Pareggiare i conti a Siena? Durissima, ma l’Acea in trasferta è una corazzata

Dopo il colpo di Siena in gara-1 e la faticosissima vittoria di Roma in gara-2, le Finali dei playoff 2012/2013 si spostano al PalaEstra. Inutile dire che per le impressioni destate fino ad ora Siena parta favorita, sia per aver ribaltato il fattore campo, sia per aver dato, in tutte e due le gare disputate nella Capitale, la sensazione di poter portare a casa una vittoria con meno sforzi della Virtus. Guai però a dare per spacciata l’Acea, perché quest’anno, escluse gara 3 e gara 4 delle semifinali contro Cantù, la squadra di Calvani ha dimostrato di trovarsi benissimo lontana dalla pressione del PalaTiziano.

I NUMERI – Roma, se si esclude Milano (11), è la squadra ad aver vinto più partite in trasferta in campionato, ottenendo il fantastico record di 10-5, con una media di punti segnati, 80.0, inferiore solo a quella di Varese, Sassari, tra le migliori otto, e Montegranaro. Il dato difensivo, quello veramente allarmante di inizio serie, non è poi così sfavillante, avendo la squadra di Calvani “solo” la sesta miglior difesa esterna della lega (Siena, come ampiamente dimostrato in questi playoff, aveva la migliore, con 73.3 punti subiti, a fronte dei 78.4 dell’Acea). Ad ogni modo, per quanto il campionato sia diverso dai playoff, queste sono cifre che non possono essere sottovalutate, ai fini di poter capire se Roma abbia o no una singola chance di riprendersi il fattore campo perso dopo la terribile gara di apertura delle Finali.

PLAYOFF – I dati nei playoff, come è giusto che sia, cambiano. Stando al computo di vittorie e sconfitte, Roma ha un bilancio di 2-4, ma ovviamente, nella durissima e lunghissima postseason di quest’anno, l’obiettivo non è tanto vincere più gare possibili in trasferta, quanto vincere quelle decisive per poter ribaltare i pronostici. In questo l’Acea è stata diabolica. Dopo aver iniziato male la serie contro Reggio Emilia, perdendo ancora una volta gara-1, Roma è stata freddissima nel battere al cardiopalma la squadra di coach Menetti, proprio nel fortino del PalaBigi, vincendo una gara che, altrimenti, avrebbe trasformato la stagione di Datome e compagni in una profondissima beffa. La vittoria e la certezza di poter portare la serie a gara 7 al PalaTiziano, sono state decisive per ridare morale ad una squadra apparsa molto scarica nel primo turno di playoff. Le cose non sono state poi così diverse nelle serie contro Cantù. Anzi, per la verità sono state ancor più drammatiche, sportivamente parlando. Dopo le due vittorie abbastanza agevoli nella Capitale, Roma crolla, perdendo tre gare consecutive contro la squadra di Aradori e Trinchieri, dovendo andare a giocare “l’elimination game” al Pianella, palazzetto virtualmente inespugnabile, tanto più se l’atmosfera è quella rovente che si addice solo ad una serie di playoff. Ancora una volta, con Roma data per spacciata e sul baratro, il team di Calvani sfodera una prestazione memorabile, trascinata da Phil Goss nel finale, e porta la serie fino a gara-7, che vinta, regala dopo 5 anni le finali scudetto al presidente Claudio Toti.

FINALI – Questi dati sono si incoraggianti, ma non possono bastare, soprattutto se di fronte hai una squadra, che più che essere abituata a vincere, è diventata proprio sinonimo di vittoria nell’ultima decade. Andare pensando di portarne una a casa è legittimo, e la speranza non deve mancare, ma tutto passerà ancora una volta dagli aggiustamenti che coach Calvani sarà in grado di apportare, ad una squadra, che sembra essere non ancora al suo massimo. Bobby Jones ha difeso alla grande contro David Moss in gara-2, ma non è possibile pensare che Siena possa tirare in casa con il 15% da tre. Per vincere Roma deve continuare a difendere bene su Moss, e controllare, per quanto possibile, Daniel Hackett, al momento di gran lunga l’MVP della serie. La chiave però passerà anche dal ritrovare un’armonia offensiva, che in queste Finali non è mai stata tale. I 76 di gara-1 sono arrivati a partita ampiamente finita, erano tutt’al più 70 fino a quando si è giocato, e i 67 di gara 2 sono veramente pochi per sperare di poter espugnare il PalaEstra. Serve quindi qualcosa in più a livello di costruzione da parte di Taylor e soprattutto Goss, oggetto misterioso dopo le semifinali sfavillanti contro Cantù, e bisogna che Roma ritrovi anche la facilità di trovare punti in contropiede, che sembra aver smarrito da quando la Mens Sana è venuta a difendere il suo scudetto al PalaTiziano.

Per scoprire le prossime due puntate di questo thriller, non resta allora che vedere cosa saranno in grado di fare le due squadre in Gara-3 e Gara-4 di questi lunghi, sfiancanti ma spettacolari playoff!

FOTO: Federico Rossini