L’orgoglio di Montegranaro, le difficoltà societarie ed un sistema che resta a guardare

A volte ci sono delle vere e proprie imprese sportive che valgono più di uno scudetto o di un trofeo conquistato. E’ il caso di Montegranaro, che si ritrova nel classico paradosso all’italiana: in una situazione economica quasi drammatica, con giocatori che entrano ed escono dalle porte del palazzetto con la stessa frequenza con la quale attraversano quella scorrevole del supermercato, ma allo stesso tempo con un allenatore ed una base di giocatori di una professionalità e di un carattere fuori dal comune.

In una pallacanestro che sta andando sempre più verso una direzione tecnica e mentale completamente diversa rispetto al passato, c’è ancora un allenatore di grande prestigio come Charlie Recalcati che riesce a trasmettere determinati valori ai suoi ragazzi, spingendoli a lasciare fuori dal campo tutti i problemi, ad andare oltre i propri limiti ed ogni aspettativa ogni maledetta domenica. Maledetta perché, se in campo sta lottando con tutte le sue forze e vede il traguardo salvezza grazie all’impresa che sa di epica nell’ultimo turno contro la ben più quotata Brindisi, fuori la Sutor naviga in cattive acque dalle quali è tutt’altro che semplice tirarsi fuori.

Probabilmente la società in estate ha fatto il passo più lungo della gamba: questo non possiamo affermarlo con certezza, ma sembra una motivazione plausibile, visti le partenze ed i continui ritardi ben oltre la “norma” nei pagamenti dei tesserati. La situazione è così critica che la scorsa settimana Recalcati e Santoro hanno proposto di ridursi lo stipendio per provare a rilanciare il progetto di salvataggio di Montegranaro, o quanto meno per dare una segnale forte alla proprietà. I prossimi giorni potrebbero essere critici e decisivi per la Sutor, con allenatore e giocatori che potrebbero anche decidere di non voler più attendere la società.

Non ce ne voglia quest’ultima, ma in un campionato che si rispetti non dovrebbe essere consentito di iscriversi senza che una squadra offra le garanzie di poter portare a termine regolarmente la stagione. Quello di Montegranaro è solo l’ultimo esempio, perché nel recente passato ce ne sono state troppe di società che hanno firmato ad inizio anno giocatori che non potevano permettersi, riuscendo comunque a salvarsi nonostante i problemi economici ed i gravi ritardi nei pagamenti, a discapito di chi invece magari conta persino il centesimo e spende per l’allestimento del roster quello che realmente si può permettere.

Anche perché adesso la Sutor si trova in una situazione economica molto grave che potrebbe vanificare tutto quanto di buono fatto sul campo. Tra l’altro anche se quello di essere disposti ad abbassarsi lo stipendio è un bel gesto da parte di Recalcati e Santoro, allo stesso tempo non esiste al mondo che un professionista debba arrivare a tanto: per quanto è assurdo il sistema italiano, potrebbe anche finire che sia Charlie a pagare la società per allenare la squadra. Ovviamente questa è un’esagerazione ed una provocazione voluta, ma intanto è necessaria per provare quantomeno a far suonare un campanello d’allarme nella testa di chi dovrebbe impegnarsi a risollevare con tutte le sue forze un movimento in condizioni disastrose.

Invece ai piani alti c’è un apparente immobilismo e disinteresse nei confronti della pallacanestro italiana che mette i brividi: d’altronde se il presidente della FIP, parlando di Montegranaro, definisce fisiologici due mesi di ritardo nel pagamento degli stipendi di persone, prima che atleti, che vivono solo di pallacanestro, allora c’è un serio problema culturale, che parte proprio da chi è a capo del movimento. Per quanto tempo ancora dovremo assistere a piazze storiche che scompaiono dalla mattina alla sera ed a squadre che, nel caso in cui riescono a salvarsi, sono costrette ad un ridimensionamento enorme?

Va completamente rivoluzionato l’intero sistema, perché questo non funziona (per dire, a cosa servono i controlli, se poi ognuno paga gli stipendi quando gli pare?) e sta stritolando lentamente ed inesorabilmente la pallacanestro italiana. Che ha bisogno più che mai di forze fresche, di idee nuove, di qualcuno che agisca solo ed esclusivamente per passione ed amore per questo sport. Da questo punto di vista, la Legabasket farebbe meglio a prendere esempio dai colleghi della LNP, che stanno dando vita ad un prodotto di buona qualità, cercando di avere sempre maggiore visibilità grazie ad iniziative semplici, quanto intelligenti e apprezzabili. Basterebbe partire anche solo dalle piccole cose per iniziare a rilanciare un movimento in forte crisi economica e che sta perdendo tutto il suo appeal, attirando giocatori mediamente dal livello sempre più basso rispetto al passato. C’è bisogno di una sferzata netta, decisa ed in tempi brevi, c’è da restituire dignità alla pallacanestro italiana.