Reggio Emilia: il premio a Dalla Salda è il riconoscimento ad una società seria e vincente

Il premio assegnato ad Alessandro Dalla Salda in qualità di dirigente dell’anno è il riconoscimento della professionalità e della serietà di una società come Reggio Emilia. Da neopromossa la Trenkwalder ha lavorato molto bene in estate, vincendo quasi tutte le scommesse fatte: innanzitutto quella di puntare su Massimiliano Menetti, che alla sua prima vera occasione da capo allenatore ha dimostrato di non avere nulla da invidiare agli altri colleghi italiani. Non a caso il coach friulano ha chiuso al secondo posto nella corsa all’allenatore dell’anno, premio vinto da Frank Vitucci: Menetti è riuscito a creare un gruppo solido e compatto, ma soprattutto gli ha dato un’identità ben precisa grazie alla quale Reggio Emilia è considerata la sorpresa più bella del campionato.

Grande merito va dato anche alla società che con il budget a disposizione, di certo non quello delle squadre che gli sono davanti in classifica, fatta eccezione per Roma, ha allestito una squadra che esprime una delle migliori pallacanestro del campionato: è stata stravinta la scommessa di affidare le chiavi del team ad Andrea Cinciarini, autore della sua miglior stagione in carriera dopo l’annata in chiaroscuro a Cantù. L’emiliano si è rivelato uno dei migliori playmaker del campionato, tanto da godere di ottima reputazione anche in chiave azzurra: sta viaggiando con 12.3 punti, 4.2 assist e 4.7 rimbalzi di media ad allacciata di scarpe. Al suo fianco è stato confermato un attaccante puro come Donell Taylor, che in Serie A sta facendo addirittura meglio dello scorso campionato di Legadue, affermandosi in cima alla classifica dei migliori marcatori con quasi 20 punti a partita. Un altro gran colpo è stato Greg Brunner, veterano del campionato italiano, un autentico armadio che dà sicurezza in difesa e garantisce rimbalzi e lavoro sporco.

A questi tre pilastri vanno aggiunti i giovani e talentuosi Riccardo Cervi e Mladen Jeremic, gli affidabilissimi Demian Filloy e Michele Antonutti e la classe di Troy Bell. Quest’ultimo merita un discorso a parte: tornato a Reggio a fine febbraio al posto di un deludente Dominic James, che ricorderemo principalmente per la proposta di matrimonio durante la gara di schiacciate dell’All Star Game, ha aggiunto alla Trenkwalder quel qualcosa che mancava per fare un ulteriore salto di qualità. Non è un caso se dal suo arrivo gli emiliani hanno vinto 7 delle 10 partite disputate, togliendosi le soddisfazioni di battere tra le mura amiche squadre d’alta classifica come Milano, Sassari e Cantù. In questi 10 incontri, Bell ha scollinato in ben 4 occasioni oltre 20 punti, con un picco di 28 in 24’ contro la Dinamo: in media, ha messo a referto 16.1 punti in 21.7 minuti di impiego.

Dopo aver partecipato alle Final Eight, uscendo al primo turno contro Siena, per Reggio Emilia il meglio deve ancora venire: da neopromossa è già sicura di essere una delle otto protagoniste dei playoff. Se nell’ultimo turno dovesse confermare il sesto posto, al primo turno incontrerebbe la Virtus Roma e sognare la semifinale sarebbe possibile: certo, i capitolini hanno un fenomeno come Gigi Datome ed un asse play-pivot devastante, ma anche un roster più corto di quello di Reggio Emilia, che ha dimostrato di essere un’avversaria tostissima per tutti. Non resta che rinnovare i complimenti alla società emiliana, a nostro avviso un esempio da seguire all’interno del movimento cestistico: mai una polemica, mai una volta sopra le righe, solo tanta serietà, lavoro e risultati.

FOTO: Troy Bell // MY-Basket.it