Serie A: subito ko tre delle quattro favorite. Il punto su Milano, Siena, Sassari e Avellino

Alla vigilia della prima di campionato, generalmente i ranking degli addetti ai lavori concordavano sulle quattro favorite: Milano, Siena, Sassari e Avellino, non necessariamente in quest’ordine. Tutte le altre partivano leggermente distaccate, ma è bastata una sola giornata per sovvertire i pronostici.

QUI MILANO – Nella sconfitta di Brindisi si sono subito visiti tutti i punti deboli dei biancorossi, che comunque rispetto a questo esordio hanno tanti margini di miglioramento: innanzitutto in difesa, dove coach Banchi è uno specialista e saprà sicuramente trovare i giusti accorgimenti, ma anche dal punto di vista fisico, dato che diversi elementi non sono ancora in condizione per affrontare il campionato (C.J. Wallace su tutti). A preoccupare in maniera particolare, però, è la cabina di regia: solo l’Olimpia poteva rovinare un buon mercato, forse il migliore degli ultimi anni, prendendo un playmaker che tale non è. Stiamo parlando di Curtis Jerrells (0 punti e -3 di valutazione), impalpabile all’esordio: già nel pre-campionato aveva evidenziato di non essere in grado di gestire una squadra, soprattutto questa che ha una “discreta” pressione sulle spalle, ma nella prima è stato palese che non può essere il regista. Resta da vedere se Banchi riuscirà a trasformarlo nel play alla Bobby Brown, anche se alla fine Siena lo scudetto lo ha vinto con Daniel Hackett a dirigere la baracca. Le uniche note positive sono state David Moss, già incisivo con 19 punti e 26 di valutazione, e Keith Langford (29 punti), incontenibile e soprattutto continuo in attacco.

QUI SIENA – Passano gli anni, cambiano i giocatori e ultimamente anche gli allenatori, ma la mentalità e la fame di vittorie rimane sempre immutata. Dopo aver messo in bacheca l’ennesima Supercoppa, Siena è partita forte anche in campionato, battendo davanti al proprio pubblico una volenterosa Cremona con la consapevolezza e la sicurezza di chi sa di essere più forte. Il budget sarà anche dimezzato rispetto allo scorso anno, ma la squadra forse è ancora più forte di quella dello scorso anno: merito principalmente di coach Crespi, che ha prima saputo pescare bene sul mercato USA ed ha poi amalgamato bene il gruppo. All’esordio hanno subito dato un assaggio del loro valore Josh Carter e Kim English, che hanno segnato rispettivamente 18 e 22 punti, scavando il solco tra terzo e ultimo quarto. Le gerarchie sono ben definite, con Daniel Hackett leader assoluto della squadra, i giocatori di talento non mancano (ai due sopracitati va aggiunto Erick Green, e ancora deve esplodere Taylor Rochestie), così come quelli affidabili e di esperienza (vedi Othello Hunter, Spencer Nelson, Tomas Ress e Ben Ortner). Insomma, ci sono tutti gli ingredienti per un’altra stagione vincente in quel di Siena.

QUI SASSARI – Proprio come Milano, all’esordio in campionato ha mostrato tutti i difetti che si ipotizzavano alla vigilia. Se la Dinamo è quella che ha preso 98 punti da Bologna, che è comunque una squadra molto interessante e con ritrovato entusiasmo, pur non mirando ai piani alti della classifica, difficilmente potrà andare anche quest’anno oltre il primo turno dei playoffs. La difesa è come al solito il punto debole della squadra di Sacchetti, e nemmeno l’arrivo di Omar Thomas (16 punti, uno dei pochi positivi tra i nuovi) ha cambiato le cose: Sassari punta ancora una volta tutto sul run and gun e non sembra capire che senza una buona difesa di squadra non riuscirà mai a scrollarsi di dosso l’etichetta di squadra più spettacolare, ma mai vincente fino in fondo. Inoltre, all’esordio si è consolidata la tesi di chi sostiene che la coppia Diener-Green non possa convivere: sono entrambi dei giocatori che devono avere il pieno controllo del team, ed è ovvio che a Sassari sia Travis a comandare. Marques, infatti, è stato la bruttissima copia del giocatore ammirato nel corso degli anni di Avellino, ed il suo contributo è stato pressoché nullo (2 punti e 0 assist). Non ha fatto meglio nemmeno Linton Johnson: d’altronde noi ve lo avevamo detto in tempi non sospetti che non era più il centro dominante di due anni fa, la sua parabola fisica discendente era evidentissima già l’anno scorso. A Bologna è riuscito nell’impresa di uscire per 5 falli con poco più di 20’ giocati.

QUI AVELLINO – Biancoverdi troppo brutti per essere veri. La preparazione frammentaria ha pesato eccome sulla prima di campionato, dato che la Sidigas si è presentata con appena due allenamenti svolti a ranghi completi in circa due mesi, rimediando così una figuraccia in casa contro Pesaro. Se in attacco i punti sono stati garantiti dall’enorme potenziale offensivo a disposizione della truppa di coach Vitucci, in difesa lo spettacolo è stato quasi da vietare ai minori: errori di comunicazione, movimenti sballati, difesa sul pick and roll avversario inesistente. In pratica Avellino per il momento ha dimostrato di non conoscere nemmeno l’ABC della difesa, e su questo dovrà lavorare molto Vitucci, alle prese con una vera e propria corsa contro il tempo per dare un’identità alla sua squadra e trovare un linguaggio tecnico comune il prima possibile. L’infortunio di Kaloyan Ivanov (si temono 3-4 settimane di stop per una microfrattura al dito) di certo non ha aiutato i biancoverdi, per i quali il bulgaro è fondamentale, vista l’intensità e la determinazione che riesce sempre a mettere sul parquet. Tra le grandi sconfitte all’esordio, è sicuramente quella che potrà crescere di più nel corso della stagione, dato che è come se avesse da poco iniziato la preparazione.