Milano: finora un mercato da urlo, ma occhio ai facili entusiasmi

Dopo la vittoria dello Scudetto, Milano ritrova anche la pianificazione oculata del mercato estivo, senza sottostare al gioco delle parti tra agenti e società, ma dimostrando fermezza e lucidità nelle decisioni. Ad oggi l’Olimpia ha sotto contratto 10 giocatori (più Angelo Gigli, che però non figura ancora nelle pre-liste e forse non sarà il 5° lungo, come si pensava) e ha speso finalmente bene parte del bugdet stanziato per la stagione 2014/2015, cercando giocatori funzionali al progetto, che potessero anche colmare le lacune viste la scorsa stagione, specialmente negli spot 1, 4 e 5. I colpi da novanta del mercato biancorosso sono, senza dubbio, MarShon Brooks e Linas Kleiza, seguiti a ruota da Shawn James; tuttavia, i colpi più importanti, secondo me, sono arrivati dalle conferme di Hackett (nonostante la squalifica di 6 mesi, che gli consentirà comunque di giocare la Supercoppa Italiana e l’Eurolega) e di Gentile. Il primo è stato l’ago della bilancia della passata stagione meneghina, poiché ha cambiato completamente faccia all’organizzazione offensiva di Milano e ha fatto esplodere tutto il talento di Curtis Jerrells come 6° uomo pronto a uscire dalla panchina e spaccare le partite; il secondo è, probabilmente, il giovane più forte d’Europa, vista la partenza di Mirotic verso la NBA (destinazione Chicago, dove Gasol lo renderà pressoché onnipotente). Se il lato della medaglia più lucente è quello dell’entusiasmo per una campagna acquisti che oserei definire sontuosa, bisogna però confrontarsi anche col lato oscuro, con qualche dubbio più che legittimo per evitare discorsi qualunquistici del classico bar di paese, magari davanti a un bel Campari col bianco.

Prima di addentrarmi nello specifico, una premessa è d’obbligo per chi legge. Non parlerò di Serie A perché, non me ne voglia nessuno, il campionato italiano si sta inesorabilmente spezzando in 2 tronconi: un primo troncone, rappresentato dalle società con potenzialità economiche di un certo livello, quali (oltre la stessa Milano) Avellino, Venezia, Reggio Emilia; e un secondo troncone, rappresentato da quelle società che faticano ad arrivare ai 2 milioni di € di bugdet, che sarebbero anche una cifra onestissima, se non si dovesse competere con i 14-15 che ha a disposizione Milano (non è un caso che Alberani parlasse di 500.000€ come bugdet stagionale per Roma). In un simile contesto vincere non è un obbligo, ma è inutile nascondersi dietro al ragionamento che nel basket non sempre vince chi ha i soldi, perché il ragionamento filerà anche, ma diciamo che se si ha un bugdet importante, mentre le altre società tra un po’ arrancano per iscriversi alla Serie A (escluse le 3 sopracitate), si è già a metà dell’opera. Perciò sul terreno nazionale Milano sembra avviata a costruire un ciclo importante finché patron Armani sarà interessato a investire nella società. Sembra chiaro quindi che il palcoscenico in cui si valuterà la stagione biancorossa sarà quello rappresentato dall’Eurolega. Il Gruppo C in cui è inserita Milano riserva non poche insidie: dal Barcellona delle 4 Final 4 negli ultimi cinque anni, al Fenerbahce del santone Obradovic, passando per il Panathinaikos e un Bayern Monaco che zitto zitto sta allestendo un roster di prima categoria (Micic sarà una rivelazione del torneo, segnatevelo). In questo, alcuni acquisti milanesi vanno soppesati a dovere, andando anche a vedere i pariruolo delle avversarie europee.

1) KLEIZA. Se fosse fisicamente e mentalmente integro, Milano ammirerebbe un giocatore che in Europa è semplicemente illegale. Eppure non mi spiego una cosa, che dovrebbe essere lampante: passare da guadagnare 3 milioni di € in Turchia a prendere 700.000€ all’ombra della Madonnina suscita qualche dubbio. Bisogna considerare, tuttavia, che lo scorso anno Kleiza ha incassato anche 4.6 milioni di $ dopo essere stato amnistiato nel giugno del 2013 dai Raptors, quindi la questione economica potrebbe anche essere non considerata, visto il reddito conseguito la scorsa annata. Premesso quindi che il lituano abbia firmato a meno di un quarto del suo vecchio stipendio perché di soldi ne ha abbastanza per questa stagione, è da vedere se l’upgrade mentale andrà a buon fine, perché lo scorso anno l’ala di Kaunas sembrava lontano parente del giocatore dominante ammirato nella stagione 2009-2010, quando vestiva la maglia dell’Olympiacos. Tirando le somme, credo che il lituano possa rivelarsi il gioiello di questa squadra, pronto a rimettersi in gioco e a dimostrare di poter dominare in lungo e in largo l’Europa.

2) JAMES. Qui il discorso si basa unicamente sul completo recupero del giocatore dall’infortunio patito alla schiena lo scorso gennaio. Nel giugno 2013 il Maccabi Tel Aviv aveva rinnovato il suo contratto per altre 4 stagioni, ma l’infortunio alla schiena e l’addio di David Blatt come head coach hanno cambiato le carte in tavola; il giocatore dice di essere stato letteralmente “scaricato”, mentre dal Maccabi tutto tace e si continua sulla linea del “infortunio di lungo corso, meglio cambiare pivot”. Milano punta sul centro USA (che rinnoverà il suo passaporto della Guyana a breve, per poter essere considerato nella quota europei/cotonou) per ben 2 stagioni, perciò si spera che i debiti controlli fisici siano stati superati. Parliamo di un giocatore che è atleticamente esplosivo e dinamico, con movimenti spalle a canestro e una mentalità difensiva non indifferente: nel sistema difensivo di coach Banchi potrebbe rappresentare la punta di diamante che faccia saltare il banco.

3) BROOKS. Personalmente non mi intendo di NBA (grave lacuna, lo ammetto), ma qualcosa inizio a masticare e mi sono documentato sul prodotto di Providence. Innanzitutto, dall’alto della mia ignoranza, credo che sia un accentratore di gioco, con poca predisposizione al passaggio e propensione difensiva: per farlo rendere al massimo, Milano dovrebbe prendere un play puro capace di gestire il ritmo senza che Brooks prenda sempre la solita iniziativa individuale. Atleticamente devastante, specialmente nel primo passo e con un gran controllo del corpo in penetrazione, in NBA lo abbiamo visto spesso arrivare al ferro per schiacciare. Tuttavia, se cercate dei video dei suoi highlights vedrete come sia abbastanza  (per usare un eufemismo) individualista. Potenzialmente è devastante per il livello europeo, ma le incognite sono due: applicarsi in difesa e giocare di più per la squadra e i compagni. Se dovesse riuscire a migliorare in queste due caratteristiche, al forum potreste anche sentir dire “Langford chi?”.

Se questi tre giocatori si esprimessero al massimo delle loro potenzialità, allora Milano potrebbe competere davvero per un posto nelle Final 4 di Madrid, considerando anche che Hackett potrebbe concentrarsi unicamente sugli impegni europei, vista la squalifica affibbiatagli; ma nel caso in cui i tre grandi acquisti di Milano rivelassero la loro faccia peggiore, allora attenzione anche in ottica nazionale, perché potrebbe essere una stagione avara di successi. Io credo nell’esito positivo e in una stagione che riconfermerà l’Olimpia tra le grandi d’Europa, ma mai dire mai.