Lamento virtussino

Stagione 2012/2013: la Virtus perde in casa contro Cremona la prima giornata di ritorno, una partita sempre ad inseguire in cui la squadra lombarda approfitta dell’imbarazzante difesa bianconera. Sono tempi duri in quel che era la capitale del basket, con il tifo bianconero apertamente contro il presidente Sabatini. Il bilancio è 6 vittorie e 10 sconfitte, undicesimo posto e prime otto posizioni lontane non tanto per la matematica ma per il clima che si respira dopo un avvio promettente e un prosieguo tragicomico.

Stagione 2013/2014: la Virtus perde in casa contro Cremona la seconda giornata di ritorno, una partita sempre ad inseguire in cui la squadra lombarda approfitta dell’imbarazzante difesa bianconera. Il bilancio è di 7 vittorie e 10 sconfitte, tredicesimo posto e prime otto posizione distanti anni luce non tanto per la matematica ma quanto per il gioco espresso e un clima di irrequietudine diffuso.

Nemmeno Mulder e Scully di X Files potrebbero rimanere imperterriti davanti ad una sinistra coincidenza di due stagioni che sono partite con presupposti diametralmente opposti: un presidente “stanco” e criticato contro uno nuovo ben inserito e apprezzato dai tifosi, un GM drammatico nelle scelte degli ultimi anni contro un gm affermato e  che raramente sbaglia acquisti, un tifoso medio nervoso e saturo di certi atteggiamenti contro un recupero del vecchio abbonato che davanti a facce amiche apre uno spiraglio di speranza per la sua squadra del cuore.

Ed invece ci si ritrova con una squadra priva di quel mordente necessario per navigare in acque tranquille in un campionato oggettivamente di basso livello. Come sempre, il primo a rimetterci il posto è stato l’allenatore: Luca Bechi non è più il coach della Virtus, e onestamente non potrebbe essere altrimenti. Dopo alcune prove positive a inizio anno come la vittoria su Milano o a Roma, Bechi è stato in balia degli umori dei suoi stranieri: ha subito la leadership di Walsh, non ha coinvolto un Hardy che, sì, è un fenomeno in attacco ma sembra sempre che giochi per se stesso, e soprattutto in difesa non ha dato un’identità alla squadra. Si sa che in campo poi ci vanno i giocatori, ma il non aver cambiato nulla in corso d’opera è la vera colpa del coach.

Il suo sostituto è Giorgio Valli, persona che conosce molto bene l’ambiente (fu vice di Messina) e che ha necessità di mettersi in gioco.

A mio avviso questa scelta è una scelta di transizione, quello che non volevo vedere: stagione difficile, soldi pochi, scelte sbagliate… e allora si ripiega su un nome quasi “interno”, consci del fatto che se Valli si distingue da qui a fine anno si può confermare e andare avanti con lui (costa poco), se invece fallisce o non cambia il trend, beh si riparte e si ricostruisce. Ancora.

Pur avendo totale fiducia in Villalta e riconoscendo ancora un’autorità come Arrigoni, è indubbio puntare il dito anche contro di loro, specialmente sul GM: è chiaro che i soldi sono quelli, ma alcune gestioni sono state quantomeno preoccupanti. Una su tutte la questione Poeta: si è investito su Imbrò come bandiera giovane della Virtus quando il ragazzo non è né pronto (sia dal punto di vista umano che dal punto di vista tecnico) ,lasciando in tribuna un giocatore che di “cojones” ne ha da vendere. Qualità che in questa squadra manca assolutamente. Con le scelte di Motum, King e la volontà di inserire stabilmente in rotazione Landi secondo me si è voluto scommettere un po’ troppo su incognite o ragazzi ancora troppo acerbi per poter calcare questi palcoscenici.

Si sa, noi virtussini siamo bravi a lamentarci così come a salire sul carro in corsa quando le cose si mettono bene. Stavolta però ci si è trovati davanti ad un potenziale contesto vincente, almeno dal punto di vista della società: sommiamo il modo in cui era partita la stagione, assolutamente non casuale come lo era stato anno scorso, il richiamo di nomi che hanno fatto la storia della Virtus, un paio di giocatori che finalmente infiammavano il pubblico. Insomma il pubblico bianconero non dimentica il passato e ha la bocca buona, vedere una squadra nel giro di due mesi perdere totalmente fiducia, leadership, gestione non può che far male.

Il campionato è lungo, domenica arriva Siena e l’ottavo posto è a soli due punti. Come diceva il grande Tonino Guerra, “l’ottimismo è il profumo della vita”, ma il tifoso Virtus si è stancato di doversi tappare il naso prima di andare a palazzo.