Serie A

Postcards from Avellino

avellino sidigas

Basterebbero le dieci vittorie di fila (12 vinte e 2 perse nelle ultime quattordici, 14-3 considerando anche le Final Eight) piazzate in campionato per descrivere il momento della Sidigas Avellino. Ma questa striscia di risultati, che nemmeno il più ottimista in terra irpina avrebbe potuto prevedere, merita di essere analizzata nel particolare, per capire cosa c’è dietro la macchina (quasi) perfetta costruita dalla Scandone. Perché non è un caso che nel 2016 Ragland e compagni viaggino a 84.8 punti per allacciata di scarpe (54.4% da 2, 36.9% da 3), con sole 11.9 palle perse e ben 18.6 assist di media (con cinque giocatori in doppia cifra di media e quattro con almeno 3 assist a referto).

La testa – Nicola Alberani e Pino Sacripanti sono la testimonianza di quanto possa contare il lavoro dietro una scrivania e sul parquet, svolto giorno dopo giorno e senza pause. Il d.s. arrivato da Roma si è confermato un profondo conoscitore del mercato, riuscendo a costruire ad agosto inoltrato un roster competitivo, con coraggio e pazienza, lasciandosi alle spalle diversi rifiuti e problematiche e cercando di seguire con minuziosa precisione il progetto messo in piedi con Sacripanti. L’arrivo di Cervi, a conti fatti, è stata una delle operazioni più brillanti firmate da Alberani, così come quella realizzata con l’unica vera scommessa del roster, James Nunnally, vinta in lungo e in largo. Senza dimenticare gli innesti di Green e Ragland, arrivati al momento giusto per regalare una marcia in più alla Sidigas. Il sistema biancoverde premia ed esalta le caratteristiche dei componenti del proprio roster, che con una continuità notevole sanno cosa fare e quando farlo. Meccanismi perfetti che Sacripanti e il suo staff hanno sempre sostenuto, anche quando le cose non sembravano andare per il verso giusto.

L’intelligenza – Cosa hanno di simile Leunen, Acker e Green? Ruoli e centimetri diversi, linguaggio comune, così come la capacità di comprendere quanto accade sul parquet con un tempo di anticipo e di far sembrare ogni giocata facilissima. Il primo non è una sorpresa, nonostante tanti ne avessero già recitato il de profundis. L’ala ex Cantù sta facendo registrare i propri career high sia per rimbalzi catturati (7.1) che negli assist (3.1). Inoltre, nel 2016 Leunen ha ritrovato il feeling con il canestro. L’ala statunitense nelle ultime nove gare ha segnato 7.3 punti di media con meno di cinque tentativi a partita. Merito del 53.8% da oltre l’arco e della capacità di capire quando e come far male alle diverse avversarie. Caratteristica comune ad Alex Acker, arrivato nell’ultima parte della sua carriera a dover fare i conti con gli scricchiolii del proprio fisico. Il giocatore esplosivo di una decina di anni fa ha lasciato spazio ad un atleta che ama i ritmi compassati e dall’autonomia limitata, ma che con la palla sa fare quasi tutto. L’ex Barcellona ha trasformato il suo gioco, divenendo l’uomo in grado di leggere e sfruttare quanto le difese avversarie gli concedono. La consapevolezza dei propri mezzi e di quelli dei propri compagni è una delle caratteristiche chiave della Scandone, che trova in Green la propria sublimazione. Il suo arrivo a campionato in corso ha chiarito il panorama in casa Avellino e donato tranquillità alla squadra. Il playmaker di Philadelphia si è messo a disposizione dei suoi compagni e del suo allenatore, dispensando basket per un numero di minuti limitato dal passare del tempo. La brillantezza non è quella di qualche anno fa, uguale invece è la leadership dentro e fuori dal campo.

Il talento – 19.7 punti di media nel 2016, venti partite su ventitre chiuse in doppia cifra, undici delle quali con almeno venti punti a referto. James Nunnally è il braccio armato della Sidigas, l’uomo in grado di finalizzare il lavoro corale biancoverde. Il talento indubbiamente cristallino unito ad una facilità disarmante al tiro fanno dell’ala di San Jose il colpo da novanta piazzato in estate dal duo Alberani e Sacripanti. Il giocatore spaesato visto nel primo periodo della stagione ha lasciato spazio ad un attaccante mortifero, che ha imparato a leggere quanto accade in campo e che col passare delle giornate ha limitato al minimo le amnesie difensive. Sebbene dal punto di vista statistico Nunnally non abbia mai fatto mancare il proprio apporto sin dalla prima uscita stagionale, oggi l’ala californiana effettua una selezione di tiri migliore ed è divenuta pericolosa in diverse situazioni di gioco. Il Nunnally decisivo visto a Brindisi è uno dei successi di Alberani, che lo ha scelto in estate, e di Sacripanti che con pazienza e tanto lavoro ha contribuito alla maturazione dell’ex Maccabi Ashdod. Lavoro già compiuto in passato con Ragland e Buva, diamanti grezzi che ora risplendono per la gioia dei tifosi irpini.

Il sacrificio – 10.3 punti, col 64.8% dal campo, 5.1 rimbalzi e 1.3 stoppare in 19.9 minuti di gioco. Anche le cifre confermano che il 2016 sta offrendo al basket italiano il miglior Riccardo Cervi di sempre. Soprattutto perché l’importanza del lungo emiliano sul parquet non può essere misurata in cifre. Il centro della Nazionale è il perno difensivo della Sidigas, che sa di poter mascherare alcune mancanze fisiologiche negli esterni incanalando l’attacco avversario verso le lunghe braccia del totem biancoverde. I sacrifici stanno ripagando Cervi, che tanto ha lavorato, per esempio, sulla capacità di saltare in verticale contro i penetratori avversari, in modo da ridurre il numero di falli commessi. Rimangono un paio di step offensivi da compiere per il reggiano, che non sarà probabilmente mai un giocatore dominante spalle a canestro ma che, col passare dei mesi, sta acquisendo sicurezza anche al tiro dalla media. Ed anche Giovanni Pini, nel suo piccolo e ben conscio del proprio talento nella media, sa sfruttare i minuti che gli concede Sacripanti per regalare qualche buona difesa e tanta energia ai propri compagni. Una reazione di orgoglio e cuore del carpigiano, che nei primi quattro mesi ad Avellino era stato martoriato da un problema alla schiena che, per fortuna, ora sembra essere soltanto un lontano ricordo. Inizio di stagione difficile che aveva avuto anche Benas Veikalas. Il lituano però ha saputo mettersi al servizio dei propri compagni, in attesa che le proprie percentuali al tiro tornassero nella norma. L’ex Bonn è l’immagine simbolo di questa Avellino paziente nel rincorrere i propri obiettivi, solida anche nelle situazioni difficili e spietata quando c’è da portare a casa la posta in palio.