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Tutto il resto è Kruno – Inconsapevole parafrasi delle poesie di Califano

Simon Krunoslav (EA7 Emporio Armani Milano)
Simon Krunoslav (EA7 Emporio Armani Milano)

Era d’obbligo parafrasare il titolo di una poesia canzonata da “Er Maestro”, quando manca poco più di un mese alla ricorrenza dei 3 anni dalla sua morte; era d’obbligo citare Califano per introdurre Kruno Simon, perché spesso la poesia non conosce categorie entro cui esplicarsi e riesce a sfondare barriere immaginarie in una poliedricità figurata. Cercare di spiegare il ruolo di Simon nella Milano repesiana tramite le parole di Califano, oppure cercare di spiegare le parole del testo di “Tutto il resto è noia” con le giocate di Simon in maglia Olimpia? Forse un po’ l’una e un po’ l’altra, ma probabilmente non riuscirò a fare alcuna delle due. Ci proverò, comunque.

[…] hai voglia di far centro quella sera […] – “Quella sera” è la sera del 24 febbraio: a Bandirma va in scena il match d’andata degli Eightfinals di Eurocup, con il Banvit che ospita una Milano decimata dagli infortuni e alle prese con la stanchezza psico-fisica dovuta al recentissimo trionfo in Coppa Italia. La “voglia di far centro” sta tutta negli ultimi tre canestri dei meneghini, escluso quello di Magro versione “The Dream”: in quei canestri sta l’essenza di Kruno Simon, killer come pochi altri visti sotto la proprietà Armani e giocatore sublime per tutto quello che riesce a fare su un parquet. La voglia di far centro quella sera cantata dal Califfo era quella del viveur romano, scanzonato abbastanza da vivere anche un’avventura con un travestito con la consapevolezza di voler sempre e comunque respirare la propria libertà; quella di Simon è la voglia di prendere per mano una squadra in debito d’ossigeno per coltivare un sogno, nemmeno troppo proibito, che conduca a portare a casa un’altra coppa, dopo quella nazionale. La voglia di Simon è quella che ha chi nasce nei Balcani, dove la pallacanestro è religione, dove i ragazzini si alzano due ore prima dell’orario di entrata a scuola per andare al campetto a migliorare tecnica di base e di tiro. Lo vedi dagli occhi del giocatore che la passione non te la possono insegnare, che la pallacanestro puoi impararla e amarla col tempo, ma deve essere una supernova inconsapevole che, a un certo punto, ti esplode dentro. Canestri, per tornare al punto della questione, che permettono all’Olimpia di espugnare Bandirma e di guardare al ritorno del 2 marzo con in tasca una vittoria esterna importante, ma non fondamentale.

0032[…] col lungo abbraccio l’illusione dura, rifiuti di pensare a un’avventura […] – 26 novembre 2015, Milano-Efes; altro capitolo di una saga che in Euroleague, negli ultimi anni, ai biancorossi ha riservato solamente delusioni. In Europa l’Olimpia stava faticando (1-5 dopo 6 partite nel Gruppo B) eppure quella sera di novembre va in scena una delle partite più entusiasmanti degli ultimi anni, conclusa con una vittoria al cardiopalma dopo aver dilapidato 17 lunghezze di vantaggio e aver giocato una pallacanestro di altissimo livello. Simon chiude con 17 punti, 5 rimbalzi e 6 assist, non essendo il migliore dei suoi unicamente perché McLean ne mette 26 con 5 rimbalzi (e 9 falli subiti); l’high-five scambiato col Cincia è l’emblema di un match che fa sognare una qualificazione alle Top 16 che avrebbe dell’incredibile, perciò rifiuti di pensare a una semplice avventura così come Er Maestro si rifiutava di credere che la serata sarebbe stato un unicum in quella relazione che stava pian piano nascendo. Peccato che l’epilogo sarà lo stesso per ambo le situazioni: Milano “retrocessa” in Eurocup, il Califfo che si ritrova con un entusiasmo che è brutta copia di quello che era la prima sera.

[…] funziona tutto come un orologio […] – Dall’assenza di Gentile, Simon si è preso con forza il ruolo di go-to-guy e ha dimostrato di essere l’acquisto estivo più importante nel reparto esterni; nelle ultime 4 gare di Serie A ha sempre realizzato almeno 20 punti (20, 23, 20, 22), è primo in Campionato per percentuale da 3 punti (48.6%) e ha iniziato a trovare una continuità assoluta nel ruolo di playmaker aggiunto. L’assist no-look è ormai un marchio di fabbrica, esibito con vanto anche nelle Final Eight di Coppa Italia 2016, e riesce sempre a lasciare di stucco tutto il pubblico di fede biancorossa; la capacità di trovare il centro sul pick&roll o di scaricare in angolo dopo aver battuto il diretto marcatore e preso la linea di fondo, ormai sono all’ordine del match, per non dire del giorno. Funziona tutto come un orologio, magari svizzero: Milano vince il primo trofeo dopo anni di magra, esclusa la parentesi banchiana con quello Scudetto che tanto ha diviso le opinioni sul come è maturato, Simon si prende la scena giocando come il primo pretoriano di coach Repesa. Roba che manco all’apoteosi dell’impero romano.

[…] tutto il resto è noia, no, non ho detto gioia, ma noia, noia, noia […] – Vedo giocare Simon e mi chiedo: ma a vedere un altro giocatore di Serie A, o di Eurocup, rimarrei così impressionato? La risposta è no. Il croato ridefinisce il concetto di all-around player un po’ come Draymond Green sta facendo in NBA, con la differenza che i mezzi fisico-atletici sono completamente diversi, a tutto vantaggio del secondo. Sa fare tutto e lo fa benissimo, regalando un mix devastante tra concretezza e showtime, riuscendo a essere decisivo anche dopo aver giocato un match non certo di altissimo livello; non ero scettico al suo arrivo, manco per idea, però non avrei mai pensato di trovare un nuovo idolo dopo Juan Carlos Navarro. “Professore”, “maestro”, “genio della palla a spicchi”: chiamatelo un po’ come volete, ma guardatelo giocare perché qui siamo proprio ad altri livelli di pensiero, prima ancora che ad altri livelli di talento e/o spettacolo.

Ciao Maestro. Chissà se anche da lassù devi dimostrare, che al mondo solo tu sai far l’amore.

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