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Milano sembra imbattibile, ma su due punti si può (e si deve) lavorare molto

Krunoslav Simon (43), guardia dell'EA7 Emporio Armani Olimpia Milano esulta durante la Finale di Macron Supercoppa Italiana di Basket fra EA7 Emporio Armani Olimpia Milano e Sidigas Avellino.

Basket - Milano 25/09/2016 - Giuseppe Cottini/Newphotopress © All Rights Reserved
Krunoslav Simon (43), guardia dell'EA7 Emporio Armani Olimpia Milano esulta durante la Finale di Macron Supercoppa Italiana di Basket fra EA7 Emporio Armani Olimpia Milano e Sidigas Avellino. Basket - Milano 25/09/2016 - Giuseppe Cottini/Newphotopress © All Rights Reserved

Una Supercoppa italiana portata a casa senza troppi patemi. Due vittorie in altrettante partite disputate in Serie A. Il primo, vero, banco di prova fra 4 giorni al Mediolanum Forum, contro il Maccabi Tel Aviv nel match che aprirà la stagione europea. Milano vince e convince, ma ancora non ha mostrato la sua faccia migliore e ciò è testimoniato da vari aspetti.

Nella sfida contro Avellino vinta con il punteggio finale di 87-81 (qui il tabellino), Milano ha comunque segnato meno punti degli irpini in due frazioni – la seconda e la quarta – oltre ad aver concesso ben 10 rimbalzi offensivi e un 39.3% complessivo dalla distanza agli ospiti. Il primo aspetto negativo da analizzare riguarda i centri. Milano fa di necessità virtù e schiera Macvan o McLean nello spot “5” per ovviare alla non perfetta condizione di Raduljica – il serbo gioca comunque 12 minuti e 15 secondi – e ringrazia proprio l’incredibile stato di forma dei due. Macvan è l’MVP di un match in cui, tecnicamente e tatticamente, fa quello che vuole, sempre e comunque: le finte di corpo con le quali manda al bar praticamente tutti i lunghi avellinesi, costretti ad uscire quasi sul perimetro per non concedere nulla da oltre l’arco, sarebbero da far vedere a chiunque voglia imparare ad essere un lungo tecnico, capace di alternare al meglio gioco interno e perimetralità. Nonostante la difesa avellinese esca spesso, l’ala serba chiude comunque con un 2/2 da tre punti, oltre a un 3/4 da due per 12 punti complessivi, conditi anche da 5 rimbalzi. McLean, invece, nei quasi 13 minuti in cui viene impiegato, si rivela fattore fondamentale in due momenti topici: innanzitutto, con il suo perfetto 7/7 dalla lunetta a fine primo tempo, riesce a mettere una pezza nella fase offensiva dell’Olimpia, proprio mentre la stessa cominciava un po’ ad incepparsi; successivamente, con 5 punti filati chiude il match evitando a Milano di subire una rimonta che avrebbe dell’incredibile per come si era sviluppato il match fino a 4 minuti dalla fine.

Eppure, entrambi i giocatori hanno sofferto veramente molto la fisicità di un centro come Fesenko, autore di 22 punti (8/9 al tiro), 7 rimbalzi e ben 9 falli subiti. Detto che questa versione di Milano sembra essere stata costruita per far bene anche in EuroLeague, è chiaro come la mancanza di un backup di ruolo per sopperire alle sistematiche e continue problematiche di Raduljica si farà sentire. Il centro serbo è, offensivamente, un ballerino prestato alla pallacanestro, ma è anche un giocatore in grado di incappare in 2 falli consecutivi a brevissima distanza l’uno dall’altro, obbligandone così il richiamo in panchina e scombinando il piano partita. Fesenko ha banchettato sotto il tabellone milanese anche perché Raduljica ha commesso due falli nel solo primo minuto in cui era stato mandato nella mischia. Inoltre, difensivamente non sembra essere il classico giocatore dinamico, né tanto meno quel totem alla Bourousis capace di spadroneggiare a rimbalzo e come rim-protector (si dice che il greco non lo sia più di tanto, ma inviterei tutti a rivedere come difendeva nei minuti in cui Perasovic lo mandava in campo a Vitoria-Gasteiz, non facendolo partire in quintetto peraltro). In questo aspetto, in Italia Macvan e McLean possono essere adattamenti importanti e redditizi, ma in Europa la musica sarà sicuramente diversa. E questa Milano deve guardare all’Europa, espandendo il proprio raggio d’azione oltre i confini italici.

Altro “problema” riguarda il 2/5 dalla lunetta di Alessandro Gentile. Molti sostengono che questa versione del giocatore possa inficiare il percorso milanese; altri ritengono che, da un anno, l’Olimpia giochi meglio quando il suo giocatore di punta non scende sul parquet. Senza volersi dilungare in analisi della quaestio de facto, è lampante quanto Gentile sia un giocatore da 1vs1 e penetrazione, con conseguenti spaziature e scarichi per i compagni. Se, tuttavia, lo swingman italiano non tira con almeno il 75% di media i liberi, pur trovandosi potenzialmente a conquistare molti viaggi in lunetta, allora la situazione va analizzata bene. Nella scorsa Regular Season di Euroleague, Gentile giocò 6 partite e subì mediamente 6 falli a partita (36 complessivi, contro i 13 commessi), chiudendo con un 25/35 dalla linea della carità (qui tutte le stats). In Supercoppa contro Cremona, Gentile aveva chiuso con un incredibile 2/7, mentre contro Avellino non era mai andato in lunetta. Finora, pertanto, in tre partite stagionali disputate – Gentile era assente contro Capo d’Orlando – il talento italiano ha un complessivo 4/12 ai liberi. Questo aspetto potrebbe pesare tantissimo anche in ambito europeo, poiché Gentile rimane comunque un giocatore difficilmente contenibile – specialmente se schierato da “2” e se in buona forma fisica – e sul quale vengono spesi spesso tanti falli. Prima di pensare a un lavoro complessivo sulla meccanica di tiro, Gentile dovrebbe lavorare sui liberi, armonizzando un movimento che per ora è troppo discontinuo, quasi spezzato prima del rilascio del pallone e mai proteso allo sfruttamento della spinta di gambe.

Le note positive, ovviamente, non mancano. Simon è ormai il leader di una squadra in cui può fare benissimo sia il terminale offensivo di riferimento, sia il playmaker aggiunto, sia lo showman con cui il pubblico può instaurare un rapporto frutto del mix tra incredulità e gioia tantrica. Dragic si sta facendo notare come all-around player di spessore: soluzioni offensive, presenza a rimbalzo, assist anche spettacolari e tanta, ma tanta, malizia sul parquet. Pascolo, infine, è uno di quei giocatori dei quali ci si innamora, prima o poi: in una pallacanestro che dimentica sempre più la semplicità del fondamentale, l’ex-Trento è un unicum tanto efficace quanto bello da vedere giocare a basket (e non parlo di “tiro”). Eppure, i due aspetti, esaminati poco sopra, potrebbero pesare non poco già nell’esordio europeo contro un Maccabi comunque rimaneggiato. Milano e Gentile hanno tutte le potenzialità per migliorare: la prima sondando il mercato costantemente; il secondo lavorando molto in palestra. Peraltro, lo perfino Rudy Gobert, centro degli Utah Jazz, ha recentemente ribadito l’importanza delle percentuali al tiro libero, affermando come in allenamento sia ora capace di tirare con il 90% e di realizzare anche 25 liberi consecutivamente.