrivare finalmente al tanto ambito titolo che manca ormai da 18 anni, più o meno un’eternità, se si considerano i budget spropositati rispetto alla concorrenza che ha avuto a disposizione in questi anni. Insomma, se gara 6 vi ha lasciato senza respiro per il suo susseguirsi di emozioni, state sicuri che gara 7 non sarà da meno, con Siena che cercherà di rendere un po’ meno amaro il suo canto del cigno.

FOTO DI: Simone Francioni