Serie A: i dieci migliori stranieri del campionato

Il campionato italiano di Serie A è ormai alle porte: si inizia domenica 13 ottobre. MY-Basket prova a stilare l’elenco dei probabili migliori stranieri del campionato, delle probabili sorprese e dei probabili flop. L’MVP del campionato 2013/2014 si nasconde quasi certamente nella nostra Top 10!

TOP 10

1. James White (Reggio Emilia)
La scelta forse più scontata, ma siamo sicuri che non si potesse fare altrimenti. Flight si merita ampiamente il suo soprannome, ma sarebbe sbagliato circoscrivere il suo gioco ai balzi supersonici e alle schiacciate da urlo. White non dovrebbe aver problemi a ribadire anche questa volta che è il giocatore con più talento nell’intero campionato. Realizzatore spaventoso e discreto all-arounder, nelle due stagioni disputate in Italia – rispettivamente a Sassari e Pesaro – ha tenuto 17.1 punti, 4.7 rimbalzi e 2.5 assist di media.

2. Omar Thomas (Sassari)
Nonostante due stagioni spettacolari nel Bel Paese, James White non ha mai vinto il premio di MVP della regular season. Nel 2012 questo premio è spettato a Bo McCalebb, ma nella stagione precedente era stato proprio Omar Thomas, all’epoca sotto contratto con Avellino, il giocatore più votato. Prima ancora che un buon realizzatore, soprattutto nel traffico, Thomas è un grande atleta ed un grande difensore, capace di difendere su quasi tutti i ruoli e di strappare palloni e rimbalzi. Potrebbe essere l’uomo giusto per permettere a Sassari di compiere un ulteriore passo avanti. Nella passata stagione ha vinto la Coppa di Russia e l’Eurochallenge con la maglia del Samara: nella semifinale della competizione europea ha realizzato 28 punti.

3. David Moss (Milano)
Ammesso che ce ne fosse bisogno, la scorsa stagione lo ha mostrato senza possibilità di replica: pochi giocatori sanno cambiare la squadra come fa David Moss. Pur senza figurare troppo spesso nella classifica dei migliori marcatori, anche per la presenza in rosa di giocatori come Hackett e Brown, Moss è sempre stato tra i migliori in campo per Siena. La più schiacciante testimonianza del suo valore ci arriva direttamente dalla Semifinale degli scorsi Playoff, quando ha stravinto il confronto diretto con Ebi Ere, che in regular season aveva dato filo da torcere a quasi tutti i suoi avversari. Ma non solo: Moss è stato decisivo in marcatura su Mike Green, il playmaker avversario, dimostrando ancora una volta di essere uno dei migliori difensori dell’intero campionato. Lui e Banchi sono le pedine che mancavano a Milano per tornare allo Scudetto?

4. Jaka Lakovic (Avellino)
Per carità, nessuno dei precedenti aveva bisogno di particolari introduzioni. Ma Lakovic ne richiede ancora meno. Per lui parlano nove stagioni ai vertici del basket europeo con Panathinaikos e Barcellona. Col Pana ha vinto quattro campionati greci e tre Coppe di Grecia, con la maglia blaugrana, invece, oltre a due campionati spagnoli e tre Coppe del Re, ha messo in bacheca anche un’Eurolega. Lakovic ha esordito con la maglia della Sidigas a fine gennaio di quest’anno nella sconfitta interna contro Varese. Dall’arrivo di Lakovic, Avellino ha totalmente cambiato volto: otto vittorie nelle tredici partite con lo sloveno in campo. Mago del pick and roll e giocatore che sa segnare quando servono punti alla squadra, Lakovic è sicuramente una delle stelle del campionato che sta per cominciare, a patto che le sue condizioni fisiche gli diano un po’ di tregua.

5. Keith Langford (Milano)
Impossibile non includere Keith Langford tra i migliori cinque stranieri del campionato. Non è un gran difensore e non serviamo certo noi per scoprirlo, ma a livello di talento offensivo ha tanto da insegnare a più di mezza Europa. Di più: ha dimostrato di essere uno dei giocatori più clutch del campionato, uno di quelli a cui puoi affidare il tiro decisivo senza preoccuparti più di tanto. L’anno scorso ha dovuto combattere con una serie di infortuni, ma anche a mezzo servizio ha dato prova del suo valore. La gara emblematica è la trasferta di Pesaro, quando ha segnato tutti i suoi 9 punti dell’incontro nei minuti finali della partita, permettendo una rimonta che sembrava impossibile. Le speranze di Milano di tornare a vincere lo Scudetto passano anche e soprattutto da lui.

6. Andre Smith (Venezia)
Dopo una stagione in cui la Reyer ha sicuramente raccolto meno di quanto sperasse, Mazzon torna alla carica con un’altra squadra composta da giocatori molto interessanti. Certo, l’esperienza dell’anno passato dimostra che il talento senza l’alchimia non è la ricetta ideale per avere una squadra di successo sul campo, ma partire di nuovo da qualche nome di cartello è un ottimo primo passo, sperando  questa volta di riuscire ad amalgamare gli elementi del roster. Una squadra interessante, dicevamo. Un nome su tutti: Andre Smith, l’anno scorso in Russia con la maglia di Samara, squadra con cui ha vinto l’Eurochallenge mantenendo 14 punti e 6.6 rimbalzi di media. Non è un nuovo arrivato nel nostro campionato: nella stagione 2011/2012, a Caserta, si era distinto come uno dei migliori giocatori della Serie A. Smith è un attaccante abbastanza completo, con tante soluzioni a disposizione nel pitturato e ottime doti atletiche. In aggiunta, tira anche con buone percentuali da tre (36% a Caserta, 38.5% a Samara) e dalla lunetta.

7. Drake Diener (Sassari)
Drake è alla sua settima stagione consecutiva nel massimo campionato italiano e, va detto, a parte qualche difficoltà nell’anno ad Avellino non ha mai tradito. Solido realizzatore, difensore tenace, ottimo rimbalzista in relazione alla sua altezza e passatore di buon livello, Diener si troverà a scendere in campo al fianco di altri giocatori di grande livello, come il cugino Travis, ma anche Marques Green, Caleb Green, Linton Johnson e Omar Thomas. Potrebbe avere qualche responsabilità offensiva in meno rispetto alle due stagioni passate, ma assieme ad Omar Thomas sarà fondamentale nel conferire a Sassari un’identità difensiva che nelle scorse stagioni è praticamente mancata.

8. Kim English (Siena)
Il primo vero rischio che ci prendiamo nello stilare questa graduatoria. Siamo tuttavia abbastanza sicuri che English abbia tutte le carte in regola per brillare e per affermarsi come uno dei migliori giocatori di questo campionato. Esterno di quasi due metri, English può ricoprire efficacemente i ruoli di guardia e ala piccola. Ha un passato a Missouri e nei Detroit Pistons, con i quali ha giocato 41 partite nella stagione passata. Ha un’ottima elevazione e, soprattutto, un tiro da tre mortifero (46% nel suo ultimo anno al college). Un’arma letale in una squadra che può anche contare sul talento offensivo di giocatori come Erick Green e Hackett e sulla solidità di Spencer Nelson, Othello Hunter e Ben Ortner.

9. Kaloyan Ivanov (Avellino)
Fino al 23 dicembre del 2012 l’unico Ivanov che aveva giocato nel campionato italiano era Dejan, il gemello di Kaloyan. Poi Avellino ha puntato su di lui e in metà stagione Kaloyan ha dominato il campionato. Assieme a Lakovic, la conferma di Ivanov è il vero colpo di mercato di Avellino. Lungo capace di fare male nella metà campo offensiva con i suoi 2.05m e con la sua buona tecnica, Ivanov è potenzialmente uno dei migliori rimbalzisti del campionato (per questa voce statistica segnatevi anche i nomi di Ed Daniel e Oderah Anosike), soprattutto sotto il canestro avversario. L’anno scorso ha catturato 3.7 rimbalzi offensivi di media (9.3 totali) nelle 17 partite disputate.

10. Greg Brunner (Reggio Emilia)
Frank Hassell di Varese ha tutte le potenzialità per essere presente in questa lista, ma è stato escluso in extremis per motivi che verranno chiariti più avanti. Il decimo posto se lo prende allora Greg Brunner, il centrone di Reggio Emilia che nella passata stagione ha costituito un’asse play-pivot di ottimo livello con Andrea Cinciarini. Brunner è un centro che non si mette troppo in mostra nelle top ten per le schiacciate o per le stoppate, ma gioca partite di grande quantità ed intelligenza. Nel gruppo ben assortito di Reggio Emilia, composto di fatto da giocatori di sistema – Coby Karl su tutti – più il fenomeno James White, Brunner è una pedina a dir poco fondamentale: efficace sul pick and roll, buona presenza offensiva e difensiva nel pitturato. Come dimostrato nella scorsa stagione, dove ha tenuto un più che discreto 37% da tre su 46 tentativi, sta anche cercando di estendere il suo raggio di tiro.

Best of the rest: Frank Hassell (Varese), Quinton Hosley (Roma), Jordan Taylor (Roma).

LE POSSIBILI SORPRESE

Michael Snaer (Brindisi)
La dirigenza della squadra pugliese ha fatto un ottimo lavoro nel parco esterni, con le firme di Jerome Dyson e Ron Lewis. Il vero possibile nuovo fenomeno della Serie A, a nostro avviso, resta comunque Michael Snaer. Il giocatore californiano è stato una stella a livello collegiale a Florida State: con i Seminoles ha vinto il titolo ACC nel 2012, dopo aver eliminato Duke in semifinale e North Carolina in finale. Snaer è stato eletto MVP di quel torneo ACC, oltre ad essere stato inserito nel secondo miglior quintetto difensivo della Conference. Non è solo un grande atleta e un buon realizzatore, anche se discontinuo: nel suo anno da senior ha spesso e volentieri portato palla. A Brindisi giocherà prevalentemente da ala piccola, ma potrebbe comunque occupare lo spot di guardia. Nella finale del torneo amichevole di Sassari, disputata il 6 ottobre contro Avellino, ha segnato 23 punti.

Erick Green (Siena)
Nel curriculum ha un titolo di capocannoniere dell’intera Division I NCAA e questo basta e avanza. Se dovesse adattarsi in fretta al basket europeo, si rivelerebbe sicuramente come uno dei giovani più interessanti di questo campionato. La differenza che balza subito all’occhio rispetto alla stagione passata è che il salto da Virginia Tech a Siena è bello grosso: passa da una realtà in cui era il terminale offensivo indiscusso ad un team che può vantare diverse bocche da fuoco. La presenza di Rochestie e Hackett potrebbe però permettergli di portare meno palla e di concentrarsi su quello che sa fare meglio: segnare, segnare, segnare e segnare ancora. In ogni modo, soprattutto dal palleggio. È un’arma sul pick and roll e in transizione e può vantare un buon rapporto assist/palle perse: al college ha distribuito circa due passaggi vincenti per ogni palla persa. Qualche altro nome interessante tra i giocatori alla prima esperienza in A1? Deron Washington, Matt Walsh e Chris Roberts.

I POSSIBILI FLOP

Keydren Clark (Varese)
Avevamo promesso che vi avremmo spiegato perché Hassell non è incluso nella lista dei migliori dieci stranieri ed infatti eccoci qua. Hassell ha sulle spalle un fardello pesantissimo: è arrivato al posto di Bryant Dunston, uno di quei giocatori che passano una volta nella vita. Rispetto a Dunston ha qualche problema difensivo in più e qualche movimento in meno, ma niente di drammatico. Il problema è che ha bisogno di essere coinvolto ed innescato. Clark sembra tutto fuorché il playmaker giusto per giocare con Hassell. Le sue doti principali sono tiro da tre e qualche accelerazione, ma di certo la regia non è un suo punto di forza. Non discutiamo le sue qualità offensive, ma Clark è un possibile flop perché alcuni elementi della squadra potrebbero risentire non poco della mancanza di un playmaker in grado di creare gioco. E, se questo dovesse succedere, sarà lecito chiedersi se vale la pena pagare le triple di Clark con un calo delle prestazioni di alcuni giocatori chiave di Varese.

Linton Johnson (Sassari)
Se Linton Johnson ritornasse quello di due stagioni fa, con i passaggi di Marques Green e Travis Diener potrebbe tranquillamente segnare 15 punti a partita. Il punto è che gli infortuni non gli hanno lasciato un attimo di tregua nella passata stagione e questo ha in gran parte limitato la sua esplosività. Le sue statistiche a rimbalzo sono notevolmente calate e nemmeno la cura Lakovic, ad onor del vero coincisa in buona parte con l’assenza di Johnson dal parquet, lo ha rivitalizzato più di tanto. Il Johnson visto l’anno scorso è un giocatore che difficilmente può reggere per tutta una stagione i ritmi di Sassari. E a quel punto, se Johnson andasse in difficoltà, Meo Sacchetti potrebbe optare per un quintetto molto piccolo.

 

FOTO: Alessia Doniselli // Basketcase