Olimpia Milano: le Final4 portano nuovi stimoli

12 anni dopo, il film si ripeterà? Da milanese, spero di no. Era il 5 maggio 2002 (e se pensate al 5 maggio 2002 come a Lazio-Inter, evitate di continuare a leggere, per il bene del basket), finale di Eurolega al PalaMalaguti di Bologna: le avversarie? Virtus Bologna e Panathinaikos. Vince il PAO di Obradovic 89-83, nonostante Ginobili e Smodis delizino gli oltre 8000 spettatori presenti.
12 anni dopo, le Final Four di Eurolega tornano in Italia, trovando il proprio temporaneo nido d’amore al Forum di Assago. Sperando che l’esito non sia lo stesso, per il bene del basket italiano.
A mio modesto parere, a oggi, Milano non ha le potenzialità per poter competere con le superpotenze greche, spagnole o russe. Tuttavia, a dispetto di un budget ridimensionato, la nomina della città di Milano come ospitante delle Final 4 può stravolgere molto in casa Olimpia. Credo di poter parlare a nome di tutti, dicendo che il tifoso milanese per questa stagione non ha voglia di partire coi soliti proclami di agosto, ma si attenda da subito un riscontro d’identità sul parquet. I tifosi biancorossi vogliono una squadra in cui riconoscersi, magari sacrificando un po’ di talento per ottenere quell’identità difensiva e quella voglia di lottare per la maglia che tanto sono mancate durante la gestione Scariolo.
Partiamo dalla scelta dell’head coach: Milano ha scelto bene, a dispetto di quanto il sottoscritto e gli scettici possano dirvi. Personalmente non amo la scelta, ma è indubbio che coach Banchi sia un mastro costruttore del gruppo e dell’identità di squadra, qualità cui si aggiunge la sfacciata capacità di adattare i sistemi difensivi alle varie situazioni. Proprio di questo aveva bisogno Milano, di un’identità difensiva che Luca Banchi può sicuramente costruire.

Per quanto riguarda il roster, i dubbi sono peggio di quelli amletici. Detto che Radosevic è stato confermato (ma col suo talento, si pretende il salto di qualità), detto che Gentile sarà il faro, detto che il budget è ridimensionato, come si muoverà l’Olimpia sul mercato? A mio parere tutto deve necessariamente passare dall’acquisto di due playmaker di spessore, e di un centro di livello. E’ chiaro che nella situazione in cui si trova Milano, i procuratori giocano al rialzo per strappare contratti importanti, com’è puntualmente successo con la società meneghina. Nello spot di playmaker trovano fondamento gli interessi per Travis Diener e Bo McCalebb. Il primo vorrebbe certezze sul fatto di avere un ruolo da titolare di primo piano, mentre per il macedone Milano si muoverebbe solo in caso di piccolo o inesistente buyout a favore del Fenerbache Ulker. L’ideale sarebbe un’accoppiata ben assortita e complementare, ma per ora è difficile avere certezze su quali potranno essere gli obiettivi oltre ai due sopracitati.

Capitolo centri. Bourousis aveva la voglia e gli stimoli per rimanere, intenzioni spifferate ai 4 venti, alla società e agli stessi tifosi più volte; Milano non è dello stesso avviso e le strade sembrano dividersi. Accettabile, ma solo a patto di alternative valide. Radosevic, ora come ora, può fare il secondo centro, con qualche dubbio. L’Olimpia deve allora puntare su qualche centro atletico che si adatti con le caratteristiche del play scelto. Una cosa, però, è certa: un centro atletico che salti come un canguro serve come il pane. Pops Mensah-Bonsu aveva dato buone risposte, salvo eclissarsi nella serie con Siena quando la palla cominciava a scottare. L’Olimpia allora sembra puntare su un centro “alla Dunston” tutto verticalità, energia ed atletismo. Il centro della Cimberio però, per ora, non considera l’ipotesi Europa sognando un contratto da professionista dall’altra parte dell’Oceano. In caso in cui dovesse sfumare il sogno NBA allora anche il nome del giocatore newyorkese tornerebbe d’attualità.
Per quanto riguarda le guardie, c’è poco da dire. Langford e Gentile sono confermatissimi, e vanno più che bene in coppia. Servirebbe puntare su una terza guardia non pura, una combo-guard che sappia anche portare palla per offrire più soluzioni in cabina di regia. Ma in questo spot Milano per ora può non modificare o aggiungere niente.

Arriviamo alle ali, secondo me vero Tallone d’Achille della passata stagione. Fotsis torna all’ovile, e il mio rimpianto personale è enorme. Forse non avrà rispettato la maglia come molti sostengono, forse aveva già voglia di tornare ad Atene e ha giocato contro per tutta la stagione. Tutto possibile, per carità. Secondo me, più realisticamente e semplicemente, Fotsis era un pesce fuor d’acqua nel non-sistema di Scariolo; mai coinvolto veramente, mai sostenuto quando la schiena lo bloccava eccome, mai tutelato come forse un campione del suo calibro meriterebbe. E proprio con la firma di Banchi, il greco avrebbe dato una gran mano in difesa, a dispetto di tutti i suoi detrattori.

A oggi, Milano può quindi contare su Melli e Chiotti. Ecco, vorrei chiarire una cosa: Melli non è scarso, anzi, il problema però è che non eccelle nemmeno. Milano ha bisogno di ali esplosive come può essere un Sonny Weems di turno, oppure di giocatori una spanna sopra tutti a livello cestistico, come può essere Nikola Mirotic. Melli non è ne l’uno, né l’altro, ma per volontà sua. Il ragazzo ha talento, colpi assurdi e capacità di stare in campo che per un classe ’91 sono fuori dal comune; però deve capire che ora è il momento di tirare fuori davvero gli attributi, ed è forse il caso di cominciare a specializzarsi in qualcosa (tiratore da 3, gran difensore, giocatore da post, scelga lui). La duttilità aiuta sempre nei momenti di crisi, e lo abbiamo visto contro Siena dove Melli giocava da finto 5; però da uno come lui mi aspetto il salto di qualità più che da tutti gli altri giovani italiani, perché la mano e il fisico sono molto più buoni di quanto non dimostri.
Milano sicuramente si guarderà intorno, con particolare attenzione alla Summer League, per trovare un’ala che sembra destinata a essere americana e con tanti punti nelle mani.

Di nomi se ne sono fatti e se ne faranno molti altri, le opinioni di esperti e tifosi da bar si sprecano ogni giorno sempre più, ma da oggi ci dobbiamo porre un nuovo quesito: le Final 4 a Milano quanto entusiasmo e quanta voglia di vincere potranno portare in casa Olimpia? Da un Signore dello sport qual è Giorgio Armani, mi aspetto che trovi in questa vetrina europea del maggio 2014 nuovi stimoli per investire e programmare una stagione che almeno nasca sotto una buona stella. Poi si può anche perdere, ma che almeno ci sia programmazione e preparazione. Perché nonostante semper toghen e mai mett, sa svoja al casett (e non mi riferisco al portafoglio, ma al bacino di tifosi), a Milano c’è ancora tanta voglia di vincere.

FOTO: Alessia Doniselli // Olimpiablog