Quanto Sakota c’è nei successi varesini?

Che il ragazzo sapesse tirare lo sapevamo, che ancora potesse fare la differenza obiettivamente non tutti lo credevano a inizio stagione; eppure Dusan Sakota, in progressione costante, ha dimostrato di essere proprio il giocatore che per Varese può spostare gli equilibri e dare quella svolta inaspettata alla partita, soprattutto quando la palla pesa fra le mani.

Gli 11 punti dell’ultimo quarto in gara-2 con Venezia –sui 19 totali, con 4/7 da tre- dicono più di molte parole: 10 minuti, quelli decisivi, in campo; fase difensiva in gran parte dedicata a Diawara, giocatore pluridimensionale se ce n’è uno in questa serie; due triple che sono una sentenza. Questo è il Dusan Sakota che Varese ha riscoperto, su cui a inizio stagione Vitucci e Vescovi hanno scommesso.

Giocatore ricordato in Italia per quello che rischiò di essere il triste epilogo della sua carriera -e non solo- in quel di Teramo in maglia Scavolini, il serbo naturalizzato greco è stato uno degli acquisti della corazzata prealpina che, su due piedi, potevano più far storcere il naso. Lo si immaginava più come guida per il giovane Polonara, per dare, in una quindicina di minuti, un apporto sostanzioso ma limitato all’ombra del collega e colmarne la lacuna nel tiro pesante. E invece poi leggiamo 24 alla voce “minuti giocati” in questa ostica gara-2: qualcosa è cambiato, o piuttosto ci si è accorti di che tipo di giocatore Sakota può essere, anche ad alti livelli nazionali e nei momenti complessi.

Quando, verso metà stagione, le avversarie hanno tentato di limitare il gioco veloce di Varese, abbassando i ritmi, il talento del Serbo ha potuto cominciare a emergere, grazie anche a una costante crescita di forma e alla capacità di spezzare in due le partite, anche quelle più difficili da leggere. La consacrazione è avvenuta in semifinale di Coppa Italia: 21 punti in 23 minuti e un secondo quarto devastante, con 10 punti in 8 minuti. E’ emerso lì il Sakota trascinatore, quello che da allora ha sempre piazzato la tripla del mini-break decisivo, la tripla di fine terzo quarto o inizio quarto periodo che faceva svoltare il match. E con Venezia si sono uniti perfettamente il Dusan carismatico e il freddissimo cecchino: nella palude della zona veneziana è stato punto di riferimento, prendendosi grandi responsabilità e ricambiando la fiducia di Vitucci con un 57% da tre stratosferico.

Non c’è però solo il tiro: chiaramente la mano di velluto è il suo punto di forza –come testimoniato dal 49% stagionale dai 6.75m-, ma in gara-2, come accennato, si è visto anche il difensore, la mente razionale in attacco, il giocatore che non spreca. Più che un buon giocatore da 15 minuti di sostanza, Sakota è diventato –o forse è sempre stato nelle idee di coach Vitucci- il perfetto complementare dell’estro di Polonara, che sa sostituirsi a questo nei momenti in cui c’è da essere più strateghi e in cui c’è da far girare l’inerzia di una partita che può mettersi male.

Avere in campo un giocatore che, ogni volta che si alza da lontano, fa alzare un intero palazzetto, quasi sicuro del canestro imminente, è un’arma preziosissima per l’ambiziosa Varese, ma il ritorno di Dusan Sakota a questi livelli ha qualcosa di più, ha il sapore di una vittoria personale, raggiunta grazie a quella carica che solo chi si sa rialzare e non dare per finito può tirare fuori nei momenti che contano.

FOTO: Mario Bianchi