Milano a Varese, che disastro!

59 punti in due quarti sono una di quelle immagini che ti rimangono impresse per tanto, ma tanto tempo. Che poi, il punto non è aver preso 59 punti in 20’ di gioco, ma è il come li si è presi. Milano avrà anche grandi lacune difensive come afferma Scariolo, ma questa non è l’unica motivazione. Ripercorriamo il tutto.

Varese-Milano, o Cimberio-EA7 se preferite, il possibile derby della consacrazione; per Varese consacrazione come grande e dominatrice assoluta di questa stagione regolare, mentre per Milano consacrazione di una rinascita finalmente compiuta. A consacrarsi è stata solo la compagine di Vitucci, mentre l’Olimpia è sprofondata in un baratro tanto buio quanto profondo. Praticamente dopo metà tempo la partita era già conclusa, anche se l’EA7 non era partita male; tuttavia, Milano ha mostrato esponenzialmente tutti i suoi problemi in una sconfitta che ridimensiona non poco le aspettative in ottica PO.

Partiamo dalla difesa. Ebbene, Milano non difende, e non nascondiamoci dietro al fatto che si ha qualche problema, perché i problemi sono moltissimi. Possibile che giocatori così talentuosi non riescano a fare in partita ciò che fanno in allenamento? Secondo me, no. In partita, l’Olimpia non difende, concede almeno 10 tiri agli avversari con i piedi per terra, fa raddoppi scriteriati e senza senso, ma soprattutto spesso e volentieri si fa mangiare in testa a rimbalzo (vedasi tap-in di Polonara, da incubi). Ora, che il roster non presenti specialisti difensivi è lampante, come è chiaro che forse ci sono troppi attaccanti puri, che in difesa fanno il loro ma faticano non poco, come Langford. Inoltre, Marques Green sarà pure un fenomeno come rapidità di idee e velocità di mani nel rubare palla, ma quando concedi sempre 20-30 centimetri al play avversario, puoi fare ben poco sui tiri e sulle penetrazioni. Queste sono comunque carenze che possono essere colmate nell’arco di una partita, perché comunque Langford non sarà difensivamente ottimo, ma fa il suo, e Green può essere ben sostituto da Bremer e Giachetti. Ecco, della gestione Scariolo non capisco moltissime cose, ma quella che più mi inquieta e non mi fa dormire la notte, è la gestione di Jacopo Giachetti: non comprendo perché non lo si impieghi mai, anche quando è l’unica possibilità rimasta, e si preferisce tenerlo in panchina a guardare cosa lui potrebbe fare che altri non fanno.

Tuttavia, torniamo a noi. Oltre a quanto esposto sopra, mi pare doveroso far notare che Milano a rimbalzo è troppo molle, pur avendo uno dei migliori centri rimbalzisti d’Europa. Allora è chiaro che le mancanze sono altrove, soprattutto nelle ali. Fotsis è involuto in una maniera spaventosa anche difensivamente; basti ricordare come teneva l’avversario l’anno scorso, stoppando ali anche molto più atletiche di lui. Hairston è un desaparecido, troppo brutto per essere quel giocatore devastante che infiammava il Forum a ogni schiacciata. L’unico che merita la lode, nel lavoro sporco di rimbalzista è Melli; sul giovane di Reggio Emilia si potranno dire tante cose, ma mai che non abbia un atletismo fuori dal comune e una nuova voglia di lottare rispetto alla scorsa stagione. Lode a lui, e tanta, ma disastro nel resto della squadra.

Passiamo all’enigma Bourousis. Ioannis da Karditsa ha un unico, grande difetto: è troppo lento per difendere sul pick&roll avversario. Tuttavia, questo non lo scopro certo io, e allora qui ricadono le colpe di chi ha pianificato il mercato milanese. Se decidi di puntare su un centro perimetrale e con una mano educatissima, ma troppo lento e macchinoso, devi affiancargli un centro atletico, veloce di gambe e che salti come un canguro, per affrontare al meglio tutte le possibili situazioni di gioco. Milano avrebbe anche questo tipo di giocatore in Leon Radosevic, ma il giovane non sembra ancora così convinto dei suoi mezzi (a mio parere spaventosi) da potersela giocare con i vari Dunston, Lawal e compagnia. Ne ho sentite di cotte e di crude su quanto Bourousis non sia un centro dominante; consiglio caldamente di rivedere tutte le partite di Milano, tranne quelle contro Roma, Varese e forse Brindisi, cioè le tre squadre che hanno i tre centri più atletici del campionato. Bou domina, eccome se lo fa, ma non ha quelle doti fisiche che gli permettono di dominare sempre e ovunque. Tuttavia uno come lui me lo tengo a vita, perché se scalda la mano anche dal perimetro, non lo fermi più, ma è solo un’opinione personalissima.

C’è poi un’altra cosa che si nota sempre nelle partite di Milano: gli avversari hanno sempre metri di spazio per conclusioni comode, senza dover forzare quasi nulla. A suffragio della mia tesi, vi riporto le percentuali di Banks al tiro pesante: 26%. Contro Milano, la guardia di Memphis ha tirato col 50% complessivo nelle due sfide stagionali (4/8). Forse è fuorviante quanto sto dicendo, perché può essere solamente un caso, ma è innegabile che contro l’Olimpia si tira più facilmente. Guardate come circola la palla contro Milano, anche nel caso di squadre di non primissima fascia, e confrontatele con gli innumerevoli isolamenti 1 vs 5 di cui vive l’attacco milanese. La chiave, forse, è tutta qui: a questa Olimpia manca un’identità di gioco, manca la capacità di sfruttare le potenzialità dei singoli. Per esempio, non si sfrutta a dovere il gioco in post di Bourousis, oppure non si sfruttano le capacità di tagliare in due le difese di Langford, ma si vive di iniziative individuali; e nemmeno si sfruttano giocatori di sistema come possono essere Bremer e Fotsis, giocatori che da 3 punti sono sentenze, eppure a Milano non sono sfruttati per questo.

In conclusione, l’EA7 avrà anche tante lacune difensive, ma c’è tanto da lavorare anche in attacco, molto più di quanto dicano le prestazioni, mascherate da un talento così superiore alla media che risolve spesso e volentieri situazioni quasi proibitive. Si possono prendere 59 punti in metà tempo solo a patto di farne almeno 60. È basket, nulla di più.

FOTO: Alessia Doniselli