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La frustrazione di 20 anni che si scioglie in un abbraccio

EA7 Emporio Armani Milano vincitrice della BEKO Final Eight 2016 fra EA7 Emporio Armani Milano e Sidigas Avellino. Basket - Milano 21/02/2016 - Stefano Gariboldi/Newphotopress © All Rights Reserved

Torno a casa dopo una “tre giorni” vissuta al Forum in cui ho imparato un po’ l’arte, mettendola da parte e facendone tesoro, e in cui ho vissuto una delle più grandi soddisfazioni sportive da quando seguo la pallacanestro. Certo, per molti una vittoria in Coppa Italia potrebbe sembrare il classico “trionfo minore”, da festeggiare con debita morigeratezza, da non sbandierare ai quattro venti, specialmente se a trionfare è la squadra indicata da anni come l’eterna incompiuta.

Ebbene, Milano è sbocciata? Forse no, perché una rondine non fa primavera. Milano è consapevole della propria forza? Forse sì, ma i cali di tensione sono sempre pronti ad aspettarci dietro l’angolo come funesti spettri di un passato che non smetterà mai di tormentarci, in senso positivo ma anche in senso negativo. Allora cosa è cambiato con questa affermazione in campo nazionale? Tutto. La vittoria contro Avellino ha cambiato la mentalità di un Forum finalmente “caldo” e pronto a sostenere i giocatori senza alcun preconcetto di sorta, sebbene Macvan debba più volte incitare il pubblico per far comprendere come il 6° uomo sugli spalti sia fondamentale se si punta ad essere una grande squadra. Il successo ha modificato anche la consapevolezza di un gruppo che ora, almeno in Italia, non vuole più porsi limiti e desidera puntare al colpo grosso a giugno, consacrando Repesa come l’allenatore capace di allontanare gli spauracchi di un altro fallimento sportivo, che l’ambiente milanese non avrebbe retto.

Trovarsi ad abbracciare Cancellieri nel post-partita è l’emblema di cosa significhi aver sofferto per anni dietro una maglia che finalmente torna ad essere onorata e amata come si deve: per “amata” intendo amore puro, come quello di un Bruno Cerella che senza alcuna logica e razionale spiegazione torna in campo per disputare una Finale dopo aver subito un intervento chirurgico poche ore prima; amore puro di un Andrea Cinciarini che getta la maschera con cui aveva affrontato questi primi mesi in biancorosso per mettere i panni dell’MVP della competizione per Milano. Già, perché Sanders ci avrà pure portati in paradiso con una Finale giocata ad altissimi livelli, ma il playmaker ha risposto alle critiche con numeri e tanta garra: 10.3 punti, 3.3 rimbalzi, 1.6 assist di media (tirando con il 60% da due e il 71.4% da tre in tutta la competizione) e un atteggiamento positivamente coinvolgente per pubblico e compagni in ogni singola giocata. Amore puro di un allenatore che ha l’umiltà di chiedere scusa quando i suoi ragazzi giocano un basket né bello né vincente, ma che sa anche come “affrontare” un ambiente ambiguo e difficile, qual è quello milanese.

Di questa Coppa Italia porterò con me il ricordo di un Forum caldo come poche altre volte (nemmeno i trentelli rifilati in Europa sotto la gestione Banchi erano accompagnati da un pubblico simile), capace di esaltarsi a quasi tutte le giocate dei suoi beniamini e di essere un fattore positivo in quella che è stata la serata più importante della stagione, finora. Porterò con me anche il ricordo di una passione che non provavo da tempo, perché alla fine lo sport è anche (e soprattutto) uno svago con cui compensare le asprezze di una vita che ormai ci vuole sempre più comparse e sempre meno attori protagonisti. Porterò con me, soprattutto, la consapevolezza che scrivere di pallacanestro non è un affare da prendere sottogamba quanto piuttosto un arte da affinare anche quando si naviga in una mediocrità che, a volte, io stesso ho contribuito ad alimentare.

Chiudo una manifestazione sfogando una frustrazione che per anni ho tenuto dentro, con le parole di amici che mi hanno scritto “ti abbiamo visto soffrire in quella giacca blu, prima di esplodere in gioia e commozione”. Perché sì, alla fine qualche lacrima è scesa a solcarmi il viso, dovuta al sciogliersi di una tensione che ormai portavo dentro da anni. Io, che lo Scudetto non l’ho potuto festeggiare come avrei voluto; io, che questa volta ho trovato lo sguardo di tutti, tranne due, in un gesto di complicità come a dire “finalmente, porca miseria!”. Ho tenuto dentro per anni la rabbia provata nel vedere Siena rullarci sempre e comunque, nel vedere una squadra che non riusciva a sbocciare nemmeno quando ogni congiuntura astrale sembrava essere favorevole; ho tenuto dentro per anni una frustrazione sportiva che mi ha insegnato ad essere un pelo più razionale, ma proprio poco. Perché alla fine si può scindere l’essere tifoso dall’essere obiettivo, ma non quando gioca la tua squadra del cuore: lì, le due cose si mescolano inevitabilmente a creare un unicum sportivo che pochi possono comprendere.

Per questi motivi, un po’ sparsi e forse non rispondenti alla regola delle 5W, come peraltro quasi nessuno dei miei scritti, ringrazio tutti. Ringrazio chi c’è stato a godersi una serata che rimarrà nella memoria collettiva milanese come la prima, si spera, di una lunga serie. Per una volta lasciateci sognare: erano 20 anni che sentivamo il più classico dei “anche oggi, vincete domani”. Eppure oggi abbiamo vinto ieri. Non stentate ancora a crederci?