Serie A

“Two more, baby”: i temi tattici delle semifinali delle Final Eight 2016

Stefano Gariboldi/Newphotopress © All Rights Reserved
Stefano Gariboldi/Newphotopress © All Rights Reserved

Two more, baby. E in questo sabato qualunque (ma mica tanto), il peggio sembra essere passato per le quattro squadre che si giocheranno l’accesso alla finale di Coppa Italia. Certo, Cesare Pancotto e la sua Cremona non la penseranno esattamente così. Questa sera, nella seconda semifinale, si troveranno infatti di fronte una Milano in grande ascesa. La Vanoli sa che una partita perfetta potrebbe non bastare, ma si consola per il raggiungimento di un traguardo storico, affidandosi anche alla solita imprevedibilità che una gara secca può regalare. Anche perché, fino a prova contraria, Cremona rimane una squadra capace di vincere quattordici delle prime venti uscite in campionato. L’assenza di Vitali peserà oggi più di ieri. McGee sarà chiamato agli straordinari, non che la cosa lo spaventi, ma dovrà essere bravo a gestirsi sotto il profilo disciplinare: contro l’aggressività difensiva e offensiva dell’Olimpia, escludersi troppo presto dalla partita per problemi di falli potrebbe far pendere l’ago della bilancia ancor di più dalla parte dei padroni di casa che, dal canto loro, dopo l’allenamento di ieri contro Venezia, oggi dovranno essere bravi ad aumentare il numero dei giri del loro motore, per contenere l’impatto di una squadra che proverà a inserire qualche granello nei meccanismi milanesi. Meccanismi che sebbene oliati, non possono ancora essere perfetti. Non fosse altro per le tre importanti aggiunte piazzate nel 2016.

Aggiunte che fanno di Avellino la squadra del momento. Nell’altra semifinale, quella delle 18:15, definire i biancoverdi di Sacripanti come i favoriti appare quantomeno arduo. Nulla, almeno a nostro avviso, può far pendere il pronostico dalla parte della Sidigas o da quella della Dolomiti Energia. Anche perché, esattamente una settimana fa, Leunen e compagni sbancarono il PalaTrento, soffrendo però per più di un tempo l’energia dell’Aquila e rimontando nel finale, con un quarto periodo da 13-34, dopo essere stati sotto anche di quindici.

Aver il controllo del pitturato è la missione che tutte le quattro squadre impegnate quest’oggi si sono probabilmente prefissate. Anche perché riuscire a dominare quanto accade sotto le plance significa creare tiri migliori anche dai sei e settantacinque, stressando le difese che, c’è da scommetterci, potrebbero cominciare a risentire della fatica.

Se ventiquattro ore fa abbiamo assistito a dei quarti di finale dominati dagli attacchi, oggi potrebbe andare non esattamente così. Le cifre fatte registrare ieri da tutte le squadre impegnate sono da analizzare. Anche perché rispetto alle Final Eight 2015 le differenze sono abissali. Al Forum si è tirato col 54,6% da due (166/304) e il 35,07% da oltre l’arco (74/211); a Desio non si andò nel primo giorno di gare oltre il 46,08% dall’area (su un numero maggiore di tentativi, 153/332) e un bassissimo 27,5% da tre (con meno tentativi, 48/174). Si difende meno o si attacca meglio? Oppure si difende meglio e quindi si attacca di più in transizione? Domande che non possono avere una risposta giusta in termini assoluti. Diciamo che la verità, come spesso accade, potrebbe stare nel mezzo.

Quindi, con un livello tecnico che quest’oggi dovrebbe aumentare, così come gli adeguamenti rispetto a quanto visto ieri, Milano, Cremona, Avellino e Trento dovranno provare a vincere le proprie sfide in difesa. Una delle missioni dell’Olimpia dovrà essere quella di chiudere gli angoli, dove spesso la Vanoli tende a creare i propri vantaggi, cercando di mettere pressione alla cabina di regia cremonese. La squadra di Pancotto dal canto suo dovrà scendere sotto le 15 palle perse nel match di ieri contro Sassari e cercare di limitare al minimo l’impatto fisico soprattutto degli esterni milanesi per avere chance di vittoria.

Pressione sui portatori di palla che dovrà alzare anche Trento, mettendo nel mirino Green, Ragland, Acker e Leunen. La capacità della Dolomiti Energia di sfruttare la transizione difensiva lenta della Sidigas, uno dei pochi punti deboli del team irpino, potrebbe essere una delle chiavi della partita, così come la capacità del gruppo di Sacripanti di controllare il ritmo e riempire l’area con Cervi. Servirà agli irpini più attenzione sui tagli a canestro sia dei piccoli che dei lunghi bianconeri, abituati a non star un attimo fermi, limitando l’impatto di Wright e Pascolo.

Tutto questo sulla carta. Per fortuna, tra un paio d’ore, le parole lasceranno spazio al parquet.