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Storia di una separazione inevitabile: Luca dietro ai Banchi di scuola, ma a pagare è sempre e solo il coach

Luca Banchi

Che la separazione tra Olimpia Milano e coach Luca Banchi fosse inevitabile era ormai chiaro a tutti, così com’era certo il fallimento stagionale della squadra milanese, sconfitta da Sassari in Italia (Finali di Supercoppa e Coppa Italia, Semifinale Scudetto) e mai protagonista in Europa, nonostante un Gentile che avrebbe meritato il Rising-Star Trophy di Euroleague. Ciò che non era chiaro, però, erano le tempistiche con cui questa decisione andava presa dai vertici societari, poiché tutti i nodi vengono al pettine, prima o poi. Risoluzione consensuale, esonero, transazione, mancato proseguimento del rapporto di collaborazione: dategli il nome che volete, per carità, ma la sostanza è che Banchi non è più il capo allenatore di Milano e il pubblico milanese saluta con entusiasmo una scelta arrivata fin troppo tardi.

Beninteso, non si tratta di mancata riconoscenza o “critica personale nei confronti del coach”, bensì di una scelta che rappresentava l’unica via percorribile per impedire di buttare al vento altri anni (e altri milioni) durante l’era-Armani. Coach Banchi ha riportato a Milano uno Scudetto che mancava da ben 18 anni e per questo motivo sarà sempre ricordato nella storia societaria, eppure non ha mai saputo plasmare un gruppo potenzialmente devastante (forse quest’anno un po’ meno rispetto allo scorso). Non ha mai saputo imprimere un’identità di gioco a una squadra che, per singoli, non aveva rivali in Italia ed è comunque riuscita a vincere 1 trofeo sui 5 disputati in due stagioni consecutive; non è mai riuscito a far coesistere prime donne come Gentile e Langford prima, e Gentile e Brooks poi, tanto che ha regalato il talento ex-NBA al ruolo di 6° uomo extra-lusso, anche perché a inizio stagione non l’ha fatto giocare nemmeno quei 5 minuti europei necessari (e fondamentali) per il suo acclimatamento alla pallacanestro giocata nel Vecchio continente.

Ciò che mi deprime, prima come tifoso di Milano e poi come appassionato di pallacanestro a 360° gradi, è che adesso tutti i tifosi salgono sul carro dei detrattori di Banchi, criticando ogni minima sfaccettatura della sua esperienza a Milano, dopo averlo difeso a spada tratta quando arrivò a una tripla dal perdere lo scorso Scudetto e fu salvato in corner solamente dal canestro irreale di Curtis Jerrells (che si scrive con due elle, sempre bene ricordarlo). Se lo scorso anno i lati negativi furono spazzati via dalla conquista di uno Scudetto agognato e fortemente voluto da tutto l’ambiente milanese, quest’anno il fallimento totale non ha lasciato scampo alla guida tecnica di Banchi, anche per colpa di un ambiente ormai esasperato dalla mancanza di un gioco offensivo degno della massima Serie italiana e di un palcoscenico come quello dell’Euroleague. Già, perché nello sport si può anche perdere pur avendo a disposizione il budget più elevato e i giocatori individualmente più forti/decisivi, ma non si può perdere per manifesta inferiorità nell’amalgamare un gruppo e nel costruire un roster pieno di lacune (specialmente difensive). Le vittorie, infatti, trovano il loro terreno fertile anche nel mercato estivo, in cui non ci si deve lasciar prendere la mano dalla teoria tutta milanese del “compro tutti quelli che hanno vinto qualcosa, oltre a puntare su quelli che mi hanno battuto in Italia”. In questo, a coach Banchi non si possono addossare grandi colpe, perché nella pallacanestro esistono Direttori Sportivi, General Manager, Direttori Tecnici che si occupano di amalgamare un roster con il budget a loro disposizione: si noti bene che ho parlato di pallacanestro in generale, perché a Milano tali figure mancano da ormai tantissimo tempo e Armani sembra intenzionato a proseguire con una visione decisamente troppo aziendale e troppo poco sportiva della sua versione dell’Olimpia Milano.

Credo di essere stato uno dei più grandi critici di questa stagione, a volte anche a torto e forse esageratamente, quindi mi sorprende vedere che ora tutti indichino in coach Banchi il capro espiatorio della fallimentare stagione milanese; perché, se è vero che l’allenatore non ha saputo dare un’impronta di gioco, nemmeno a livello difensivo (aspetto in cui è considerato un maestro a livello europeo), è altrettanto vero che non può essere l’allenatore a pagare per tutti ogni santa volta. Certo, come successo a Scariolo, anche coach Banchi è uscito ridimensionato dall’esperienza biancorossa, dovendo prendere atto di una situazione che ha due sole possibili spiegazioni: o la pallacanestro si è evoluta così tanto, negli ultimi due anni, che l’allenatore ex-Siena non è riuscito a stare al passo con i cambiamenti, oppure c’è stato uno spaventoso passaggio a vuoto nella sua carriera da head-coach, che lo ha praticamente paralizzato in un’incapacità temporanea di saper gestire e guidare una squadra di Serie A. Perché, parliamoci seriamente, la Milano di quest’anno è stata la squadra più brutta e con meno identità tecnico-tattica di tutta la Serie A, con due sole azioni corali (il pick&roll e il gioco sistematico in post per Samuels) e troppe azioni di isolamento e di 1vs1 forzati da una circolazione di palla tanto sterile quanto mal gestita, probabilmente per la mancanza di un playmaker fatto e finito. Eppure, come già ricordato, non può sempre essere l’allenatore a pagare per tutti, perché altrimenti non si imparerà mai nulla e non si comincerà un processo di crescita che dovrebbe portare ad alti livelli, anche considerando come Milano fosse stata indicata da tutti come l’erede naturale di Siena, almeno a livello di potenzialità economiche e di trofei (perché la passione, nelle due realtà, è ben diversa). Esoneri, risoluzioni consensuali, licenziamenti non porteranno da alcuna parte, se non si imparerà a pianificare a tavolino, stagione per stagione, ogni minima sfaccettatura nella gestione di una così gloriosa società. Perché, sia chiaro, i milioni di € non bastano per portare a casa trofei, così come non basta prendere i giocatori migliori delle squadre vincenti in Europa (o in Italia); in questo, la scelta di Repesa come head-coach mi fa ben sperare per la nuova stagione, anche se Milano è una piazza mistica, forse afflitta da qualche fattura e maledizione.

2 di commenti

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  • Non è assolutamente possibile paragonare Milano a Siena (e lo dico da tifoso di Milano da decenni), non solo per struttura societaria (come anche tu hai accennato, inesistente quella di Milano), ne per dimensione geografica (senza offesa, ma per me è la sua forza, Paesone Siena e metropoli Milano). Al di fuori degli appassionati e degli addetti ai lavori, fuori del palazzetto i giocatori dell’Olimpia chi li vedeva (e ancor meglio, chi li seguiva!!!) a Siena per contro erano sotto gli occhi di tutti e, probabilmente, nottate brave e trasgressioni varie, arrivavano a chi di dovere in società molto prima che sui giornali!! Per quanto riguarda il gioco, forse non ricordate bene Siena, ogni azione nasceva da un P&R (fatto da “cristiani”) e ne conseguiva una serie di scarichi e penetrazioni, insomma un gioco abbastanza libero, ma con delle regole come dicono quelli bravi “un sistema di gioco” (è facile difendere uno schema preparato…), e ovviamente giocatori come Brooks (grande palleggiatore, una volta si diceva “Quando gioca lui ci vogliono due palloni!!”) non sono riuciti, o non hanno voluto, adattarsi. Per quanto riguarda la difesa, sarebbe stato necessario utilizzare le regole del footbol una squadra per l’attacco e una per la difesa, chi dovrebbe fare canestro non difende e viceversa, ma non è possibile !! Non ultimo lo Staff e il roster, del quale non so quanto Luca Banchi (a parte il preparatore atletico, per altro confermato) sia responsabile e quanto l’abbia subito. Per concludere, nello sport in genere, è più facile “tagliare” l’allenatore che 7/10 di squadra e così anche banchi è non è potute venire meno a questa regola.

  • Ciao Alessandro, concordo con il tuo pensiero, specialmente laddove dici che è impossibile paragonare Milano a Siena (ma è vero anche il contrario). Sul fatto che sia mancata la chimica di squadra quest’anno non ci sono dubbi, ma è incredibile come le colpe siano sempre scaricate sull’allenatore e mai sulla società, che invece ha grandi buchi a livello di organizzazione ed efficienza, soprattutto nel gestire i giocatori anche fuori dal campo. Pagherà anche qualche giocatore, com’è normale che sia, ma intanto il primo capro espiatorio è stato Banchi, come fu Scariolo prima di lui e Bucchi ancor prima.