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Ho un nuovo pupillo. Si chiama Bruno Fitipaldo

Photo Credits: basket.clubmalvin.net/
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Domenica 2 ottobre 2016. Come tutte le domeniche sera in cui Milano è impegnata nel posticipo, mi trasferisco da mio padre per godermi la partita contro l’Orlandina di Fitipaldo. Le partite viste insieme al mio vecchio hanno un qualcosa di romantico, perché lui mi parla di D’Antoni e Meneghin, mentre io cerco di spiegargli che la pallacanestro ha cambiato velocità e che i ruoli hanno modificato il loro esplicarsi concreto sul parquet. Non esiste più il concetto di playmaker per come lo intende lui, ossia quel giocatore d’ordine che detti i tempi e gestisca al meglio ogni possesso.

Così, tra un bicchiere di vino e qualche imprecazione per gli errori dell’Olimpia, mi ritrovo a capire che forse la mia visione potrà essere suffragata dalla prestazione del play dell’Orlandina. La partita scorre via, Milano trova il guizzo decisivo nel finale e mio padre mi battezza come al solito: “anche quest’anno vincete tutto?”. Ama prendersi gioco di me, perché ci credo sempre alle vittorie di Milano, da inguaribile romantico quale sono. Poi, d’improvviso, salta su e mi dice: “Ma l’hai sentito anche tu il commentatore che ha parlato di una stagione dal 65% da tre punti?”. Rimango allibito. Mio padre tra un po’ non sa manco cosa sia un pick&roll, figurarsi se poteva fermarsi a riflettere su un dato statistico così.

Ci salutiamo, ma qualcosa mi turba. Forse, per l’ennesima volta, ho dimenticato il telefono a casa sua. E invece no. A turbarmi è quella statistica: 65% da tre punti di media in una stagione. Mi chiedo chi possa aver tenuto quella media statistica, e soprattutto come possa averlo fatto. Così, tornato a casa, mi metto a vagliare tutti i giocatori a roster dei siciliani, cercando news online a loro relative. E trovo conferma da un mio amico di quell’aneddoto statistico raccontato a mezzo telecronaca. Così mi imbatto nel nome di Bruno Fitipaldo, classe 1991 e capitano della nazionale dell’Uruguay. Non trovo, però, alcun riferimento a quella statistica anche difficile solamente da immaginare. Per darvi un metro di paragone, Jaycee Carroll ha chiuso con il 53% di media da tre punti nella scorsa Liga ACB, grazie a un incredibile 87/164.

Non trovo nulla in merito a quella statistica, ma decido comunque di cercare notizie e di guardarmi video in cui ad essere protagonista è proprio Fitipaldo. Quando, però, leggo il tabellino del match contro Milano e noto che il play ha preso 16 tiri complessivi (11 da oltre l’arco), penso che forse mio padre abbia ragione nell’essere un po’ nostalgico di una pallacanestro che fu e che non può più essere. La contemporaneità richiede versatilità: o sei Milos Teodosic, oppure devi saper fare tutto discretamente. Mi ritrovo così ad affrettare un giudizio che si rivelerà erroneo, definendo Fitipaldo come un giocatore da playground che avrebbe faticato. La cosa più brutta di questi giudizi sta nel fatto che essi sono dettati dall’ignoranza. Non l’avevo mai visto giocare, se non in qualche highlights, eppure mi arrogavo il diritto di prevedere cosa avrebbe ottenuto.

A distanza di poco più di un mese, mi ritrovo a capire di avere un nuovo pupillo sportivo. Un pupillo che si chiama Bruno. Che viaggia a 18.0 punti e 8.8 assist di media in Serie A, tirando con il 57.9% da due e il 47.2% da tre (qui tutte le sue statistiche). In 5 partite giocate, poiché nella trasferta a Venezia non ha messo piede in campo. E, senza dimenticarlo, che mi sta facendo risalire al fantabasket, aspetto non secondario in un’annata in cui ho sbagliato praticamente ogni pronostico. Un giocatore che ha qualcosa di poetico, perché se a 15 anni capisci di essere troppo lento e decidi di allenarti con un tecnico di atletica – Andres Barrios – significa che la pallacanestro la ami davvero, per quanto tu sia stato iniziato allo sport dal gioco del calcio, almeno fino ai 10 anni.

A distanza di poco più di un mese, insomma, mi ritrovo a considerare che forse mio padre faccia bene ad essere nostalgico, perché ci sono ancora giocatori che hanno caratteristiche tecniche proprie del ruolo che ricoprono sul parquet. Visione di gioco, arte del dettare i tempi in ogni possesso, affidabilità nel tiro – anche e, soprattutto, dalla lunga distanza -, fisico asciutto, magari poco esplosivo e con un primo passo non bruciante quanto potrebbe esserlo quello di un Keith Langford dei tempi d’oro. Ma poco importa, Fitipaldo è già abbastanza poetico così. E con lui Capo d’Orlando sembra poter ambire a una salvezza agevole, facendo divertire e divertendosi a sua volta.