Serie A – Le 6 storie più belle di un primo turno di playoff strepitoso

Tecnicamente e atleticamente saranno lontani anni luce dalla post-season della NBA, tatticamente non saranno le Final Four di Eurolega, ma i playoff di Serie A ci hanno regalato dei quarti di finale di un’intensità strepitosa ed anche diverse sorprese che ci hanno fatto emozionare. Prima che inizino le semifinali, andiamo a vedere le 6 storie più belle che ci ha regalato questo primo turno. 

IL MIRACOLO PISTOIESE – Dove iniziare, se non da Pistoia? Al di là del risultato finale, la truppa di Paolo Moretti, coach dell’anno a mani bassissime, è la vincitrice morale di questi playoff. Nella storia del basket pistoiese, nessuna squadra era mai riuscita a vincere almeno una partita di post-season e l’impresa sembrava impossibile anche stavolta, dato che di fronte c’era la corazzata Milano, favorita assoluta per la vittoria finale. Ed invece la Giorgio Tesi Group, dopo essere andata sotto 2-0, al PalaCarrara ha realizzato qualcosa di eccezionale, riuscendo a mettere in crisi l’Olimpia ed impattando la serie sul 2-2 sulle ali di uno straordinario Wanamaker. Ma il successo di Pistoia non è riconducibile ad un singolo, bensì ad un gruppo unito e determinato come pochi, che ha saputo mettere la giusta intensità sul parquet per costringere Milano a gara 5. Al Forum non è arrivato il lieto fine, ma va bene così: Pistoia è la prima neopromossa nella storia ad aver vinto due gare in una serie di playoff al meglio delle 5. 

SEMPLICEMENTE GEK – 3 scudetti, 4.907 punti, 4 medaglie in azzurro. I traguardi raggiunti bastano solo in minima parte per descrivere Giacomo Galanda, che dopo 18 stagioni ai massimi livelli ha deciso di chiudere con il basket giocato. Nonostante in gara 5 abbia accusato un infortunio, modo migliore di chiudere la carriera non ci poteva essere per Gek, che è stato fiero capitano di una Pistoia che ha fatto qualcosa di straordinario in questa stagione. Si ritira un pezzo di storia della pallacanestro italiana, che ci ha fatto emozionare e versare lacrime di gioia in maglia azzurra, che si è fatto sempre amare per la tecnica, la professionalità e la passione che ci ha sempre messo. Venti anni da grande campione, una vita da uomo vero. Grazie di tutto, Gek. 

MANDRAKE DA IMPAZZIRE – Poche discussioni, chi ha il coraggio di sostenere che Drake Diener non è il miglior giocatore del campionato è semplicemente folle. Dopo una regular season straordinaria ed un quarto di finale di Coppa contro Milano leggendario, la guardia di Fond du Lac ha dimostrato di non essere affatto sazio e ci ha subito regalato una prestazione da raccontare alle generazioni future. Dopo la roccambolesca vittoria in gara 1, arrivata più per demeriti di Brindisi che per meriti propri, Sassari ha letteralmente asfaltato l’Enel in gara 2, grazie ad un primo quarto da brividi di Diener. Quest’ultimo ci ha messo pochissimo a scaldare la mano ed ha iniziato a segnare con una facilità ridicola da oltre l’arco, mandando a bersaglio la bellezza di 7 triple in soli 10 minuti. Vederlo giocare può procurare tranquillamente un infarto, ma almeno sarebbe una morte col sorriso. Fenomeno vero. 

DALMONTE CAPITALE – Che c’è da dire sulla Virtus Roma? Innanzitutto che gran parte degli appassionati, giallorossi in primis, devono inchinarsi ai piedi di Luca Dalmonte e chiedere umilmente scusa. Magari il suo gioco non sarà esaltante, magari il sesto posto finale ha deluso qualcuno (provate voi a reinventare una squadra che a febbraio perde il suo playmaker, nonché miglior giocatore), ma ricordatevi che state parlando di uno dei migliori allenatori italiani, che conosce il gioco come pochi e che riesce ad esprimere un basket efficace e vincente. Alla vigilia Roma sembrava dover essere l’agnello sacrificale sull’altare di Cantù, ed invece la Virtus ha sorpreso tutti: è andata a vincere non una, ma due volte al Pianella, campo rimasto inviolato per tutta la stagione, e d’autorità ha chiuso la serie sul 3-0 davanti al proprio pubblico. Adesso l’entusiasmo nell’ambiente è a mille e c’è grande attesa per il remake della finale dello scorso anno con Siena. 

LA SOLITA SIENA CHE NON MUORE MAI – Il game over sembra essere sempre più vicino, eppure sul campo la truppa di un Marco Crespi da monumento non molla di un centimetro. La Mens Sana partiva con il fattore campo a favore, ma Reggio Emilia ha dimostrato di essere una squadra tostissima, che è riuscita a portarsi sull’1-2 e con il match-point tra le mura amiche. Nella storia dei playoff solo 2 volte la squadra che era sotto 1-2 ha vinto gara 4 in trasferta, riuscendo poi a passare il turno: Siena ha rappresentato il terzo caso, meritando di andare avanti grazie ad una partita a Reggio di grande intensità ed a quella decisiva che ha rasentato la perfezione. In gara 5 la Mens Sana ha dimostrato che magari non sarà la più forte, ma è quella con la mentalità vincente più radicata e che gioca la miglior pallacanestro su entrambi i lati del campo. 

IL CAPITANO DAL CUORE GRANDE – Capitolo a parte lo merita Tomas Ress, a 34 anni ancora con la voglia di mettersi in gioco e di guidare Siena verso l’ultima grande impresa. In tutta la stagione, è andato solo tre volte in doppia cifra, ma in gara 5 ha realizzato qualcosa di eccezionale: nel secondo quarto ha spaccato la partita con 11 punti consecutivi nell’arco di meno di 3 minuti, facendo letteralmente impazzire tifosi biancoverdi, e non solo. Ma la ciliegina sulla torta è stata la poderosa schiacciata in reverse in faccia a Cervi, nettamente la miglior giocata dell’anno a livello europeo, che è valsa la vittoria di Siena. Semplicemente immenso.