Roma-Cantù: il miglior spot per il basket italiano! Equilibrio, spettacolo e rispetto in campo e fuori

Roma. Spesso, forse troppo spesso, ci lasciamo andare alle bellezze effimere che vediamo oltreoceano, alle azioni di quegli spaventosi atleti che giocano nella NBA, al luogo comune che prevede che il basketball a livello americano sia inarrivabile. Giusto o sbagliato che sia, bisognerebbe ampliare il discorso al più generale concetto di pallacanestro, a tutti i livelli. Ciò che fa LeBron James non può essere ripetuto da Drake Diener, quello che fa Kobe Bryant non può essere replicato da Keith Langford, così come gli incredibili salti di Blake Griffin non possono essere paragonati a quelli di Trevor Mbakwe. Ma l’abbacinante bellezza dello sport più bello del mondo sta anche in questo: Paese che vai, basket che trovi. La situazione, la nostra situazione, non è delle migliori, con investimenti sempre più mirati all’acquisto dei migliori giocatori americani e magari cercando di “aggirare” il sistema scovando giocatori extracomunitari con passaporti che gli consentono di essere omologati come comunitari. Esempio? Prendete i quintetti titolari di Sassari e Brindisi: Diener (2), Green, Gordon e Thomas vs Cambell, Lewis, Dyson, Todic e James. E gli italiani? In panca, e magari quando entrano cambiano il volto di una gara, come Devecchi o come Sacchetti. Ma intanto in panchina. C’è per fortuna chi in Italia va in controtendenza e prova a valorizzare i nostri migliori prodotti, senza fare a meno della “componente americana”.

Iniziano i Playoff, gli accoppiamenti vengono decisi nell’ultima giornata e la serie terza classificata contro sesta classificata è la seguente: Acqua Vitasnella Cantù vs Acea Roma. Inevitabile, per i nostalgici, non pensare alla semifinale dello scorso anno, dove fu Roma ad avere la meglio alla settima! Cantù parte con un vantaggio non di poco conto: in stagione regolare Cantù ha vinto 15 incontri su altrettante partite giocate, difendendo sempre lo storico palazzo brianzolo. L’amplein, accoppiato con il fattore campo in questo primo turno di PO, spiana ipoteticamente la strada a Cantù. Roma, dal canto suo, può vantare un eccellente rendimento esterno (10 vittorie lontana dalla Capitale) e quindi arriva in Brianza con la consapevolezza di potercela fare. Prima di partire con l’analisi va specificato un aspetto trattato in precedenza. Se per quanto riguarda Sassari e Brindisi, l’utilizzo di italiani è sempre marginale, Roma e Cantù vantano un gruppo talentuoso di giovani italiani che tende a fare la differenza. Stiamo parlando di Lorenzo d’Ercole, inserito nello starting five per tutta la serie, di Moraschini che uscendo dalla panchina ha avuto un buon minutaggio ma soprattutto parliamo di Pietro Aradori, vero leader-trascinatore di Cantù. Insomma, una serie che va seguita nei minimi dettagli.

Le prime due gare al Pianella sono praticamente surreali dal punto di vista del pronostico: Roma vince e convince in entrambe le gare, portandosi su un quantomai imprevedibile 2-0. Il Pianella cade per ben due volte consecutive dopo essere stata una fortezza inespugnabile per tutto il campionato. Gli uomini di coach Dalmonte hanno avuto il gran merito di restare lucidi sempre fino alla fine e in particolar modo negli ultimi minuti dove Cantù ha sciupato più volte delle ghiotte occasioni. Roma ha avuto una stagione di alti e bassi ma una costante che ha caratterizzato l’intero campionato è sempre stata la capacità di controllare e gestire in maniera attenta gli ultimi possessi. A far compagnia alla ragionata gestione della palla nei momenti decisivi, merito di un Goss che non ha fatto rimpiangere Mayo in Gara1, c’è una difesa che nei possessi importanti diventa fisica, aggressiva e quasi impenetrabile, con Jones, Mbakwe e Hosley a chiudere ogni linea di passaggio e di penetrazione. Il lavoro encomiabile di Hosley in difesa è la chiave per le due vittorie al Pianella, insieme, come detto, ad un attacco che ben si spazia e che sa sfruttare le situazioni a proprio vantaggio. L’apporto che arriva dalle panchine è un altro fattore che contribuisce al vantaggio di Roma: da un lato Cantù dispone di Gentile, Buva e Uter, dall’altro la squadra capitolina vanta Baron, Kanacevic e Szewczyk, con i primi due che in Brianza danno un’ottima mano su entrambi i lati del campo. La squadra di coach Pino Sacripanti deve così inchinarsi alla squadra di coach Dalmonte ma uscendo sempre a testa alta. Le vittorie di Roma, infatti, sono frutto di un finale di partita di marca giallo-rossa ma durante tutti i match è sempre stato l’EQUILIBRIO il miglior color commentator: Roma vince di 4 la prima (71-75) e di 2 la seconda (62-64), mettendo a segno due grandi vittorie ma giocandosela sempre (quasi) alla pari con Cantù.

Appena un giorno per riposare, per ricaricare le pile e si è già pronti per giocarsi tutto. In uno dei più classici quanto inaspettati “Win or Go Home”, Cantù deve dare tutto quello che ha per rimanere in gioco ed allungare la serie. Per i padroni di casa, invece, il primo dei due match point sulla racchetta. Non siamo al foro italico ma al Palatiziano, dove l’Acea riabbraccia il suo calorossimo pubblico e si appresta a dare l’ultimo saluto ad Alessandro Tonolli. In un palazzo gremito in ogni ordine di posto, la società dedica un video-tributo al capitano che quest’anno ha raggiunto la ventesima stagione con la maglia di Roma. Da vera bandiera, come ne esistono poche oggi giorno nello sport, il “Tonno” viene omaggiato con una standing ovation commovente e la maglia numero 8 viene ritirata. Il pubblico applaude, i 150 tifosi di Cantù giunti nella Capitale applaudono e sono questi i momenti di cui dovrebbe vivere lo sport in generale. 10371433_10203842211526595_4459159374810241549_nAltra bellissima immagine è il gemellaggio tra le due tifoserie, con un bellissimo striscione (in foto) da parte degli Eagles ricambiato con un lungo applauso da parte della tifoseria romana. Gli sguardi dei giocatori di Cantù, in particolare quelli di Joe Ragland e Pietro Aradori, sono tesi ma allo stesso tempo sanno dell’importanza della posta in palio. È un elimination game, per chi ama il poker ora è il momento di andare ALL IN, da una parte e dall’altra, per accedere alle semifinali e per ritornare alla vittoria, ridando speranza e fiducia ad un ambiente che vive di pallacanestro.

La palla a due si alza in una bolgia pazzesca ma la partita stenta a decollare. I punteggi rimangono molto bassi con Roma che cerca di tener basso il numero dei possessi ma il più delle volte finisce per prendere brutti tiri sulla sirena dei 24’’. Cantù giostra decisamente meglio i suoi set offensivi e quando prova a scappare, Roma si riprende e ricuce lo strappo. Neanche a dirlo, anche stasera il perfetto sfondo ad una partita molto piacevole è quello che in America chiamano BALANCE, equilibrio. La difesa brianzola, per via anche di un Leunen limitato da 2 falli, cede un po’ e ad approfittare è il solito duo Goss-Mbakwe che infiamma il PalaTiziano con degli alley-oop pazzeschi. Sacripanti opta per la zona fronte pari e ottiene buoni risultati con un paio di palloni recuperati che danno fiducia alla squadra bianco-blu. Dalmonte, prontamente, inserisce Baron e il coach di Cantù converte il tipo di zona, passando da una 2-3 a una 1-3-1 per coprire meglio sugli esterni. La partita viaggia a punteggio bassissimo (primo tempo 31-31) ma su binari comunque piacevoli. Insolite le statistiche per quanto riguarda Jenkins, che chiude il primo tempo con 0 punti e una difesa rivedibile. Dagli spogliatoi dopo la pausa lunga esce un D’Ercole con una vistosa fasciatura al polpaccio destro, prova a correre ma è costretto a fermarsi. Non metterà più piede sul parquet e Mayo, non ancora al 100% è chiamato a fare gli straordinari. E, guarda caso, proprio l’ex playmaker di Montegranaro rompe gli equilibri e porta Roma sul +5 alla fine del terzo quarto (46-41). Le percentuali calano ma coach Sacripanti sprona i suoi, incitandoli a fare del proprio meglio nell’ultimo e decisivo quarto. Cantù ricuce lo scarto con scarto con Ragland e Aradori e la svolta per i brianzoli arriva con una frittata di Hosley che commette il quarto fallo, si becca con un giocatore di Cantù e prende il tecnico che gli costa caro. A 2:55 dalla sirena finale, Hosley lascia il campo e Cantù ritrova se stessa arrivando addirittura a mettere il naso avanti a 1:20 dalla fine con Leunen. Roma, però, estrae dal cilindro il suo “clutch factor” e nel finale Goss da 3 e Mayo dalla lunetta regalano il nuovo controsorpasso. Il match si riapre con Jenkins che, seppure in ritardo, si iscrive alla partita con una tripla dal peso specifico notevole. A 39’’ dalla fine un fallo suicida di Ragland manda in lunetta Mayo che fa 2/2 e regala tre lunghezze di vantaggio. Roma decide di non spendere fallo come fatto nell’azione precedente e viene punita da una tripla pazzesca di Pietro Aradori a fil di sirena! È OVERTIME!! Ancora una volta equilibrio. Il vero trascinatore, colui che più di tutti ha sposato il progetto Virtus è lo stesso che domina in lungo e in largo il supplementare: Phillip Alexander “Phil” Goss. Sono 8 i punti consecutivi messi a referto, punti che rispondono ad ogni buona giocata offensiva di Cantù che è dura a morire! Il valzer dei falli sistematici non sorride ai boanco-blu, con Roma che riesce a mandare in lunetta sempre un chirurgico Jimmy Baron.


Game, Set & Match Acea Roma, dopo un OT vince 74-70 e vola in semifinale, dove attende la vincente della serie tra Reggio Emilia e Siena. Meritatamente, anche se con un passivo decisamente pesante per Cantù, l’Acea raggiunge il gruppo delle migliori 4 squadre d’Italia con la già qualificata Sassari. Goss e Hosley i giocatori chiave, Mbakwe nei momenti importanti sempre decisivo e Mayo completamente ritrovato. Per l’Acqua Vitasnella un’uscita di scena difficile da mandar giù dop una grandse stagione regolare. Si parla già di addii, di Aradori lontano da Cantù ma noi vogliamo chiudere in maniera diversa. Vogliamo sottolineare il clima distensivo che c’era ieri a palazzo, con due tifoserie caldissime ma che si rispettano molto, che si applaudono e si incitano a fine partita, nonostante le gioie e i dolori. Vogliamo e dobbiamo ripartire da un movimento fondato sui valori forti di uno sport che regala mille emozioni, che fa sognare tanti ragazzi e tante persone. Questa serie, al di là dei valori tecnici, ha sottolineato proprio questo: il rispetto in campo e fuori dal campo sono i migliori modi per risollevare le sorti del nostro basket. Ripartiamo da qui e valorizziamo lo sport più bello del mondo.