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Kalnietis + Batista – come colmare bene le lacune estive

Prima in Serie A con 26 punti (frutto di 13 vittorie e 4 sconfitte), oltre ad avere miglior attacco e miglior difesa. Prima nel Gruppo J di Last 32 of Eurocup con 3 vittorie e 1 sconfitta e con la terza difesa tra le 32 squadre rimanenti nella seconda competizione europea per club. Eppure Milano non sembra accontentarsi e così decide di firmare due innesti che possano aiutare a coprire lacune strutturali di un roster che, come ogni estate, non è stato poi costruito così attentamente.

Le firme sono quelle di Mantas Kalnietis, play lituano che all’occorrenza sa giostrare bene anche da guardia, e di Esteban Batista, centro uruguaiano con un passato agli Atlanta Hawks e tanta gavetta tra i top team europei. Queste due aggiunte in corso d’opera dovrebbero aiutare l’Olimpia a concludere un percorso di crescita stagionale e a colmare alcune lacune strutturali, come la mancanza di un play puro in grado di togliere pressione al buon Cinciarini e l’arrivo di un centro “di peso” per potersi confrontare ad armi pari contro squadre meglio attrezzate sotto canestro e far giocare McLean e Macvan nel loro ruolo naturale, quello di 4.

Kalnietis nuovo “Omar Cook”? – A Milano i playmaker sono merce rara negli ultimi anni, visto che l’ultimo esemplare di questa specie risponde al nome di Omar Cook, che nell’Olimpia giocò per una stagione e mezzo sotto le direttive di coach Scariolo. Kalnietis è l’eccezione al corso biancorosso degli ultimi anni, in cui la squadra veniva affidata a combo-guard di primo livello (Jerrells, su tutti) che però non erano in grado di far girare la squadra e pativano molto la posizione, non potendo esprimersi offensivamente ad altissimi livelli: sarà un caso che proprio il buon Licio fece vincere uno scudetto a Milano quando fu liberato dalla gabbia del playmaker per essere riproposto nel suo ruolo naturale, quello di guardia? Proprio ieri Carlo Perotti ha sdottorato sulla tematica playmaker (qui l’articolo) e, prendendo come base la sua classificazione, ritengo che Kalnietis possa rientrare a tutti gli effetti nella categoria dei “talentuosi bipolari”, se non altro per l’estro e per il talento (a 20 anni era il play titolare della Lituania al Mondiale giapponese del 2006) e per un carattere che, in molti, hanno definito “non facile”. Non saprei dirvi meglio in che cosa consista quel “non facile” e non posso nemmeno giudicare perché il giocatore non lo conosco; non lo conoscono nemmeno quelli che lo bollano come possibile mina vagante dello spogliatoio, ma tant’è. Milano ha bisogno di un artista del gioco e Kalnietis può esserlo, tra lucidità e follia: occhio però, perché i play a Milano fanno sempre fatica (Cinciarini vi dice per caso qualcosa?) e non vengono apprezzati per ciò che sanno fare. L’Olimpia, nel 50% dei possessi a partita, ha bisogno di ordine e di idee chiare e in questo il lituano può dare una bella mano: faccia tosta, attributi e tanta leadership per un giocatore che potrebbe spazzare via i dubbi su cosa mancasse ancora a questa annata milanese.

Batista il giramondo – Sul centrone uruguaiano, invece, posso semplicemente fare una breve analisi per quanto visto la scorsa stagione, quando Batista vestì la maglia del Panathinaikos. Nonostante vada per i 33 anni, sotto i tabelloni è ancora un fattore grazie a un discreto atletismo e a una tecnica sopraffina in alcune situazioni di gioco; spalle a canestro sa sempre come sfruttare il contatto con il suo diretto marcatore e quando gli viene concessa la linea di fondo al 95% è layup comodo (marchio di fabbrica il reverse per eludere l’aiuto). Non è un giocatore da piazzato dalla media (ma per quello c’è Barac, no?) e nemmeno un giocatore tutto verticalità e poca tecnica, quanto piuttosto un centro che, a Milano, non si è mai visto negli ultimi anni. Con l’approdo a Milano arriva alla sua sesta esperienza con un team che è nel giro dell’Euroleague, per quanto Milano sia in Eurocup e lui non possa manco giocarla: in queste occasioni ha sempre dimostrato di saper rendere al massimo con un playmaker puro (l’anno scorso era Diamantidis, troppo facile certo, ma anche con Marcelinho al Caja Laboral aveva fatto vedere ottime cose) che ne potesse esaltare le doti nel pick&roll. Milano aveva bisogno di un lungo, più che altro per dare modo a Macvan e McLean di ritornare al loro ruolo naturale, con risultati sicuramente più interessanti, e per permettere a Barac di non soffrire ogni santa domenica. Spero soltanto che Magro non venga relegato in fondo alle rotazioni dei lunghi dall’arrivo di Batista, perché ultimamente l’italiano stava facendo vedere in campo una crescita tecnico-tattica spaventosa, cui grande merito, per una volta, va dato allo staff tecnico dell’Olimpia.