La scelta di Frank: analisi di una decisione mal digerita

Il grande ritorno di Frank Vitucci in Irpinia ha suscitato differenti stati d’animo e giudizi combattuti tra tifosi ed “addetti ai lavori”. Andiamo a monte. Cos’è successo? Vitucci, terminate le due annate miracolose con la Scandone, decide di lasciare Avellino firmando un contratto biennale, senza uscite, con la Cimberio Varese. Il suo ruolo è presto chiaro: ridare entusiasmo all’ambiente attraverso un gioco divertente ed efficace. La prima stagione all’ombra del Sacro Monte, che poi in seguito si è rivelata anche l’unica, ha dato i suoi grandi frutti. Partiti con tre obiettivi sostanziali (qualificazione alle Final Eight, semifinali playoff con conseguente ritorno in Europa e consolidamento tecnico e societario), ci si è ritrovati ben presto a guardare allo scudetto dopo una stagione da assoluti dominatori della regular season. Alla fine la Cimberio non porterà a casa nulla se non un grande applauso dai suoi tifosi riconquistati dopo annate difficili e poco entusiasmanti. Certo, la finale di Coppa Italia, la semifinale persa a gara-7 nella serie dei veleni con Siena e una wild card per il prossimo Qualifying Round di Eurolega non sono certo noccioline ma non si rimpingueranno gli stendardi del PalaWhirlpool fermi allo scudetto del 1999. Dopo un’annata così fruttuosa addio sicuro al trio delle meraviglie Green, Banks e Dunston ma con la certezza della guida tecnica. Certezza effimera nonostante il biennale senza uscite che legava il tecnico veneziano ai colori biancorossi. Vitucci viene stregato dal ricco progetto avellinese fatto di campioni (vedi Lakovic) e grandi traguardi lasciando perdere, un po’ in malo modo, una piazza che in pochi mesi aveva imparato ad amarlo e che sognava di costruire con lui il futuro della Pallacanestro Varese. Due nostri collaboratori, Andrea Caloni (sponda varesina) e Gabriele Galluccio (sponda avellinese), analizzano la trattativa regalandoci la loro opinione sul caso.

CHI GUADAGNA E CHI PERDE
COSA PERDE VARESE
AC: Delle due squadre Varese è sicuramente quella che vede il bicchiere mezzo vuoto, e a ragione. Se infatti i dubbi in quel di Avellino vengono bilanciati dall’entusiasmo del popolo irpino, all’ombra delle Prealpi la reazione è stata quasi attonita, poi di rabbia, infine di incertezza. Sotto molti aspetti, Varese non perde un grande tecnico, un vincente di quelli che fa sempre male veder andare via. Vitucci non è questo. Quello che perde Varese è il cardine del progetto che sembrava decollare con la stupenda annata appena conclusa e che doveva portare continuità sia di risultati sia di entusiasmo. L’ormai ex coach dei biancorossi, in una squadra che non si riconduceva a un’unica stella ma che aveva nel collettivo il punto forte, era il riferimento per tutti. Dote di Vitucci è proprio questa: sapere, in poco tempo, fare gruppo, consolidare rapporti, far crescere giocatori. La carica della stagione stellare della Cimberio in buona parte è venuta da lui. E proprio per questo il suo saluto è stato un fulmine a ciel sereno. Se infatti già si vociferava di addii assolutamente attesi, si confidava tuttavia nella permanenza dell’allenatore veneziano per garantire solidità e continuità tecnica. Quello che perde davvero Varese è tutto ciò che di buono era stato fatto da Vitucci nella creazione e compattazione quanto meno di un nucleo che sarebbe stato quello da cui ripartire l’anno prossimo. Senza di lui si è da capo, e la buona sorte dell’anno scorso non è sempre dietro l’angolo…

COSA GUADAGNA AVELLINO
GG: Anche se l’esborso economico è stato importante, le garanzie che può offrire Frank Vitucci alla Sidigas Avellino non sono poche: stiamo pur sempre parlando dell’allenatore dell’anno, di uno capace in una sola stagione di creare un grande gruppo, che ha dominato la regular season con un basket solido ed a tratti spettacolare. Certo, al momento di provare a portare a casa qualche trofeo la truppa di Vitucci è stata battuta da quella di Banchi, cosa che ha esposto a diverse critiche Frank, ritenuto un coach bravo ma non vincente: non va mai dimenticato, però, che dall’altro lato del campo c’era una squadra come Siena abituata a vincere. Ad Avellino trova un progetto importante che può finalmente dargli il successo che cerca: tutto passerà dalle sue scelte.

vitucci balcone mario bianchi

COSA GUADAGNA VARESE
AC: Argomento difficile: ad oggi, Varese guadagna ben poco. Il vuoto lasciato da Vitucci è grande, per i motivi già ricordati. Ci sono però due cose che –forse non a livello pratico, ma quanto meno morale- Varese guadagna: prospettive nuove e maggiori consapevolezze. Partiamo da queste ultime: l’addio di Vitucci scotta, la parola “tradimento” è sempre in agguato. Il motivo è semplice: in Vitucci i varesini hanno visto una guida, una capacità carismatica e una presenza a livello di immagine e carattere che sconfinava quasi nel dirigenziale. Ecco, forse del neo-coach  avellinese si è costruita l’immagine di un punto fisso a livello societario. Con questa bruciante separazione si è rimesso in chiaro quali sono i punti fissi da cui Varese deve ripartire: Vescovi, Giofré, il consorzio e gli altri dirigenti. Vitucci non è stato un accidente, ma non può essere guardato come un elemento essenziale perduto. Secondo punto: prospettive. Qui entriamo nel campo delle illazioni, ma un qualifying round di Eurolega e un coach di indubbia esperienza come Frates non sono da buttare via. La continuità societaria c’è, il budget sarà poco inferiore a quello dello scorso anno ma comunque competitivo. Non tutto è perduto, anzi, niente lo è per ora.

COSA PERDE AVELLINO
GG: La prima cosa che viene in mente è: soldi. Sì, perché riportare Vitucci in Irpinia ad Avellino costerà 220mila euro di ingaggio annuo al coach, 90mila euro di buy-out, più la buona uscita da versare a Cesare Pancotto, che era sotto contratto per la prossima stagione. Frank è un buonissimo allenatore, ma come tanti che ci sono in giro (pensiamo a Marco Calvani o a Max Menetti): li vale tutti questi soldi? Questo è il dubbio della gran parte degli appassionati italiani, che solo il campo potrà confermare o meno.

LE REAZIONI DELLA PIAZZA
VARESE
AC: Capiamoci su un punto: facciamo finta che la serie contro Siena non sia esistita e parliamo della piazza di Varese come quella di una città che vive di basket –come è sempre stato- e non come della piazzaccia vista soprattutto in gara-7. Quei signori tanto il basket non lo seguono. La piazza di Varese non l’ha presa bene, questo è chiaro. E non l’ha presa bene per ciò che Vitucci rappresentava, ma anche per come l’addio si è consumato. In primo luogo, per quel che conta, Vitucci aveva un altro anno di contratto. In una realtà come quella varesina, con il tipo di società che gestisce la Pallacanestro, legarsi per due anni ai colori biancorossi ha un significato preciso: significa mettere la faccia per un progetto che vive di entusiasmo e passione. Vitucci questo lo sapeva quando è arrivato e a maggior ragione lo sapeva quando se n’è andato. Quello che più gli si rimprovera è questo venir meno a un contratto prima morale, poi lavorativo. Tuttavia l’offerta di Avellino era significativa, così come lo sono le prospettive degli Irpini e il legame affettivo di Frank con la città. E poi Vitucci, come tutti gli allenatori, è un professionista, non un tifoso né una persona particolarmente legata a Varese da qualche vincolo. Difficile è però che si tolga di dosso la macchia del “mercenario”: al popolo varesino non è andata giù questa fuga né le motivazioni diverse da quelle economiche paiono aver peso. Certa è una cosa: questo pubblico ha saputo apprezzare a dovere numerosi allenatori, se ne ricordi uno per tutti, Recalcati, cui il PalaWhirlpool ha dedicato una standing ovation in questa stagione. Per Vitucci saranno fischi, molti, per la prima volta verso un allenatore. Forse qualche motivo, pur irrazionale, ci sarà…

AVELLINO
GG: In Irpinia è difficile trovare qualche tifoso che non abbia fatto i salti di gioia alla notizia del ritorno di Vitucci, soprannominato il sindaco per il coraggio di guidare i biancoverdi in due ottime stagioni dal punto di vista dei risultati, nonostante la profonda crisi economica che attraversava la società. Ovviamente in molti c’è il dispiacere per Cesare Pancotto, “silurato” per la seconda volta da Avellino nonostante i risultati fossero dalla sua parte, ma la tifoseria è convinta che Vitucci sia l’allenatore giusto per gestire una squadra che possa sognare in grande.

FOTO: Mario Bianchi