News Serie A

Milano e qualche sconfitta di troppo – Guai a parlare di crisi

Simon Krunoslav (EA7 Emporio Armani Milano)

La sconfitta rimediata in Puglia ieri sera ha fornito la dimensione di una Milano che fatica moltissimo in questo ultimo periodo a trovare gioco e risultati; guai, però, a parlare di crisi endemica, perché due sconfitte consecutive in Serie A, peraltro in una fase transitoria in cui i carichi di lavoro sembrano pesare molto nel richiamo atletico in vista dei Playoff, non possono far suonare campanelli d’allarme. Milano paga le assenze molto più di quanto avrebbe previsto – specialmente quella di Cinciarini sembra pesare come un macigno sulla mole di gioco e sulla qualità della pallacanestro creata dai milanesi – e soffre una sorta di crisi d’identità che la porta a specchiarsi nei suoi giocatori più talentuosi, in un circolo vizioso che coinvolge inevitabilmente anche il talento puro quando le gambe non girano a dovere.

Vedere gli airball di Sanders o le difficoltà di un Kalnietis in fase di impostazione per credere. Eppure, queste difficoltà aprono anche spazi a interpretazioni dietrologiche, oserei dire, che vedono negli ultimi risultati biancorossi – eliminazione in Eurocup (contro Trento, ndr) compresa – una fase di costante calo della squadra allenata da coach Repesa. La certezza è che questa Olimpia è ferma sulle gambe, tanto che un terzo tempo di Sanders si trasforma in un irrisorio tentativo di layup laddove lo scorso anno, con la maglia di Sassari, lo stesso giocatore si sarebbe portato a casa pallone e ferro con un’inchiodata senza diritto di replica; la certezza è che questa Olimpia patisce un carico di lavoro extra utile ad arrivare pronta, si spera prontissima, alla post-season, e a dirlo è lo stesso Repesa nel pre-partita di ieri sera contro Brindisi. Ma in questa crisi, come qualcuno avrebbe osato definirla, a pagare dazio sono anche i giocatori che non ti aspetteresti mai potessero farlo, in primis un Kruno Simon che, tra Capo d’Orlando e Brindisi, ha realizzato complessivamente 15 punti (la sua media stagionale dice 14.4 ppg) tirando con 2/6 da due e 1/8 da tre e forzando 6 perse; oppure in un Mantas Kalnietis che, negli stessi match, trova sì 7 assist per i compagni ma anche 10 turnover, alcuni dei quali veramente incomprensibili. L’inserimento di Sanders, poi, sembra essere ancora un rebus per l’attacco (ma soprattutto per la difesa) milanese: l’ex-Sassari era partito fortissimo, andandosi a prendere la palma di miglior giocatore della Coppa Italia a febbraio, salvo poi smarrirsi per strada in una convivenza con Gentile alquanto complessa, ma che comunque non ritengo sia impossibile a priori.

Le scelte di Repesa, poi, hanno indubbiamente il loro peso in quattro sconfitte – ultime due gare di Campionato e doppio confronto europeo con Trento – che i tifosi di Milano iniziano già a catalogare come primi sintomi di un ennesimo fallimento della gestione/proprietà Armani; una considerazione che non mi trova d’accordo, anche se i passi indietro rispetto a febbraio sembrano essere sotto gli occhi di tutti. Si noti bene, però, che quella Coppa Italia fu un torneo particolare, del tutto a sé rispetto all’attualità: Venezia iniziava la sua crisi nera che avrebbe portato al cambio in panchina di coach Recalcati, mentre Cremona era praticamente sfinita, fisicamente e mentalmente, dalla battaglia dei Quarti di Finale contro la Dinamo Sassari. Milano, così, si è ritrovata a vincere meritatamente, senza ombra di dubbio, una competizione in cui l’unica partita tirata a livello fisico è stata la Finale contro Avellino, perciò fare un paragone tra quella competizione e le sconfitte maturate in questo ultimo periodo è tanto fuorviante quanto forzato. L’attualità ci dice che Milano condivide con Reggio Emilia un primo posto in classifica importante solamente per il blasone, se consideriamo il recente passato della Serie A: Siena vinse lo Scudetto nel 2012/2013 pur essendosi classificata 5° in Stagione Regolare, mentre Sassari lo scorso anno completò un triplete italico pur essendosi posizionata come quinta classificata nella griglia Playoff. L’eccezione, in questi due estremi temporali, fu rappresentata da Milano nel 2013/2014, con l’Olimpia che dominò la Stagione Regolare per poi aggiudicarsi uno Scudetto tanto sofferto quanto meritato a Gara-7 contro la Mens Sana.

Da tutto ciò, i tifosi devono stare tranquilli e interpretare la regressione biancorossa come semplice frutto di assenze e carichi di lavoro atletico; non si può parlare di crisi per due sole sconfitte in Campionato, ma bisogna comunque affrontare qualche problema, specialmente in giocatori che hanno tirato la carretta per molto tempo e che sembrano essere stati spremuti fin troppo – McLean e Macvan su tutti – pagando ora una condizione non ottimale. Il gioco risente inevitabilmente delle assenze di Cinciarini e Gentile, oltre che della precaria condizione fisica di molti effettivi biancorossi e delle difficoltà di inserimento del duo Sanders-Kalnietis. La strada, però, è stata tracciata il 21 febbraio e cominciare a sparare a zero in una fase che, per formula del campionato e per vantaggio accumulato sulla 3° in classifica, ha poco da dire, a mio opinabile modo di vedere, mi sembra eccessivo. Milano sa cosa vuole e sa bene che un altro fallimento non sarebbe tollerato da una piazza tanto esigente, quanto inspiegabilmente raffinata dopo 18 anni di nulla cosmico; eppure, proprio la piazza, così esigente e pronta a una gogna mediatica sui generis, dovrebbe capire che la realtà meneghina non può essere paragonata a quella schiacciasassi che era Siena sul campo, per motivi che non troverebbero un’analisi adeguata in questa sede. La piazza milanese dovrebbe apprezzare un gioco che non sarà entusiasmante ma che, finora, è vincente sul terreno italico; escludo la parentesi dell’Euroleague, perché sfido chiunque ad aver previsto un cammino simile del Vitoria di Perasovic, al netto del livello troppo alto di Olympiacos ed Efes. Infine, la piazza milanese dovrebbe imparare a gestire i momenti di tensione con la consapevolezza che i cicli sportivi non sempre sono frutto di stagioni in cui si è costantemente imbattibili e si “rulla”, mi si passi il termine, qualsiasi avversario. Ad oggi, Avellino e Reggio Emilia sembrano essere superiori per condizione fisico-atletica e qualità di pallacanestro espressa. Ma oggi non ci si gioca lo Scudetto, perciò calma e razionalità.