Playoff Serie A – Il primo turno da 1 a 10

10 al basket italiano – A livello di talento individuale sarà anche una delle stagioni più povere di sempre, ma finalmente la pallacanestro nostrana è tornata a far emozionare. La scelta, abbastanza criticata, di passare alla formula delle serie al meglio delle 7 gare si è rivelata vincente: ne ha giovato lo spettacolo e l’equilibrio, con tre serie su quattro finite alla classica partita da “Win or Go Home”. Dopo anni di dominio senese, finalmente i playoff sono aperti a qualsiasi risultato e questo li rende ancora più interessanti.

9 agli italiani protagonisti – Il livello degli stranieri non è più quello degli anni scorsi, ma va dato merito agli italiani di essersi conquistati ruoli da protagonisti nelle rispettive serie grazie al talento, ma soprattutto al carattere. Tre nomi su tutti: Daniel Hackett, che ha demolito Milano con una cattiveria agonistica fuori dal comune; Gigi Datome, faro di Roma anche nei momenti bui; Pietro Aradori, senza il quale Cantù non avrebbe mai rimontato in gara 6 ed a quest’ora avrebbe già finito la sua stagione. Tra gli sconfitti non vanno dimenticati Alessandro Gentile, sulla strada della maturazione, e Andrea Cinciarini, nettamente il miglior playmaker italiano che c’è in giro.

8 al gioco di Siena – Sulla carta sarà anche fortemente ridimensionata rispetto agli scorsi anni, ma tutt’ora la Montepaschi esprime complessivamente il miglior basket. Quando riesce a giocare per tutti i 40’ con la sua intensità, per gli avversari diventa durissima: per conferma chiedere a Milano. Complimenti a coach Luca Banchi, valore aggiunto di questo gruppo che, senza gli infortuni importanti capitati nella fase cruciale della stagione, sarebbe ancora una volta considerato favorito per la vittoria finale.

7 alla rinascita di Cantù – Due settimane fa parlavamo di un ciclo finito per i brianzoli, che dalla partenza di Markoishvili erano piombati in una crisi di risultati, ma soprattutto di gioco, che sembrava irreversibile. Ed invece ai playoff la Lenovo ha dimostrato di essere ancora una delle migliori difese del campionato ed in attacco ha trovato punti pesanti da due talenti come Joe Ragland (scelta azzeccatissima di Arrigoni) e Pietro Aradori, espugnando in gara 7 il campo della favoritissima Sassari.

6 al sogno di Reggio Emilia – Il voto sarebbe stato più alto se avesse passato il turno, ma comunque la Trenkwalder merita solo applausi ed è un modello societario assolutamente da imitare: con dirigenti capaci ed appassionati, dalla salvezza all’ultima giornata nella stagione 2010/11, Reggio Emilia è salita in Serie A al termine della scorsa Legadue e quest’anno ha allestito un bel gruppo, centrando da neopromossa Final Eight e playoff. Impresa fuori dal comune.

5 alla delusione di Sassari – Dispiace dare un voto negativo ad una bella realtà come quella sarda, ma purtroppo ha confermato tutti i dubbi della vigilia: il corri e tira può andar bene nella stagione regolare, ma nei playoff, ed in particolare contro una squadra prettamente difensiva come Cantù, è normale che si soffra. Se la Dinamo vuole puntare in alto, forse Sacchetti deve rivedere alcune sue idee tattiche, inaccettabile subire 97 punti in casa nella sfida decisiva.

4 agli eccessi del tifo – La tensione fa parte dello sport ed è anche bello vedere le tifoserie darsi battaglia sugli spalti, però ci sono stati alcuni eccessi che si potevano evitare. Per carità, nulla di eclatante come le risse tra supporters avvenute ad inizio campionato, ma ad esempio il comportamento del Pianella in gara 6 è stato un brutto spot per il basket.

3 al non-gioco di Milano – Ormai parlare dell’Olimpia è come sparare sulla Croce Rossa, ma di certo non la si può escludere. Siena è una squadra vera e gioca un basket intenso ed intelligente. Milano è un’accozzaglia di talento che vive di individualità e che non ha uno straccio di organizzazione. Serve altro per spiegare perché in semifinale c’è la Montepaschi?

2 a Sergio Scariolo – Sinceramente per me rimane ancora un mistero come un allenatore del suo calibro non sia riuscito a dare un’identità ed uno straccio di gioco alla squadra. In gara 7 è sembrato un dilettante allo sbaraglio, Siena ha difeso praticamente per tutta la partita a zona e non è riuscito a trovare un modo per attaccarla in maniera sensata: ha straperso il confronto tattico ed emotivo con Banchi. E’ giusto che lasci la panchina biancorossa, i suoi due anni sono stati fallimentari.

1 alle dirette televisive – Delle difficoltà della Legabasket di vendere il prodotto ne abbiamo parlato abbondantemente, ma è irreale che i playoff del secondo sport più seguito in Italia non abbiano una copertura televisiva completa. Lasciando scoperta una partita a sera, gli appassionati non hanno potuto godere in diretta dell’overtime in gara 2 tra Milano e Siena, dell’ultimo atto di una serie bellissima come Roma-Reggio Emilia e di alcune puntate dell’epica battaglia tra Sassari e Cantù.