La rivincita di Sacchetti nello storico successo di Sassari

Il basket è uno sport bellissimo ed avvincente perché può essere inteso e vissuto in tanti modi. E da ieri sera non si può più affermare che il modo di intendere la pallacanestro da parte di Meo Sacchetti non è vincente. Nel trionfo della Dinamo Sassari, al primo trofeo della sua storia, c’è tanto del lavoro e della filosofia di Sacchetti, che ha sempre tirato avanti per la sua strada e non ha mai dubitato del suo sistema, mostrando in fin dei conti di aver ragione. Perché alla fine della competizione la ragione è di chi vince, anche se ovviamente qualcuno continuerà a storcere il naso dinanzi alla sua run’n’gun di d’antoniana memoria ed a sostenere che in una serie playoff la Dinamo parte svantaggiata proprio per questo suo modo di giocare. 

Questo successo se lo meritano il coach, la società e l’intero popolo sardo. Se negli ultimi anni nell’isola è scoppiata una passione viscerale per la pallacanestro, lo si deve ad un club che ha avuto la forza ed il coraggio di costruire nel tempo una realtà solida ed ambiziosa e ad un coach che ha creato una squadra tutta cuore e talento che sa giocare a pallacanestro, ma soprattutto sa divertire ed emozionare, che poi è quello che conta di più dato che stiamo sempre parlando di un gioco.

Il run’n’gun di Sacchetti fa storcere il naso a molti, soprattutto ai “puristi” della pallacanestro, ma è stata proprio la sua filosofia da “tutto per tutto” a permettere a Sassari di conquistare una storica Coppa Italia. Eppure alla vigilia nessuno avrebbe scommesso nemmeno un euro sulla Dinamo: negli ultimi tempi il gioco dei sardi stava attraversando un’allarmante involuzione, che non a caso è coincisa con 6 sconfitte nelle ultime 8 partite di campionato. Sassari aveva perso sia con Milano che con Siena, tra l’altro tra le mura amiche, mostrando grosse difficoltà a trovare alternative alla sua solita pallacanestro.

Ma questa squadra il talento lo ha sempre avuto e nella tre giorni milanese ha confermato che se i suoi tiratori sono in serata, possono battere chiunque e viceversa. Non a caso in finale contro Siena si è vista una Dinamo dai due volti: quella devastante del primo tempo, che non solo ha trovato il canestro con facilità ma ha anche difeso con una buona intensità ed attenzione, e quella insicura e senza alternative del terzo quarto, in cui ha sparacchiato da oltre l’arco contro la zona della Montepaschi, passando rapidamente dal +20 al +3.

Ma nel momento di maggiore difficoltà è salito in cattedra Marques Green, probabilmente la scommessa più grande vinta da Sacchetti. In estate praticamente tutti, incluso chi vi scrive, credevano che una convivenza tra il folletto di Philadelphia e Travis Diener non sarebbe stata possibile, ma anche in questo caso Meo ha smentito tutti ed ha trovato la quadratura del cerchio giocando tanti minuti con il doppio play. Ci ha pensato Green, uno che tra l’altro sa come si vince questo trofeo, a togliere le castagne dal fuoco ed a ridare fiducia a Sassari con un paio di giocate importanti. Marques è uno dei leader di questa squadra, è quel giocatore che rappresenta una valida alternativa al tipico gioco sassarese grazie alle sue eccezionali doti di playmaking. Poi è rientrato in scena T. Diener, che ha ammazzato la partita con un paio di canestri pesanti, quanto di grande difficoltà. Ma la Dinamo è questa, ha il talento per osare quello che nessun altro può ed un tiro che definiremmo generalmente forzato, per i sardi, ed in particolare per i cugini Diener, è un tiro che ha buone possibilità di trovare il fondo della retina.

Questa vittoria deve essere un esempio per tutti, in particolare per chi continua a spendere tanto senza avvicinarsi mai al risultato finale, perché dietro non c’è solo il lavoro dell’allenatore ed i tre giorni di grazia dei vari Diener e Green, ma anche e soprattutto l’impegno di una società sana, competente e appassionata che ha saputo aver pazienza ed ha portato avanti nel corso del tempo, senza mai vacillare, un progetto ambizioso, coronato con il primo trofeo della storia della Dinamo. E non è detto che sia finita qui, perché a questo punto Sassari di certo non si candida per un ruolo di comparsa nella lotta scudetto.

FOTO DI: Alessia Doniselli