Serie A al giro di boa; già tempo di bilanci

La chiusura del girone d’andata è tradizionalmente tempo di primi bilanci: 8 squadre alle Beko Final Eight di Milano, 8 relegate a giocarsi un biglietto per i Playoff o per la permanenza in serie A nelle prossime 15 partite. Cerchiamo allora di analizzare i trend di questa prima parte di campionato seguendo alcuni fili rossi.

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FOTO: Fotomario

Brindisi e Cantù: (differente) qualità in testa
Impossibile non partire dalla bella storia di Brindisi, difficilmente destinata a essere un fuoco di paglia come lo scorso anno. La brigata di Bucchi, in cui spicca l’ottimo rendimento del play Jerome Dyson, da 16 punti e 3,4 assist di media, unito al fisico atletismo di Delroy James, notato l’anno scorso a Ferentino e decisivo anche in Serie A, ha sicuramente lasciato il segno più evidente su questa metà di stagione. E’ un bel gioco quello dell’Enel, che mescola velocità a fisicità, oltre a solidità offensiva. L’arrivo di David Chiotti aggiunge esperienza e tecnica nel pitturato. Le Final Eight saranno per Brindisi un banco di prova importante ad alti livelli: battere la solida Venezia potrebbe dire competere in un match che conta contro una tra Siena e Roma e verificare la preparazione mentale a una seconda parte di stagione infuocata.
Cantù è una delle squadre che stanno esprimendo il basket più completo: a discapito delle difficoltà societarie con cui era cominciata la stagione, le nuove sponsorizzazioni –su tutte Vitasnella- e i risultati dal campo non possono che far respirare ottimismo al Pianella. In mano a un abile gestore e realizzatore come Ragland, il talento di Aradori e la concretezza di Cusin (al momento infortunato) hanno potuto dar forma a un gioco basato sul pick’n roll e sul fisico. Ottimi i contributi dalla panchina di Stefano Gentile –spesso decisivo nei finali- e di Uter. Le tante vittorie maturate nei finali (con Roma, Caserta e Siena su tutte) la dicono lunga sulla lucidità mentale dei ragazzi di Sacripanti.

 

FOTO: Alessia Doniselli

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Daniel Hackett: un nome per due città
L’anno scorso era Varese, quest’anno è Brindisi la sorpresa del campionato; eppure le squadre sulla bocca di tutti sono sempre due: Milano e Siena, dopo lo scontro di domenica sera appaiate a quota 20. Tanti gli incroci fra queste due società –rivali nella storia degli ultimi campionati- quest’anno. L’altra sera, ammettiamolo, tutti abbiamo pensato “se a quelli bianchi mettessimo la casacca verde, avremmo la Siena dell’ultimo scudetto”. Ecco, l’ho detto: Milano ha preso lo zoccolo duro di Siena (Banchi, Moss, Kangur e ora Hackett) per costruire una corazzata sicuramente favorita in Italia e –dopo la clamorosa vittoria sull’Olympiacos si può dire- competitiva in Eurolega. La ciliegina sulla torta è stato l’acquisto di Daniel Hackett, fruttato un’ingente somma per le casse sconquassate della Mens Sana  -la cui crisi è nota a tutti- nonché l’arrivo di Haynes, ma ha costituito soprattutto la quadratura del cerchio per la formazione milanese. Parlando di Siena i complimenti vanno a coach Crespi, che, pur nelle tante difficoltà, è riuscito a dare una fisionomia a un gruppo in cui intelligentemente si mescolano giovani responsabilizzati e senatori esperti come Ress e Ortner, che domenica sera per lunghi tratti ha imposto i suoi ritmi anche all’EA7 stessa. Difficile prevedere equilibrio tra queste due formazioni ora di fine anno comunque: Milano pare troppo forte.

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FOTO: Alessia Doniselli

Chi cambia, chi sale, chi scende, chi resta lì
Reggio Emilia e Venezia sembrano accomunate quest’anno non solo nella classifica: entrambe hanno svoltato nel gioco (e, soprattutto Venezia, nei risultati) in seguito a cambiamenti di rilievo, che dovevano portare il gioco ai livelli di aspettative e budget.  Per Venezia parliamo della cura Markovski, che ha saputo restituire fiducia a un gruppo sicuramente atipico, ma con potenziale da sfruttare. 1 a 4 il record con Mazzon, 7 a 3 quello del macedone, di cui il protagonista e leader è stato sicuramente Andre Smith (18 punti e 7 assist di media, con 18 di valutazione). Con l’arrivo di Crosariol dalla Germania, voluto dal coach naturalizzato italiano, e la partenza di Easley, centro veloce, difficile da conciliare con gli altri elementi del gruppo, la fisionomia di Venezia potrebbe perfezionarsi. Dall’altro lato Reggio, sicuramente più costante, imbattuta in casa, ma caduta troppe volte in trasferta. Punto debole della formazione era Coby Karl, dal quale non si è ottenuta la visione di gioco sperata. Al suo posto un veterano di gran qualità: Rimantas Kaukenas, col quale la squadra di Menetti ha saputo andare a vincere a Pesaro e schiacciare in casa proprio Venezia e Avellino.
Capitolo a sé Sassari, dei cui record positivi non ci stupiamo più, ma che nelle ultime cinque giornate ha mostrato una decisa flessione: 1 sola vittoria, sconfitte contro quattro avversarie dirette, presenti nel novero delle prime 8, ossia Siena, Roma, Milano e Brindisi. Certo i problemi fisici di Travis Diener non hanno aiutato, ma l’impressione è che il Banco si sia fermato sui livelli dell’anno scorso, con lo stesso gioco frizzante che però non riesce a far fronte a serate-no realizzative. Non basta un Drake Diener mostruoso, da quasi 19 punti di media, a nostro avviso, a centrare quello che sarebbe il sogno sassarese: la semifinale playoff, mancata per un soffio lo scorso anno.
Infine Bologna, che, dopo uno sprint iniziale che aveva quasi del miracoloso, ha sofferto un brusco ritorno alla realtà. I numeri parlano chiaro: 10 punti nelle prime sei giornate, 4 nelle ultime sette. Parliamo però di una squadra giovane, per certi versi atipica, partita senza grandi aspirazioni. Se riuscirà a trovare la giusta concretezza, dietro la scia di Walsh, parleremo nel girone di ritorno di una salvezza tranquilla con possibili aspirazioni playoff.

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FOTO: Fotomario

Scontenti e arrabbiati, arresi o con voglia di riscatto
L’ultimo capitolo lo dedichiamo al Purgatorio e all’Inferno di questa classifica provvisoria, in cui, a parte un’onesta Caserta, prossima a rafforzarsi con l’arrivo di Easley, militano le due grandi deluse di questo inizio di campionato. Una, Avellino, a quota 14, è sicuramente la compagine più deludente di questa prima parte di stagione. Molle in difesa, altalenante, priva di una guida sicura in regia (Lakovic non pare all’altezza di garantire il rendimento atteso) e priva dello spirito che ci si aspettava: solo Cavaliero pare crederci e lottare, in una squadra, quella di coach Vitucci, che anche all’ultima chiamata, in quel di Reggio Emilia, non ha risposto, anzi. Pare una di quelle stagioni cominciate male per vari motivi, da quelli caratteriali a quelli tecnici. Il primo obiettivo ufficiale è stato mancato, il secondo –e più importante-, ossia i playoff, non può essere fallito. L’altra grande delusa è la Cimberio Varese, di sicuro ridimensionata e senza le velleità di Avellino, ma reduce da una prima parte di stagione fatta più di ombre che di luci. Sicuramente evidenti le colpe societarie nella gestione del mercato, ma anche il rendimento dei singoli lascia a desiderare. Grande imputato è da inizio stagione coach Frates, ma, indipendentemente da lui, sembra che qualcosa della squadra in sé non funzioni: obiettivo salvezza tranquilla?

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FOTO: Fotomario

Infine, la lotta salvezza, di cui ci occupiamo in breve. E’ evidente il terzetto che l’animerà, con possibili ampliamenti della cerchia a Varese e Pistoia (Bologna e Caserta ne sembrerebbero quasi del tutto fuori) in caso di un girone di ritorno disastroso per queste ultime. Cremona, appena vincitrice a Montegranaro, pare essersi un minimo risollevata dall’arrivo di Cesare Pancotto, mentre la Vuelle Pesaro è decisamente con un piede nella fossa. Chiudiamo con uno sguardo a Montegranaro, possibile ago della bilancia della questione. Le parole di domenica sera di coach Recalcati infatti riecheggeranno nelle nostre orecchie a lungo. Un monito, quello di un grande della pallacanestro che ha voluto credere in un progetto di sicuro al disotto della sua fantastica carriera, figlio di frustrazione, che nulla ha a che vedere col basket giocato. Che Montegranaro si risollevi sul campo può essere un augurio da amanti del basket, ma che situazioni spiacevoli (per non dire altro) del genere non si ripetano più è ciò che veramente vogliamo sperare. Purtroppo –e non parliamo solo della società marchigiana- non è il primo anno che esprimiamo una speranza del genere.