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Intervista a Flavio Carera: “La Virtus Bologna si rialzerà e Milano è meglio dello scorso anno”

Essere penultimi in classifica non è mai una bella cosa. Essere penultimi in classifica chiamandosi “Virtus Bologna” è un disastro, per vari motivi. Per cercare di capire cosa possa mancare alla squadra di coach Valli e come mai la prima parte di stagione delle Vu Nere sia nata sotto una cattiva stella, abbiamo contattato Flavio Carera, bandiera Virtus negli anni ’90 con le sue 5 stagioni, dalla ’92/’93 alla ’96/’97, e con la parentesi del 2001 con cui ha chiuso la carriera.

Flavio, come ti spieghi l’attuale situazione della Virtus e cosa manca a questa squadra per uscire dalle paludi della zona retrocessione?
«Vedere la Virtus in questa situazione mi fa molto male, specialmente per la storia e la tradizione che può vantare; facendo un paragone calcistico, per rendere la grandezza della delusione, è come se oggi Milan, Inter o Juventus fossero a giocarsi la salvezza dopo una stagione difficile e travagliata. Non si può pensare solo alla Virtus degli anni ’90 o ‘2000 perché la situazione oggi è completamente diversa: oggi non arrivano i nuovi Danilovic e il fatto di cambiare ogni anno molti giocatori non permette un’identificazione tra piazza e singoli che possa restare salda anche quando i risultati sul campo non arrivano, ma questo è un problema che affligge tutta la pallacanestro italiana. È un’annata nata male, complice anche l’infortunio di Allan Ray (solo 4 le partite giocate in questo Campionato dalla guardia, ndr), ma la guida è di primo livello e qualche buona individualità non manca. Sono convinto che questa squadra possa rialzarsi, perché Giorgio Valli è un virtussino vero e sa cosa vuol dire lavorare e identificarsi in un ambiente come quello bolognese, dove la pressione è tanta e costante. Un problema? Il fatto che a Bologna si viva ancora di pallacanestro e ciò potrebbe implicare che, in caso di mancanza ulteriore di risultati, la Virtus non riesca ad uscire da questa spirale negativa».

Finora abbiamo seguito con interesse l’annata di Simone Fontecchio, che reputiamo uno dei talenti italiani più cristallini dell’annata 1995; tuttavia, ci sembra che gli manchi qualcosa per arrivare a completa maturazione. Un tuo parere sulla sua stagione e sulle sue potenzialità?
«Secondo me la crescita di Fontecchio, finora, non sta andando di pari passo con le aspettative, ma la giovane età e il grande talento sono tutti dalla parte del giocatore; probabilmente, la pressione dell’ambiente e una stagione complessivamente negativa, almeno finora, non lo hanno aiutato nel processo di maturazione e la mancanza di continuità (di rendimento personale, ma anche di squadra) l’ha penalizzato. Rimane un grandissimo talento e il fatto che si sia dichiarato eleggibile per il Draft NBA fa capire anche di che pasta sia fatto; sicuramente, nella risalita della Virtus dovrà avere un ruolo importante, perché talento e attributi non gli mancano affatto».

Due parole sulla situazione del “basket italiano”. La mancanza dalla Serie A di realtà come Treviso, Siena, Fortitudo, può influire sull’approccio di nuovi appassionati alla pallacanestro e su una possibile rinascita del movimento italiano?
«Con tutto il rispetto per le attuali squadre di Serie A e per i traguardi che realtà come Trento e Cremona (ad esempio) stanno raggiungendo, credo che la mancanza di piazze come Treviso, Siena e Bologna sponda Fortitudo penalizzi molto il movimento italiano, se non altro nell’ottica di un coinvolgimento del pubblico e di un’espansione del bacino d’utenza (peraltro, a nostro avviso la formula delle F8 di Coppa Italia non aiuta in questo processo di crescita, ndr). I risultati e la qualità del gioco di squadre come Cremona, Trento, Reggio Emilia devono essere un vanto per la pallacanestro italiana, ma bisogna anche fare i conti con altri fattori: le scarse risorse economiche disponibili nel mondo della pallacanestro italiana rispecchiano la realtà a 360° del Paese, perciò non essendoci molto “oro da poter spendere” ci si deve arrabattare con quello che arriva da fuori. Realtà come Siena, Treviso e Fortitudo in A potrebbero attrarre nuovi e più remunerativi sponsor, magari dando il via a una spirale di rialzo economico negli investimenti nel mondo della pallacanestro (Siena sta vivendo una storia a sé, ma di questo ce ne siamo occupati e ce ne occuperemo meglio più avanti, ndr).

In chiusura, una considerazione su Milano, vista da tutti come la grande favorita di questa stagione italiana. Cosa pensi che sia mancato all’Olimpia negli ultimi anni per aprire un ciclo vincente e come valuti la squadra attuale rispetto a quella dello scorso anno?
«Milano è l’opposto delle altre squadre a livello economico, ossia è l’unica isola totalemente felice della pallacanestro italiana: eppure non bastano le stelle dagli stipendi faraonici (se rapportati alla realtà italiana, ndr) per vincere trofei e aprire cicli vincenti, poiché servono anche gregari che facciano il cosiddetto “lavoro sporco”. Il problema è quello dell’amalgama, perché bisogna unire sia stelle che gregari, e Milano in questi anni ha difettato molto nelle costruzioni dei roster, firmando stelle senza aggiungervi solidi gregari. Quest’anno, sulla carta, ci sono meno stelle ma non è detto comunque che 2+2 faccia sempre 4; ci sono molti fattori da tenere in considerazione, specialmente il fattore “fortuna”, che in molti trascurano, tuttavia vedo una Milano favorita per lunghezza del roster, validità dei singoli interpreti e miglior bilanciamento tra stelle e gregari rispetto alla scorsa stagione. Gentile è un talento inestimabile, ma a volte deve ancora imparare che da solo non vinceva nemmeno Danilovic, uno dei più forti che abbia mai visto su un parquet, perciò deve coinvolgere sempre i compagni e diventare il vero leader dell’Olimpia».

La redazione di MY-Basket.it desidera ringraziare Flavio Carera per la disponibilità e la cordialità con cui ha risposto a queste domande: è vero che il diritto di cronaca è un diritto da esercitare in quanto tale, ma è sempre un piacere parlare di pallacanestro in modo così “familiare”.